Corriere della Sera, 21 marzo 2026
Gemonio, striscioni, fiori e lacrime per Bossi
A prima vista, non c’è nessuna differenza con decine, forse centinaia di altre volte. Sotto il cielo di Lombardia così bello quando è bello, Umberto Bossi lo ripeteva spesso, in una stradina che dal centro di Gemonio scende verso il piano c’è la villa gialla con gli stencil floreali della famiglia. E fuori ci sono i giornalisti. La foto sembra identica a quella di dieci, di vent’anni fa. Appeso al cancello, come tante altre volte, c’è uno striscione: «Saremo per sempre i tuoi Giovani padani». E qui sì, cambia qualcosa: per i distratti, oggi la giovanile del partito si chiama Lega giovani.
La scomparsa del «Capo» non poteva non riaprire ferite mal cicatrizzate. Quelle tra la Lega delle origini e la Lega di oggi, così diversa sotto allo stesso «Albertino» da Giussano. Poco dopo i primi cronisti, arrivano i figli: Renzo, Eridano Sirio e Roberto Libertà. Nella stretta via Verbano non c’è posto per le polemiche. Più tardi si apprenderà che non è prevista una camera ardente e che i funerali del fondatore si svolgeranno a Pontida, dove la sua immaginazione fece rinascere quasi mille anni più tardi il giuramento dei Comuni lombardi contro il Barbarossa. Un colpo magistrale voluto dalla famiglia, deciso forse per chiudere i conti con il passato. Poi arriva Giancarlo Giorgetti, da Bossi sempre prediletto, che uscirà tre ore più tardi. E Marco Reguzzoni, il capogruppo della Lega nei giorni difficili del partito lacerato: «Ci sarà il tempo delle parole, ora è solo quello delle lacrime». Poi, è la volta del governatore lombardo Attilio Fontana, insieme a Giorgetti uno dei pochi che non ha mai interrotto i rapporti con Umberto Bossi: «Oggi la Lega perde chi l’ha inventata e io perdo un amico». Più tardi arriva Matteo Salvini, rimane nella villa un’ora e mezza: «Un incontro emozionante, saremo in molti domenica a salutare Umberto». Nella stradina il rispetto per Bossi spinge i non molti bossiani presenti a contenere i sentimenti. Ad eccezione della militante Greta che lascia un mazzo di fiori verdi: «Se ne va un sogno, ormai l’ha spezzato Salvini. Domenica andrò ai funerali a Pontida, non ci andavo più da tre anni». Una piccola discussione si accende sul fatto che il sostituto alla Camera di Umberto Bossi sarà un leghista storico come Matteo Bianchi, ma il clima resta desolato.
Le voci critiche si sentono a Radio Libertà, la Radio Padania che fu. All’annuncio dell’intervento in trasmissione di Matteo Salvini, il commento sferzante di un ascoltatore parte subito: «Bossi ci ha fatto il regalo di avere Salvini ospite alla radio». C’è chi vorrebbe il ritorno della «Lega della gente, della Padania» e si sente «abbandonato» e chi parla a chiare lettere di ideali traditi. Salvini descrive una Lega «gagliarda come la voleva Bossi» e a chi gli rinfaccia la scelta di Roberto Vannacci, sottolinea che «traditore» è semmai chi si fa eleggere con un partito, poi lo lascia e si tiene «la poltrona». C’è chi protesta per l’addio alle vecchie battaglie, ma Salvini fa presente che «un conto sono le battaglie del 1995, anche io allora ero sul Po, ero ad Aviano alla manifestazione contro i bombardamenti nella ex Jugoslavia, a Pontida, a Venezia, sul Monviso. Ho ancora le mie camicie verdi». Ma «nel 2026 un movimento autonomista, federalista, identitario non può che essere sovranista a difesa della stessa identità in Europa». Salvini rivendica che «rispetto agli anni 90, quando la Lega era solo in Lombardia e in Veneto, oggi ha sindaci anche in Sicilia, Abruzzo e ha alleati europei che 30 anni fa non erano neanche nati. Noi ci siamo e siamo determinanti». C’è chi ricorda l’antifascismo di Bossi, ma il leader leghista ripete quello che dice da sempre: vanno superate «le distinzioni che sono del secolo passato, fascisti e comunisti non esistono più».
Se Matteo Salvini ovviamente vuole superare le divisioni nate quindici anni fa, una grossa mano gliela dà certamente Giuseppe Leoni, che nel 1984 cofondò la Lega con Bossi e che non è certo arruolabile tra i salviniani. Racconta di una sua visita a Bossi di qualche settimana fa: «Mi ha detto: lavora per unire tutte quelle associazioni che sono nate contro Salvini. Lavora e riporta tutto sotto un’unica bandiera, tutte le forze devono andare in un’unica direzione in questo momento, sarebbe bene che tutti tornassero sotto una stessa bandiera, che è quella della Lega, in questo momento guidata da Salvini». La preoccupazione di Bossi nasceva, spiega Leoni, dalla legge elettorale in gestazione: «Il rischio è che la Lega riduca la sua rappresentanza parlamentare al prossimo giro».