La Stampa, 20 marzo 2026
Cinquemila b&b e settantamila case vuote a Torino
È come se il Centro, Crocetta e Cit Turin fossero completamente disabitati. A Torino, secondo le stime del nuovo piano regolatore generale, ci sono 69.441 alloggi vuoti. Dalla periferia Nord a Mirafiori, dal centro a Parella, quasi una casa su dieci è inutilizzata. Nessun residente. Nessun affittuario. E intanto cresce l’emergenza affitti: sempre più lavoratori e famiglie non trovano casa adatta a loro. O, se lo fanno, devono confrontarsi con affitti sempre più alti.
Non servono nuove costruzioni C’è chi affitta in nero. C’è chi non ha cambiato la propria residenza. Ci sono margini di errore, perché un vero e proprio censimento di case vuote non si può fare. Ma i dati raccolti nell’Atlante dei quartieri, dove ognuno dei 34 distretti è passato ai raggi X, producono una stima precisa. In Borgo San Paolo ci sono 2387 alloggi sfitti. A Mirafiori Sud sono 2447. E così via.
E la realtà non è distante: «Sono stime – ammette l’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni – ma figlie di diversi dati aggregati. E anche alla luce di questi numeri nel prg non abbiamo aumentato la capacità edificatoria in città». Tradotto: per raggiungere quota 1 milione di abitanti, come indicato dal prg, non servono tanto nuove costruzioni ma riempire di inquilini i palazzi che già ci sono.
Nei quartieri Dove ci sono più vuoti? Il Centro è il quartiere maglia nera (6506). Un alloggio su cinque risulta sfitto, inutilizzato. Percentuale simile a Sassi, Madonna del Pilone, Borgo Po e Cavoretto: in collina oltre 3820 case sono inabitate. Nessuno vuole viverci?
In tutto, le unità abitative deserte sono oltre 69.000 sulle 728.402 mila totali riportate nel Rapporto sulla condizione abitativa realizzato dal Comune di Torino nel 2025. Oltre 300.000 sono prime case. Il resto? Seconde case, affitti, vuoti. E sempre più B&b. Torino è lontana dalla bolla turistica di Firenze o Venezia, ma in città si contano già 4904 alloggi dedicati ai turisti. E crescono ogni anno.
Solo in Centro, dove le case allestite per gli affitti brevi sono 1349, tolgono 5004 posti letto. Seguono San Salvario (542) e Aurora (416).
Il progetto del Comune Il Comune, contro le case vuote, ha avviato due percorsi. Un pool di dirigenti comunali è al lavoro su un progetto dedicato all’equilibrio urbano nell’ambito del programma della fondazione filantropica Bloomberg condotto da London School of Economics Cities e Hertie School di Berlino. E in città sono iniziati i lavori per il Piano per l’Abitare.
La miccia politica l’ha accesa la delibera di iniziativa popolare «Vuoti a Rendere» arrivata in Consiglio comunale nel 2024. L’anno scorso il Pd l’ha resa propria cambiando profondamente le richieste. Prima si proponeva di alzare Imu e Tari ai grandi proprietari che tenevano le loro case vuote. E alcuni sarebbero andati persino incontro all’esproprio. Ma le tasse non si possono alzare. Per l’esproprio non ci sono i termini di legge.
Ora, nel Piano per l’Abitare, si ragiona su «incentivi per rimettere sul mercato le proprietà vuote», riassume l’assessore alle Politiche Abitative Jacopo Rosatelli.
Gli alloggi sfitti La politica è stretta tra gli appelli di proprietari e le richieste degli inquilini. «Servono tutele contro i morosi e garanzie sulla durata dei contratti d’affitto», dice Annarosa Penna, presidente dell’Associazione Proprietari Edilizi Torino. «Vanno abbassate le richieste economiche e rimessi sul mercato gli alloggi sfitti», incalza Rocco Albenese, portavoce del network di associazione dalla parte di chi cerca un affitto «Vuoti a Rendere».
Qualcosa si muove. Lunedì, in Città Metropolitana, si è riunito per la prima volta il tavolo di lavoro convocato dalla giunta Lo Russo con Comune, inquilini, proprietari, imprese, Politecnico, Unito. Per tutti loro, l’abitare è una priorità: famiglie, lavoratori, studenti devono poter vivere in città.
I proprietari «Il comitato di accompagnamento è nato per facilitare l’incontro tra chi cerca casa e chi la offre e dare vita a linee di indirizzo precise su come intervenire tra case vuote e affitti brevi», conclude Rosatelli. Obiettivo: non diventare un’altra Milano, «restare una città inclusiva», è il diktat del sindaco Lo Russo.
«A nessuno piace tenere le case sfitte, costa in media 3 mila euro l’anno. Ma uno sfratto costa il triplo e c’è chi non vuole più rischiare», insistono i proprietari per voce di Annarosa Penna. «Se Imu e Tari non si possono alzare – ribadisce Rocco Albanese di «Vuoti a Rendere» – per i grandi proprietari che tengono le case sfitte vanno introdotte sanzioni amministrative come accade già a Genova e Milano».