Corriere della Sera, 21 marzo 2026
Decreto Bollette, via al dialogo con la Ue
Il decreto Bollette varato dal governo italiano un mese fa per abbassare i costi di luce e gas di famiglie e imprese fa breccia nell’Unione Europea e si inserisce nell’agenda di Bruxelles in un momento in cui – come ha dichiarato ieri il capo dell’Agenzia internazionale dell’energia Fatih Birol – la guerra in Medio Oriente tra Iran, Usa e Israele rappresenta «la più grande minaccia alla sicurezza energetica globale della storia». Quello che Palazzo Chigi sta tentando di fare è far accettare a Bruxelles di togliere il costo delle emissioni di anidride carbonica (il cosiddetto «Ets», Emissions Trading System, il caposaldo su cui si basa la strategia di decarbonizzazione della Ue) dalla formazione del prezzo dell’energia elettrica sul mercato allo scopo di abbassarlo. Dopo il Consiglio europeo del 19 marzo, Roma ha ottenuto un’apertura. La Commissione europea comincerà a consultare da lunedì prossimo l’Italia sulle soluzioni proposte nel decreto Bollette. «Siamo riusciti a ottenere la possibilità per gli Stati membri di negoziare con la Commissione europea per affrontare le distorsioni che alcune regole europee producono – ha dichiarato ieri la premier Giorgia Meloni – una di queste, che è il nostro obiettivo, è l’Ets. Un paradosso assoluto, ma serve un via libera della Commissione europea e quello che c’è scritto nelle conclusioni del Consiglio ci dà la possibilità di ottenere quel via libera».
Per sapere che cosa passerà in concreto bisognerà attendere. I Ventisette hanno previsto che la Commissione europea presenti un’ipotesi di revisione dell’Ets entro luglio. Il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, la ha definita «una svolta storica». Poi, è «altrettanto significativo che la Commissione lavorerà già da lunedì con il nostro governo» sui provvedimenti del decreto. Il Pd parla invece di «bocciatura» perché «le conclusioni del Consiglio – ha dichiarato il vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera Vinicio Peluffo – confermano il ruolo centrale dell’Ets, ribadiscono che eventuali modifiche devono avvenire a livello europeo e indicano come priorità rinnovabili, infrastrutture e funzionamento del mercato».
Il petrolio, nel frattempo, prosegue la sua corsa. Il Brent di Londra ieri ha raggiunto i 112 dollari al barile (+3,5%) anche se non sui massimi toccati negli ultimi giorni verso 120 dollari. Il Wti di New York è sopra i 98 euro (+2,5%). E si fanno sempre più concreti i timori di un’impennata dell’inflazione visti i rincari energetici che si riflettono a catena. Infatti ieri è stata un’altra giornata di calo dei mercati, con Milano che ha perso quasi il 2 per cento. Nelle tre settimane in cui è in corso la crisi in Medio Oriente le Borse europee hanno perso 1.700 miliardi di capitalizzazione. Se c’è stata una tregua sul gas europeo, con il Ttf di Amsterdam in calo del 4,1% a 59,3 euro al megawattora, comunque il prezzo è doppio rispetto a un mese fa. Ora che è arrivata la primavera e ci accingiamo a spegnere i riscaldamenti, il problema è riempire i depositi.
Intervistato dal Financial Times, Birol ha detto che è già stata interrotta una quantità di petrolio maggiore rispetto alle crisi degli Anni 70. «La gente capisce che si tratta di una sfida importante, ma non sono sicuro che le conseguenze della situazione siano state ben comprese».
E come nell’estate 2022 per il metano russo, anche se con prezzi che fanno meno paura (ad agosto di quattro anni fa erano schizzati oltre 350 euro al megawattora), sono tutti a caccia di forniture per sostituire il gas liquefatto del Qatar, che con gli attacchi al suo impianto – uno dei più grandi al mondo – farà mancare il 4% dei volumi sul mercato mondiale con danni riparabili in 3-5 anni. Da chi prendere il gas? «Stiamo parlando con tutti – ha dichiarato ieri il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin – direttamente, tramite le nostre imprese e tramite Eni». Il metano aggiuntivo potrebbe arrivare dagli Usa o dall’Algeria. In questa chiave potrebbe anche essere letta la missione della premier Giorgia Meloni mercoledì 25 marzo ad Algeri. Se il gas non bastasse, l’alternativa è il carbone. Enel ha due centrali in stand-by, di Civitavecchia e Brindisi: «Con il prezzo del gas sopra i 70 euro – ha dichiarato ieri Pichetto – potremmo riaccenderle».