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 2026  marzo 20 Venerdì calendario

“Bruciate tutto”. Svelato l’archivio sui preti pedofili

Il Vaticano è sempre stato a conoscenza dei casi di pedofilia nel mondo, sa più di quanto abbia mai ammesso, ma mai ha detto di saperlo. La certezza arriva dall’inchiesta internazionale del giornale tedesco Correctiv con lo spagnolo El País, The Boston Globe (Usa), Observador (Portogallo) e Casa Macondo (Colombia) che ha svelato alcuni documenti dagli archivi vaticani del dicastero della Dottrina della Fede e il vecchio Sant’uffizio. I documenti più datati resi noti ieri in esclusiva risalgono agli anni 30 in Germania quando, di fronte al rischio che i dossier dei preti pedofili cadessero nelle mani dei nazisti, nemici della Chiesa cattolica, l’ordine fu: “Bruciate tutto”. E i documenti più importanti riguardano il “caso Ratzinger”, venuto alla luce nel 2010 grazie all’inchiesta del New York Times, che dimostrano che la questione è lungi dall’essere chiusa. Infatti una misteriosa lettera del futuro Benedetto XVI, datata 1986, allora prefetto della Fede, svela che sapesse di un prete della sua precedente diocesi, Monaco, noto per essere un pericoloso pedofilo. Informazione che riportò in forma riservata e fuori dal protocollo. Il prete rimase in parrocchia e aggredì altri 23 minori, finché la storia non venne fuori nel 2010. “Questo è uno dei casi rimasti senza risposta”, spiegano i colleghi.
Altri casi, quello portoghese di un frate denunciato nel 1972 e che negli anni 90 ancora era al suo posto. Lo stesso accade nei casi più recenti, già sotto Benedetto XVI. In Colombia, un vescovo e il Vaticano coprirono un caso noto dal 2004: il prete fu arrestato solo nel 2010. Altri casi – punte dell’iceberg dei documenti sepolti in Vaticano – sono quelli delle diocesi di Oakland, Springfield (Usa) e Australia. E – nonostante le inchieste venute alla luce negli ultimi 25 anni – ora si svela che a tutt’oggi il Vaticano non ha mai rivelato l’enormità delle informazioni che detiene. Fonti interne e storici ammettono che negli archivi del Sant’uffizio sono contenuti tutti i casi noti a Roma almeno dei secoli XIX e XX. Fatti salvi quelli sottratti da Napoleone che nel 1810 e solo in parte tornati alla Chiesa. Secondo un rapporto Onu del 2014, i casi erano 3.420 dal 2004 al 2013. Nel 2021, l’ultima stima nota della Dottrina della Fede parla di 9.000 casi dal 2001. Un’ultima annotazione riguarda le figure che occultarono i documenti: oltre a Ratzinger a farlo furono altri due futuri papi (italiani), Eugenio Pacelli (Pio XII) e Giovanni Battista Montini, Paolo VI.