corriere.it, 21 marzo 2026
Commissario all’emergenza granchio blu: «Non ci fa più paura»
«Il granchio blu non ci fa più paura come prima». Enrico Caterino, commissario straordinario nazionale, lo dice davanti a una platea di amministratori, tecnici e pescatori riuniti ieri nella sede della Provincia di Rovigo. Dopo due anni di emergenza la parola d’ordine cambia, non è solo contenere, ma anche valorizzare. Il punto arriva a un anno dall’avvio del «Blue Crab Action Plan», il progetto promosso dalla Regione insieme ad Arpav, Veneto Agricoltura, Università di Padova e Università Ca’ Foscari Venezia. Un piano da 1 milione e 541 mila euro complessivi, 750 mila regionali e 791 mila di cofinanziamento degli enti coinvolti, nato per contrastare una delle emergenze ambientali ed economiche più gravi degli ultimi anni.
«La strategia che si sta rivelando vincente è la commercializzazione – ha spiegato Caterino —. Utilizzare questa specie come risorsa è l’obiettivo. Oggi, anche grazie alle azioni di contenimento, possiamo dire che ci preoccupa un po’ meno». I numeri confermano il cambio di passo. Nel 2025, secondo i dati di Veneto Agricoltura, sono state commercializzate 1.204 tonnellate di granchio blu nei mercati ittici veneti, per un valore di 1,91 milioni di euro. Rispetto al 2024 i volumi sono cresciuti del 70,9% e il valore dell’85,4%, con un prezzo medio di 1,58 euro al chilo. Picchi tra settembre e novembre, quando si sono toccate le 322 tonnellate mensili e quasi mezzo milione di euro di vendite. «Bisogna trasformare il granchio blu in una chiave positiva per il Veneto – sostiene Federico Caner, direttore di Veneto Agricoltura – i progetti messi in piedi funzionano. Il passo successivo sarà la valorizzazione commerciale, già iniziata, per fare sì che gran parte del questo granchio blu possa essere utilizzato come fertilizzante, o ad altri scopi. È fondamentale comprendere bene quali possono essere le aree di sviluppo».
Per l’assessore alla Pesca, Dario Bond, il fenomeno è ormai strutturale: «Non è più un’emergenza episodica ma una trasformazione degli ecosistemi, legata anche all’aumento delle temperature». Da qui la necessità di trasformare il problema in opportunità, guardando anche ai mercati esteri. Bond apre inoltre a un parallelo con altre specie invasive: «Il siluro, ad esempio, è molto richiesto in Germania e Lapponia, nel Garda potrebbe diventare una risorsa economica, oltre che un modo per diminuirne la presenza». Sul fronte scientifico il report presentato dai ricercatori e illustrato dalla dottoressa Franca Baldessin di Arpav, fotografa una diffusione ormai capillare. Tra giugno e novembre 2025 sono stati campionati 62.468 chili di granchi lungo 150 chilometri di costa tra mare, lagune e valli da pesca. Le concentrazioni maggiori si registrano sul Delta del Po e nella laguna Nord di Venezia, in particolare tra Burano e Caleri, mentre gli esemplari più grandi (fino a 14 centimetri) sono stati rilevati nell’area veneziana.
Nel dettaglio oltre 38 mila chili sono stati raccolti sul Delta del Po Sud e più di 22 mila in quello Nord, contro quantitativi molto più contenuti nelle lagune di Venezia e Caorle. Non solo. Il granchio blu pare si trovi bene anche nelle acque dolci del Po, tanto che sarebbe arrivato anche a Mantova. Lo studio evidenzia anche la straordinaria capacità di adattamento della specie, in grado di resistere a temperature inferiori ai 10 gradi e superiori ai 30 e a forti variazioni di salinità (la temperatura ideale per il loro habitat è di 29 gradi). La buona notizia emersa dal monitoraggio è che il granchio blu entra già nella catena alimentare di diversi predatori, tra cui branzini, orate e soprattutto la tartaruga marina Caretta Caretta, che lo consuma regolarmente; una tartaruga su tre campionate presentava granchio blu nella dieta. Le possibili soluzioni indicate nel report puntano su un approccio integrato: pesca selettiva più efficiente, sviluppo di modelli previsionali, coinvolgimento diretto di pescatori e uso come fertilizzante.