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 2026  marzo 21 Sabato calendario

L’accelerazione degli «anarchici informali»

«Il potere si prepara alla guerra e anche noi, anarchici, rivoluzionari, individui coscienti vorremmo fare lo stesso». Questo hanno scritto e diffuso, un mese fa, gli autori dei sabotaggi all’Alta velocità del 13 febbraio scorso.
Micro attentati che hanno danneggiato e bruciato alcuni cavi dell’Alta velocità alla periferia di Roma, paralizzando il traffico ferroviario in mezza Italia, in contemporanea con azioni analoghe nei dintorni di Bologna. Da allora la guerra è scoppiata davvero, ed è verosimile che i militanti di quella galassia si siano messi in moto per organizzare la loro risposta ai bombardamenti in Iran e in Medio Oriente, ma non solo.
È la prima, quasi istantanea analisi dell’Antiterrorismo, dopo l’esplosione al parco degli Acquedotti di Roma. E i nomi delle vittime, ben noti agli investigatori, sono diventati subito la firma sotto a una possibile azione dinamitarda (o forse più, vista la quantità di polvere pirica che ha fatto saltare l’edificio) in preparazione per i prossimi giorni. Collegata alla contingenza internazionale, sotto gli slogan dell’antimilitarismo e dell’antimperialismo, due bandiere dell’anarco-insurrezionalismo dei nostri tempi; ma anche alla battaglia contro la repressione sul versante interno. Che si appresta a vivere un’altra significativa scadenza.
Gli appelli per una nuova mobilitazione in favore di Alfredo Cospito, leader anarchico già coimputato di una delle due vittime – il 53enne Alessandro Mercogliano, condannato in primo grado e assolto in appello dall’accusa di associazione con finalità di terrorismo nel processo chiamato Scripta Manent – sono stati lanciati da qualche settimana. Il 2 maggio prossimo scadrà il regime di «carcere duro» a cui il militante detenuto da quasi 14 anni e condannato per tentata «strage politica» è stato assegnato nel 2022, e il ministro della Giustizia dovrà decidere se rinnovare o meno il «41 bis» per un altro biennio.
«Attualmente le condizioni detentive di Alfredo sono peggiorate: non può ricevere alcun tipo di libro (anche quelli privi di contenuti politici), la censura sulle lettere è aumentata e non può ottenere nemmeno la farina per il pane», denuncia un comunicato apparso su un sito d’area che invita a un’assemblea pubblica a Roma convocata per il prossimo 10 aprile e a un corteo che sfilerà il 18 per le strade della capitale. Un paio ce ne sono già stati nei giorni scorsi in Toscana, tra Pisa e Carrara. Con la volontà di riaccendere l’attenzione su questa vicenda come avvenne tre anni fa, quando la permanenza di Cospito al «41 bis» fu confermata da una sentenza della Cassazione accompagnata da numerose proteste di piazza, prima e dopo il verdetto.
«La solidarietà con Alfredo non è mai stata solo una lotta per Alfredo – scrivono i suoi compagni –. Come più volte si è detto, un anarchico in 41bis oggi è un avvertimento per tutt*, poiché questa ulteriore estensione di quel regime carcerario costituisce una delle punte più avanzate dell’attuale fase reazionaria. L’accanimento contro di lui, infatti, ha come principale spiegazione la volontà di chiudere la partita con ogni forma di dissenso, da quelle radicali a quelle consentite».
Con simili premesse nessuno può escludere che se davvero Mercogliano e Sara Ardizzone stavano pianificando un attentato, volessero inserirsi in questa campagna. Annunciata in contemporanea a quella internazionale e internazionalista perseguita attraverso gli attacchi all’Alta velocità e altre azioni simili.
«L’infrastruttura ferroviaria è un nodo principale della mobilità di forze e materiali bellici e l’accordo tra Rfi e Leonardo, volto a implementare la logistica militare nella penisola, ne è il più chiaro esempio. Attaccare Rfi quindi è un atto concreto di antimilitarismo e un gesto di solidarietà a tutti coloro che subiscono oggi l’atrocità della guerra e del colonialismo», avevano spiegato i responsabili dei sabotaggi; avvenuti in coincidenza con l’Olimpiade invernale di Milano Cortina, altro obiettivo inserito in contesti e proclami di respiro nazionale e filo ecologista: «Fiumi di denaro che alimentano una speculazione edilizia ben lieta di armare fiumi di cemento per costruire impianti usa e getta e cambiare “destinazione d’uso” sociale di interi quartieri popolari. Un grande affare che dietro l’immagine patinata e prestigiosa del grande evento sportivo nasconde ettari di boschi di larici rasi al suolo per fare spazio a piste da sci e montagne deturpate in modo irreversibile dai relativi impianti di risalita».
Ma insieme alle rivendicazioni pubbliche, gli esperti dell’Antiterrorismo stanno valutando da tempo documenti che circolano in ambienti più ristretti e riservati, dove si dibatte di clandestinità e altre strategie da adottare per far sentire la voce dell’«anarchismo informale» attraverso esplosioni, incendi e altri tipi di attentati; dimostrativi, finora mai letali, ma in grado di provocare una buona cassa di risonanza. Contro obiettivi che vengono presi a simbolo e additati negli appelli pubblici. Che riguardano le scelte politiche dei governi non solo in Italia ma anche in altri Paesi dove ci sono anarchici detenuti. Sempre citati negli scritti firmati «per l’anarchia» o «Compagnx contro le galere», insieme ai «prigionieri palestinesi» e altre vittime della repressione nel mondo.
Da ieri però, anche la morte di Mercogliano e Ardizzone può diventare l’occasione per nuove attività «celebrative». Secondo le modalità d’azione di quel mondo: lanciate le parole d’ordine, ognuno le mette in pratica come ritiene e come può. E com’è possibile che si apprestassero a fare le due vittime del parco degli Acquedotti.