corriere.it, 21 marzo 2026
A Bolzano 400 euro al mese in più agli insegnanti
Con un aumento medio di 400 euro lordi mensili, la Provincia di Bolzano lancia una sfida cruciale per il 2026: valorizzare la docenza e azzerare le distanze tra le diverse anime del sistema scolastico locale. La scuola altoatesina si prepara dunque a una svolta epocale. Ieri la giunta provinciale ha impresso un’accelerazione decisiva al settore dell’istruzione, approvando le linee guida per una riforma salariale che mira a cambiare volto alla professione docente. Al centro del progetto c’è un incremento medio di 400 euro lordi al mese, una cifra che non rappresenta un semplice adeguamento al costo della vita, ma un investimento strategico pensato per rendere l’insegnamento una carriera più attrattiva, solida e competitiva.
La manovra, che impegna 110 milioni di euro annui per il triennio 2026-2028, nasce dalla consapevolezza che l’istruzione è il pilastro su cui poggia l’intero tessuto sociale ed economico della provincia. «Vogliamo valorizzare chi ogni giorno costruisce competenze e forma i cittadini del futuro», hanno dichiarato in conferenza stampa gli assessori all’Istruzione Philipp Achammer, Marco Galateo e Daniel Alfreider, al fianco dell’assessora al Personale Magdalena Amhof.
La strategia è chiara: dei 110 milioni stanziati, 100 sono destinati specificamente all’aumento in busta paga e al riequilibrio tra le diverse tipologie contrattuali. L’intenzione politica è quella di superare il divario tra le scuole a carattere statale e quelle provinciali, applicando il principio cardine: a parità di prestazioni, deve corrispondere una retribuzione paritaria. Uno degli aspetti più complessi della trattativa riguarda il bilanciamento tra anzianità e stipendio d’ingresso.
L’assessora Amhof ha insistito su un punto fondamentale: la necessità di attrarre i giovani talenti. Attualmente, il divario tra chi inizia e chi ha maturato decenni di servizio può risultare eccessivo, disincentivando le nuove leve. Il piano prevede quindi un’attenzione particolare alle fasce d’anzianità più basse, laddove il salto economico è più necessario per rendere la professione appetibile. «Non vogliamo creare forbici insostenibili tra le generazioni di insegnanti» ha spiegato l’esecutivo, precisando che le uniche differenziazioni più marcate saranno riservate a chi non possiede tutti i requisiti di accesso alla professione. Non si tratta di un premio di risultato legato a compiti extra, ma di un aumento strutturale. L’assessore Achammer ha rimarcato come la scuola sia oggi uno spazio di complessità crescente, dove le richieste educative e gestionali sono mutate radicalmente. Riconoscere un aumento economico reale significa dare una risposta concreta alle sfide che gli insegnanti affrontano ogni giorno in classe. Questa visione è condivisa trasversalmente dagli assessori Galateo e Alfreider, che hanno sottolineato l’importanza di questo segnale politico per il sistema provinciale e quello ladino, pilastri dell’identità territoriale. L’aumento, dunque, funge da atto di stima tangibile verso una categoria spesso chiamata a gestire enormi responsabilità civili. Le linee guida approvate non sono che l’inizio. Ora la palla passa ai tavoli di negoziazione con i sindacati, chiamati a definire i dettagli operativi per la ripartizione dei fondi. La volontà della giunta è di agire con estrema rapidità: l’obiettivo è la firma del contratto preliminare in tempi record, per permettere l’erogazione degli stipendi aggiornati con valore retroattivo a partire dal primo gennaio 2026. Per gli insegnanti altoatesini, l’anno in corso potrebbe rivelarsi quello del riscatto. Con questa manovra, la Provincia non sta solo muovendo cifre su un bilancio, ma sta definendo il perimetro di un patto educativo rinnovato. Se le trattative procederanno come previsto, l’Alto Adige si posizionerà come un’eccellenza nazionale nel settore.