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 2026  marzo 21 Sabato calendario

Roma, due anarchici morti in un casale

Del locale usato per gli arnesi dei pastori non è rimasto niente. Un cumulo di pietre e mattoni, dal quale spuntano bottiglie, scatole, una specie di borsone nero. Gli agenti della Scientifica si fanno largo fra polvere e detriti, spostati con cautela dalla ruspa dei vigili del fuoco, per raccogliere e catalogare il maggior numero di oggetti da analizzare poi in laboratorio. In una busta che un investigatore chiude con cura sembra che ci siano anche chiodi e frammenti di metallo. Alcuni grandi, altri più piccoli. Una miscela micidiale, soprattutto con liquidi acceleranti o chimici, come il diserbante. Fuori dal borghetto dell’Ottocento dove si trova il Casale del Sellaretto, nel parco degli Acquedotti, fra Tuscolano e Capannelle, a Roma sud, una ventina di poliziotti hanno transennato la zona, ma sono tanti i curiosi in tuta da jogging o con il cane al guinzaglio che allungano lo sguardo oltre i teloni blu alzati dagli investigatori. Servono a coprire le macerie, ma soprattutto i corpi di due anarchici dei movimenti pro Alfredo Cospito. Alessandro Mercogliano, 53 anni, di Nola, ma domiciliato nella Capitale, al quartiere Alessandrino, e Sara Ardizzone, di 36, umbra, che a Roma viveva con lui – avevano una relazione sentimentale – ma risiedeva in un paesino alle porte di Spoleto. Era esponente di spicco del circolo anarchico «La Faglia» di Foligno.
Sui volti hanno profonde ferite. Lui, con numerosi precedenti, condannato in primo grado per associazione con finalità di terrorismo (stessa aggravante contestata in passato alla 36enne) nell’inchiesta «Scripta Manent» per la partecipazione alla Federazione Anarchica Informale, ma assolto nel novembre 2020, ha subìto anche l’amputazione traumatica di un braccio e ha bruciature e lesioni su tutto il corpo. Lei è invece deceduta dopo essere stata sepolta dalle macerie. Le conseguenze inequivocabili di un’esplosione. E se in un primo momento si pensava a due senzatetto e allo scoppio di una bombola, gli accertamenti della polizia, anche con la partecipazione degli specialisti degli artificieri e della Digos, in poche ore chiariscono che si tratta della deflagrazione di un ordigno artigianale. Forse un composto con una quantità non trascurabile di polvere pirica che – per un errore nel maneggiarlo o una distrazione – ha fatto crollare il tetto della casetta e non ha lasciato scampo ai due.
La conclusione investigativa apre scenari inquietanti. A cosa doveva servire un ordigno così potente? Per un attentato dimostrativo oppure per colpire un obiettivo rappresentativo? E quale? Interrogativi ai quali proprio la Digos sta cercando di dare una risposta. A poche centinaia di metri si trovano due linee ferroviarie, per Napoli via Formia, e Ciampino aeroporto, ma non è detto che fosse intenzione dei due prenderle di mira. Più realistica l’ipotesi che nel mirino ci fosse un edificio. La tensione è alta. E sulla morte dei due anarchici si lavora anche a livello nazionale. Solo a inizio febbraio, prima delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, c’è stata una raffica di attentati incendiari all’Alta velocità, proprio a Roma, oltre che a Pesaro, Bologna e alle porte di Milano. Nello stesso periodo gli scontri di piazza con il loro apice a Torino, con la guerriglia e le decine di agenti feriti durante il corteo contro la chiusura del centro sociale Askatasuna, e le rivendicazioni anarchiche degli ordigni sui binari, soprattutto quella sul blog «Sottobosko», postate per annunciare un cambio di strategia: non più incidenti ai cortei, ma un livello di scontro più alto. «È necessario armarsi degli strumenti della clandestinità, della decentralizzazione del conflitto e la moltiplicazione dei suoi fronti, dell’autodifesa e del sabotaggio, per sopravvivere ai tempi cui andiamo incontro», scriveva l’autore della rivendicazione.
Un clima che sembra peggiorare sempre di più. Solo a Roma numerosi allarmi bomba nelle ultime settimane. E ieri un ritrovamento sospetto: una borsa davanti a uno degli ingressi del ministero della Giustizia. Conteneva diversi oggetti fra i quali un foulard rosso con il simbolo della falce e il martello che spuntava fuori. L’attenzione è ai massimi livelli, le vigilanze sono state ulteriormente rinforzate. Non è chiaro da quanto tempo Mercogliano e Ardizzone utilizzassero il deposito degli attrezzi come laboratorio segreto per costruire bombe. Un luogo che soprattutto di sera e di notte è buio e isolato, in fondo a un sentiero percorribile dai veicoli. Da capire se i due anarchici fossero da soli o se qualcuno li avesse accompagnati per fare da palo fuggendo poi dopo lo scoppio. Fino al settembre scorso il casale principale – ex casa cantoniera dell’Ottocento sulla tratta ferroviaria Roma-Frascati fatta costruire da papa Pio IX, su un terreno della famiglia Torlonia, ora dei Gaetani d’Aragona – era abitato da un pastore che faceva pascolare le pecore nel parco, poi è stato chiuso. «Giovedì sera abbiamo avvertito uno scoppio in lontananza – racconta Claudio Di Battista, custode del borghetto —. Non ci abbiamo fatto troppo caso. Stamattina (ieri, ndr) un amico runner mi ha chiamato per dirmi che era crollato un muro. Sono corso qui e ho visto qualcosa che non pensavo potesse accadere».