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 2026  marzo 20 Venerdì calendario

Val Kilmer è l’ennesimo attore resuscitato da Hollywood.

Val Kilmer viene resuscitato dall’intelligenza artificiale generativa. Con l’accordo della famiglia, in particolare della figlia Mercedes che gestisce patrimonio e immagine.
Una versione artificiale dell’amatissimo attore statunitense, scomparso il primo aprile scorso all’età di 65 anni per una polmonite e dopo molti anni di terapie per un aggressivo tumore alla gola, avrà infatti una parte nel film “As deep as the grave”, sceneggiato e diretto da Coerte Voorhees.
“Era l’attore che volevo per questo ruolo – ha spiegato a Variety il regista – il personaggio era stato costruito intorno a lui. Attingeva alle sue radici native americane e al suo legame e amore per il Sud-Ovest degli Stati Uniti. Stavo guardando una call sheet l’altro giorno e avevamo tutto pronto per girare. Ma stava attraversando un momento davvero molto difficile dal punto di vista medico e non ce l’ha fatta”.
Cinque anni prima della morte, nel 2020, l’interprete del tenente Tom “Iceman” Kazansky in “Top Gun” era stato scritturato per interpretare il ruolo di Padre Fintant, un sacerdote cattolico e spiritualista nativo americano proprio in questo film.
Tuttavia a causa del cancro alla gola e delle tracheotomie che ne avevano compromesso la voce, non era riuscito a mettere piede sul set. Non c’è dunque alcun girato in quel ruolo da parte di Kilmer.
Voorhees non si è però arreso e in collaborazione con la famiglia, secondo la quale Kilmer si era affezionato al progetto di quel film, ha riprodotto l’attore grazie all’intelligenza artificiale.
“Pensava fosse una storia importante a cui voleva legare il suo nome – ha aggiunto l’autore – è stato questo supporto a darmi la fiducia per dire: ok, facciamolo. Nonostante qualcuno possa considerarlo controverso, è quello che Val voleva”.
“As deep as the grave”, precedentemente intitolato “Canyon of the dead”, racconta una storia vera degli archeologi del Sud-Ovest Ann ed Earl Morris e delle loro ricerche nel Canyon de Chelly, in Arizona, nel tentativo di ricostruire la storia del popolo Navajo. Del cast fanno parte Abigail Lawrie, Tom Felton, Wes Studi e Abigail Breslin.
La versione generata tramite AI di Val Kilmer è stata realizzata utilizzando un corpus di immagini giovanili dell’attore, in gran parte fornite dalla famiglia, e riprese degli ultimi anni di attività attoriale, per poter disporre di un personaggio immortalato in diverse fasi della vita.
Anche l’audio sfrutta naturalmente la voce di Kilmer. Non solo: “Il personaggio nel film soffre anche di tubercolosi – ha aggiunto il produttore John Voorhees, fratello di Coerte, ricordando come Padre Fintan fosse stato inizialmente tagliato e poi recuperato perché essenziale alla trama – ancora una volta, questo personaggio storico rispecchiava la condizione reale di Val quando era malato di tumore alla gola.
E quindi, per quanto riguarda la voce, è un’opportunità davvero unica: il personaggio riflette la condizione che l’attore stava vivendo, creando una sorta di ponte”. La tecnologia, oggi più accessibile, ha aiutato regista e produttore a completare un’opera dalla produzione già di per sé stessa abbastanza lunga e travagliata.
Non è naturalmente il primo caso del genere a Hollywood. Anche se forse, considerando che si tratta di una produzione indipendente, è uno dei più radicali e al contempo economicamente accessibili, come prima era impossibile procedere.
Abbiamo infatti già assistito a diverse forme di “resurrezione digitale” ma con logiche tecniche e narrative molto diverse da quelle adottate in “As deep as the grave”.
Il caso più citato resta quello di Peter Cushing, riportato sullo schermo nel 2016 in “Rogue One: A Star Wars Story”: l’attore, morto nel 1994, è stato ricreato tramite computer grafica a partire da materiale d’archivio, scansioni facciali e l’essenziale lavoro di un attore in carne e ossa sul set, su cui è stata poi applicata digitalmente la sua immagine nel ruolo del Gran Moff Tarkin. Un processo complesso, basato però su una grande quantità di riferimenti visivi preesistenti.
Un approccio simile è stato utilizzato anche per Carrie Fisher, sempre nella saga di “Star Wars”, dove scene e sequenze della Principessa Leila Organa sono state costruite combinando girato inutilizzato, effetti digitali e ricostruzioni facciali.
In questo caso, più che una creazione ex novo, si è trattato in effetti di un montaggio avanzato e creativo di materiali già esistenti. Diverso ancora il caso di Paul Walker in “Fast & Furious 7”: dopo la tragica morte dell’attore durante le riprese la produzione ha completato il film utilizzando controfigure (tra cui i fratelli) e tecnologie digitali per ricostruirne il volto, integrando performance reali e interventi in CGI. Anche qui, però, la base restava una presenza fisica sul set. Del tutto assente dal caso di Val Kilmer.
Poi negli anni più recenti si sono moltiplicati anche i casi di ringiovanimento digitale, da Robert De Niro in “The Irishman” a Harrison Ford in “Indiana Jones and the Dial of Destiny” che a 81 anni è stato riportato ai 35 per i primi 25 minuti del film: tecniche sofisticate, che avevamo spiegato qui, ma pensate per modificare un attore già presente, non per ricrearlo integralmente.
Il punto in comune di tutte queste esperienze è evidente: si parte sempre da materiale esistente, che sia girato, reference fotografici o performance di altri attori. L’intelligenza artificiale e la CGI intervengono per trasformare, completare o adattare.
Perché il caso di Val Kilmer è diverso
Il caso di Val Kilmer segna quindi uno scarto significativo.
In “As deep as the grave” l’attore non ha mai girato le sue scene, nemmeno una porzione: la sua presenza è costruita combinando archivi visivi, contributi della famiglia e modelli generativi. Soprattutto, la voce – elemento centrale della performance – non viene semplicemente recuperata o montata ma del tutto ricreata attraverso AI.
Anche se non è chiaro quali modelli abbia utilizzato la coppia di cineasti.
Un passaggio che sposta ulteriormente il confine: da effetti visivi che imitano il passato a tecnologie che permettono di generare nuove performance, anche in assenza dell’attore. Ed è proprio in questo passaggio che si concentra oggi il dibattito più acceso nell’industria.
A leggere in giro, anche i fratelli Voorhees sono consapevoli che la loro scelta possa essere criticata ma sperano che il film possa dimostrare come l’AI possa essere utilizzata in modo etico.
Sottolineano anche che la produzione ha seguito le linee guida del sindacato SAG e ha compensato l’eredità di Kilmer per l’utilizzo della sua immagine. Mercedes Kilmer ha spiegato di sostenere il film, ricordando che suo padre era “un uomo profondamente spirituale” che si riconosceva in una “storia di scoperta e illuminazione” ambientata nel Sud-Ovest americano, dove viveva in New Mexico.
Come se non bastasse, la figlia ha spiegato che l’attore di “Batman Forever” ed “Heat” “ha sempre guardato alle tecnologie emergenti con ottimismo, come strumenti per ampliare le possibilità del racconto. È uno spirito che stiamo onorando in questo film, di cui lui è stato parte integrante”.
In effetti, quando era ancora in vita, aveva già collaborato con una società, la Sonantic, per creare una voce sintetica basata sull’intelligenza artificiale da impiegare tornando nei panni di Iceman in “Top Gun: Maverick” nel 2022.