Corriere della Sera, 21 marzo 2026
Trump agli alleati: «Siete codardi»
«A un certo punto, si aprirà da solo», ha detto ieri Donald Trump ai giornalisti a proposito dello Stretto di Hormuz. «Non voglio un cessate il fuoco – aveva aggiunto prima di prendere l’elicottero per lasciare la Casa Bianca nel weekend – Non vuoi il cessate il fuoco quando stai letteralmente annientando l’altra parte». Poco dopo, in un post sul suo social Truth, il presidente americano ha affermato però che sta «prendendo in considerazione di ridurre gradualmente gli sforzi militari in Medio Oriente» visto che gli obiettivi sono «vicini ad essere raggiunti». Trump ha aggiunto che lo Stretto di Hormuz verrà sorvegliato e monitorato, se necessario, da «altre Nazioni che lo usano – non gli Stati Uniti!» ma che «se ci verrò chiesto aiuteremo questi Paesi, ma non dovrebbe esserlo visto che la minaccia dell’Iran è stata sradicata. Sarò una operazione militare semplice per loro». Trump scriveva queste parole mentre le forze armate statunitensi aumentavano ieri gli attacchi aerei contro i droni e le navi nello Stretto di Hormuz e mentre migliaia di Marines e tre navi da guerra si dirigono verso il Medio Oriente. Il presidente ha più volte dichiarato che la guerra è quasi finita, mentre però gli attacchi si intensificano.
La giornata di ieri era iniziata con un altro post su Truth in cui Trump aveva definito «codardi» gli alleati della Nato, ripetendo che «si ricorderà» del loro rifiuto di aiutare gli Stati Uniti. «Adesso che la battaglia è VINTA da un punto di vista militare, con scarsi rischi per loro si lamentano per i prezzi alti del petrolio che sono costretti a pagare ma non vogliono aiutare ad aprire lo Stretto di Hormuz, una semplice manovra militare». Il presidente americano ha aggiunto che la Nato sarebbe impotente senza gli Stati Uniti: «Senza gli Usa, la Nato è UNA TIGRE DI CARTA! Non hanno voluto unirsi alla battaglia per fermare l’Iran armato di armi nucleari».
Gli esperti dicono che riaprire lo Stretto di Hormuz non è semplice e non ci sono soluzioni senza rischi. Trump è parso escludere l’altroieri l’invio di truppe di terra, ma ha aggiunto: «Se lo facessi certamente non ve lo direi». Ieri la tv di destra Newsmax ha annunciato l’invio nella regione di un’altra unità di 2.500 marines e di un gruppo anfibio (non è chiaro composto da quante persone), che si sommerebbero a un’altra unità di 2.500 marines precedentemente dislocata nell’Indo-Pacifico che arriverà in Medio Oriente tra pochi giorni. Non è chiaro se entrambe resteranno nella regione oppure la seconda sostituirà la prima, né è chiaro che cosa faranno al loro arrivo. I marines possono servire a operazioni di terra ma anche di supporto a operazioni aeree. La portavoce Karoline Leavitt ha detto che «il compito del Pentagono è di fare i preparativi in modo da dare al comandante in capo il massimo di opzioni, ma non significa che il presidente abbia preso una decisione e, come ha detto nello Studio Ovale ieri, non sta pianificando di inviare truppe di terra da nessuna parte in questo momento».
Secondo il sito Axios, l’amministrazione Trump sta prendendo in considerazione anche la possibilità di occupare l’isola di Kharg o di imporre un blocco navale che impedisca alle petroliere di raggiungere l’isola, per fare pressione sull’Iran perché riapra lo Stretto; ma una simile operazione esporrebbe i soldati americani a rischi diretti e perciò può essere condotta solo dopo un ulteriore indebolimento delle capacità iraniane intorno allo Stretto. L’ex ammiraglio Mark Montgomery afferma però che prendere Kharg non risolverebbe il problema perché non riaprirebbe necessariamente il transito commerciale; a suo parere, è più probabile che dopo altre due settimane di attacchi aerei, gli Stati Uniti mandino cacciatorpediniere e aerei per scortare le petroliere. A queste ipotesi si accompagnano da giorni i moniti di Trump che alla fine potrebbe toccare ad altri Paesi garantire il passaggio delle navi dallo Stretto.