il Giornale, 20 marzo 2026
Alleanza tra mafie e il giro lombardo di Messina Denaro: si pente il superboss
Un’alleanza di tre mafie, forse quattro ("anche quella albanese") sul territorio lombardo, all’ombra del boss Matteo Messina Denaro.
Con affari ramificati e rapporti dentro e fuori dal cosiddetto Consorzio, che vedrebbe infiltrati ovunque, anche tra le forze dell’ordine e nella politica. Sono le prime conferme al sistema descritto dall’inchiesta Hydra che arrivano da Gioacchino Amico, 40enne esponente del clan Senese, diventato da qualche settimana collaboratore di giustizia degli inquirenti. È il quinto imputato che decide di parlare dall’inizio del procedimento, ma il 40enne è uno dei vertici della presunta alleanza, come conferma a verbale. Ecco perché sa di avere calato un nuovo asso la pm Alessandra Cerreti, che ha coordinato l’inchiesta del nucleo investigativo dei carabinieri insieme al collega Rosario Ferracane, quando in aula bunker a Milano ieri annuncia che c’è un nuovo pentito. Altre rivelazioni di Amico, importanti perché descriverebbero, oltre ai mondi di mezzo, anche gli affari e i legami dell’ex primula rossa di Castelvetrano, sono contenute in un verbale in buona parte annerito per consentire che le indagini proseguano nel riserbo massimo. Da Canicattì, nell’agrigentino, il boss muove i suoi primi passi nella criminalità organizzata romana, legata alla camorra napoletana. Scala poi tutti i gradini fino ad arrivare al vertice del gruppo collegato all’omonima famiglia attiva a Roma con a capo Michele Senese. Gestisce soldi e rapporti, conosce il tesoro dell’ex capo di Cosa Nostra, e spiega di essere stato “coordinatore di un partito politico, Movimento Fare di Flavio Tosi, coordinatore cittadino di Canicattì dell’ex sindaco di Verona, che conosco bene”. Il suo “ravvedimento” inizia dopo il suo arresto nell’ottobre 2023 nel carcere Pagliarelli di Palermo. “Voglio cambiare vita, sono a conoscenza di diversi tentativi di uccidermi e la mia scelta di collaborare è tesa a garantire anche la mia incolumità. Lo posso fare soltanto cambiando vita”, le parole del neo pentito davanti agli inquirenti lo scorso 3 febbraio. Amico dice di temere per la vita dei titolari dell’inchiesta: “C’è gente libera, che è molto feroce, perché questa è gente in grado di infiltrarsi ovunque, nel tessuto sociale, cioè in politica, con alcuni componenti delle forze dell’ordine dove si hanno notizie e novità”.
Tra gli altri collaboratori di giustizia, oltre al geometra delle fatture false Saverio Pintaudi, a William Alfonso Cerbo-Scarface e a Francesco Bellusci, affiliato alla ndrangheta di Lonate Pozzolo, c’è anche Bernardo Pace, esponente del mandamento mafioso di Trapani già condannato in abbreviato, malato di cancro e ufficialmente morto suicida qualche giorno fa in carcere a Torino anche se le indagini sono in corso. Nel suo verbale, anche questo in parte annerito ammette che l’alleanza tra mafie esiste, eccome. Corrisponderebbe al vero, secondo il pentito, “l’unione mafiosa oggetto del procedimento Hydra”, in cui sostiene di avere un ruolo. Spiega di essere a conoscenza dei contorni dell’omicidio di Gaetano Cantarella detto “Tanu U Curtu” (mandanti ed esecutori materiali), un caso di lupara bianca, avendoli appresi direttamente da Paolo Errante Parrino, l’uomo di Matteo Messina Denaro.
Agli inquirenti dice di conoscere i rapporti tra questi ultimi due, ma anche quelli tra l’ex primula rossa e Gioacchino Amico, tramite l’avvocato Antonio Messina, “relativi a traffico di droga e compensazione dei crediti iva falsi”. E poi di conoscere i legami tra mafia e politica: anche qui, otto pagine di omissis nel verbale.