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 2026  marzo 21 Sabato calendario

Iran, Qatar Airways sposta gli aerei in Spagna

Poco dopo le quattro e mezzo del pomeriggio, venerdì 20 marzo, un Airbus A350 di Qatar Airways, decollato ore prima da Città del Capo, Sudafrica, è atterrato (vuoto) in mezzo a un panorama quasi desertico. Non del Golfo, dove si trova l’hub della compagnia. Ma della penisola iberica, nei piazzali di Teruel, l’aeroporto che accoglie velivoli in uscita o per un riposo prolungato. È stato il quinto jet del vettore di Doha arrivato in giornata, il diciannovesimo della flotta nell’ultima settimana. E per una ragione soltanto: per difenderli dagli attacchi di Teheran da quando la guerra in Medio Oriente non risparmia nemmeno aerei e scali. 
Tredici Airbus A330, quattro A350, un A380 (a due piani, l’aereo più capiente del mondo) e un Boeing 787 di Qatar Airways si trovano in questi giorni a Teruel – a metà strada tra Madrid e Barcellona —, stando all’analisi del Corriere sui movimenti registrati da Flightradar24. Quasi tutti sono partiti dagli scali nel mondo nei quali si sono ritrovati bloccati – dall’inizio del conflitto – dopo la chiusura dello spazio aereo sopra il Golfo. Altri jet arriveranno sabato 21 marzo, secondo il programma ancora preliminare. 
Qatar Airways, uno dei colossi del trasporto aereo di lungo raggio, è passata da circa 600 voli al giorno – prima della guerra – a un centinaio. Secondo i dati forniti dalla società specializzata Cirium, la compagnia di Doha ha circa 275 aerei nella sua flotta. Di questi, stando agli aggiornamenti di ch-aviation, 197 sono «inattivi», in buona parte ostaggi all’estero. Emirates, che al momento effettua circa la metà dei voli rispetto alla media, ha 55 jet a terra su 281. 

L’ultima volta alla ribalta per l’aeroporto di Teruel è stata durante la pandemia. Con il trasporto aereo fermo e i confini chiusi nel mondo, in questa ex base militare dell’Aragona hanno sostato fino a 140 aerei, tutti insieme, per un paio d’anni (ne può accogliere fino a 400, tutti a corridoio singolo). Poi lo scalo è tornato all’anonimato, a svolgere la sua funzione principale: punto di accoglienza dei jet destinati alle riparazioni o allo smantellamento.
L’impianto non è stato scelto a caso. Il suo contesto geografico lo rende un luogo ideale, con un clima quasi sempre secco e privo di salsedine, elementi che consentono una conservazione «naturale» degli aerei, che altrimenti finirebbero per rovinarsi con il passare delle settimane. «Non sappiamo quando questa situazione finirà, per questo lavoriamo settimana per settimana», ha detto alla stampa locale Alejandro Ibrahim, direttore generale dello scalo. Una situazione, questa, «per niente normale».