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 2026  marzo 20 Venerdì calendario

Bollani: “La tv è jazz. Il pubblico si conquista"

Dieci paladini anarchici, ribelli al sistema. Tutta vita live è l’album in cui Stefano Bollani ha riunito, da ideatore del progetto, dieci jazzisti di grande fama (Enrico Rava, Roberto Gatto, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Antonello Salis, Ares Tavolazzi e tre giovani talenti come Matteo Mancuso, Christian Mascetta e Frida Bollani Magoni, in arte Frida). Hanno messo in piedi una residenza jazz, un inedito laboratorio di improvvisazione, e materializzato sotto la guida di Bollani, un’idea di pura libertà artistica diventata poi un documentario girato dalla sua partner artistica e nella vita Valentina Cenni (Tutta vita, al Bif&st di Bari il 22 marzo e dall’1 aprile in sala) e il disco Tutta vita live, in uscita venerdì 20 marzo e che prossimamente diventerà un tour: il 29 maggio Bollani torna al Teatro Politeama Rossetti di Trieste (dove lo scorso anno ha debuttato il progetto Tutta vita live) ma questa volta in piano solo. Il 6 giugno l’ensemble sarà di scena al Ravenna Festival, il 29 giugno a Roma, il 6 luglio a Gardone Riviera (BS), il 9 luglio a Perugia per Umbria Jazz e il 18 luglio in Piazza del Campo a Siena con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e la direzione di Daniel Harding. Nel disco undici tracce, dall’inedito Tutta vita, composto da Bollani per il progetto, a due celebri composizioni firmate da Enrico Rava – Certi angoli segreti e Theme for Jessica – a musiche provenienti da diverse epoche e parti del mondo. L’album è stato registrato dal vivo durante il concerto del gruppo al Politeama Rossetti di Trieste un anno fa.
Bollani, cosa le ha insegnato l’esperienza televisiva di Via dei Matti n. 0? Visti i risultati, la musica può vivere e prosperare anche sul piccolo schermo.
«Non avevamo aspettative e ci siamo sentiti liberi dal giudizio, degli altri ma anche nostro. Non abbiamo avuto paura di mostrarci per quello che siamo e questo in televisione è sorprendente. Ho imparato che si può andare in tv e sentire calore. Molto raro. Cerchiamo bellezza e armonia, e questo arriva al pubblico perché è tutto vero».
Gli ospiti dei suoi sogni?
«Paul McCartney e Ringo Starr».
Il suo è un progetto multidisciplinare insolito. Quando ha deciso di ricavarne anche un disco?
«In parte era previsto ma, come succede nel jazz, poteva non accadere. Sette giorni di lavoro insieme in una casa-studio a Gorizia sono un evento rarissimo per dei jazzisti, che fanno poche prove e improvvisano molto. Però quel concerto a Trieste ci è piaciuto così tanto che abbiamo deciso di ricavarne un album».
Avete registrato e suonato in due città di frontiera. Nel disco ci sono musiche da tutto il mondo. Questa unione di culture può essere una risposta al tempo che stiamo vivendo?
«I luoghi non sono scelti a caso. Volevamo creare un ponte ideale tra mondi diversi ma mai lontani. Anche noi dieci veniamo da diverse parti d’Italia e siamo portatori di linguaggi diversi. Siamo una testimonianza di libertà: ognuno porta il suo contributo dando spazio agli altri».
Nel film Rava afferma che il jazz è una democrazia perfetta.
«Sono artisti genuini e commoventi. Nessuno di noi pensa ai numeri ma semplicemente a fare quello che più amiamo nella vita: suonare. Sembriamo un gruppo di nomadi che girano il mondo con la loro carovana. E a volte ti accorgi che non sanno nemmeno gestire la loro fama».
A proposito di numeri: è mai stato tentato di monetizzare il suo talento?
«Se fosse arrivato il diavolo ci avrei pensato, ma il jazz è ambiente pulito, girano pochi soldi. Il mondo legato ai numeri è una possibilità per tutti i musicisti. Io non lo amo. Noi facciamo quello che sognavamo. Il jazz è una metafora del concetto di democrazia: una ricerca continua di armonia, con tutti sempre in ascolto degli altri».

Quindi non andrebbe mai al Festival di Sanremo?
«Sanremo ha una magniloquenza che non mi appartiene. E poi la competizione tra artisti è un peccato, fa un po’ ridere».
Daniele Sepe nel film a un certo punto dice che il jazz non si capisce.
«In realtà lui dice che il pubblico non capisce molto di quello che accade sul palco perché quasi tutto è regolato da codici tra musicisti. Sono momenti un po’ esoterici e aggiungo: meno male che non si capisce tutto, si perderebbe il gusto di smarrirsi nelle suggestioni».
Quest’anno si celebrano i cento anni dalla nascita di Miles Davis e John Coltrane. La loro lezione ha ancora una eco oggi?
«Nella musica di oggi non saprei, nel mondo del jazz l’eredità è sicuramente forte. Davis ha cambiato stile e scoperto talenti per tutta la vita. Coltrane ha portato la spiritualità, come ha fatto George Harrison nel rock».
Del progetto fa parte anche sua figlia Frida. La musica ha contato molto nel vostro rapporto?
«È sempre stata il nostro canale di comunicazione principale. Importantissima, come dovrebbe essere nella vita di tutti».