il Fatto Quotidiano, 20 marzo 2026
Centri per i migranti in Albania: 6 mln per la manutenzione
I centri per migranti in Albania funz-zio-ne-ran-no, giurava con tono da comizio Giorgia Meloni qualche mese fa, incolpando i magistrati dei continui intoppi. Nell’attesa che la profezia si avveri, l’Italia continua a spendere decine di milioni per il progetto, al momento poco più di una scatola vuota nonostante nelle ultime settimane, forse complice anche la campagna elettorale, i numeri dei migranti spediti in Albania siano aumentati.
A inizio anno era arrivata la notizia del rinnovo dell’affitto del resort per gli agenti di Polizia, al costo di 18 milioni per altri 24 mesi. Ora si scopre che la Prefettura di Roma ha avviato anche il bando per la manutenzione dei centri di Gjader e Shengjin, attività messa a gara – con un certo ottimismo – per i prossimi due anni prorogabili per un terzo. Il costo per lo Stato? Potenzialmente una cifra intorno ai 6 milioni, ovvero 1,9 milioni oltre Iva per il 2026 e altrettanti per il 2027, poi si vedrà se prolungare alle stesse condizioni per il 2028.
Nel bando, la Prefettura specifica che l’affidamento “è costituito dal servizio di manutenzione ordinaria, straordinaria, presidio e full risk degli impianti tecnologici e delle infrastrutture dei Centri di Shengjin e Gjader”. Oltre ai servizi, è richiesto “il presidio di 6 tecnici manutentori (elettricisti, elettronici e termoidraulici, fabbri) durante le ore lavorative” e “il presidio notturno di un tecnico manutentore”. Il governo però mette le mani avanti. Visto com’è andata finora, il documento specifica che “qualora le presenza di migranti” a Gjader “non superino contestualmente le 80 unità presso il Cpr e le 80 unità presso il Centro di trattenimento” allora “non dovranno essere attivati” alcuni dei servizi elencati, tra cui “i presidi diurni, notturni e festivi di personale specializzato”. Numeri finora raggiunti mai in maniera stabile, ma che sono ben al di sotto delle previsioni iniziali. In tal caso, comunque, l’importo annuale sarà pari a 540 mila euro oltre Iva, più un rimborso fino a un massimo di 100 mila euro l’anno per costi documentati “per la fornitura di gasolio per i gruppi elettrogeni dei Centri”. Insomma il destino del patto Italia-Albania è in mano alle regole europee e alle prossime elezioni politiche, nel 2027, ma intanto l’unica certezza è che per mantenere viva l’operazione – o, almeno, per non farla naufragare definitivamente – serve continuare a spendere.