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 2026  marzo 20 Venerdì calendario

Nuove torri per i cellulari 5G: c’è l’intesa tra Fastweb e Tim

Dopo aver firmato a gennaio una joint venture per condividere i costi degli apparati che trasmettono il segnale dei cellulari (ran sharing), Tim e Fastweb uniscono le forze per costruire fino a 6mila nuove torri per la propria rete 5G. La joint venture paritetica, che in un secondo momento potrebbe aprire le porte a partner industriali o finanziari, punta – nel rispetto degli accordi con Inwit, che ha diritto a fare la nuova antenna allo stesso prezzo – a costruire torri di cui Tim e Fastweb sarebbero proprietarie, ma che potranno ospitare (a pagamento) anche altri operatori.
E così dopo aver venduto la propria rete, Tim e l’ex Vodafone Italia – oggi confluita dentro Fastweb – vogliono ricostruirla in parte. Per gli operatori telefonici, quell’infrastruttura avrebbe ormai costi (peraltro indicizzati all’inflazione) tra i più alti in Europa, difficili da sostenere in un mercato come quello tricolore, dove il mobile ha i ricavi medi per utente più bassi al mondo. I contratti di Tim e Vodafone con Inwit (oggi contestati) sono stati negoziati nel 2020, quando la società (nata nel 2015 da una costola di Telecom) ha incorporato le torri di Vodafone dando vita al gigante nazionale delle antenne tlc. Allora Tim e Vodafone erano sia clienti che azionisti, oggi invece chi paga l’affitto delle antenne – Fastweb e Telecom – non è più socio, quindi non ha nessun beneficio indiretto nel continuare a pagare il prezzo pattuito sei anni fa.
Anche il timing dell’operazione non è casuale, perché entro il 30 marzo Vodafone proverà a rivedere le condizioni del suo contratto di servizio (Msa) con Inwit e si siederà al tavolo delle trattative con un asso nella manica: quello di potersi costruire fino a 6mila nuove torri in casa. Peraltro Inwit aveva annunciato un piano di sviluppo della rete al 2030 da 3.500 nuove torri, piano che ora potrebbe essere ridiscusso dato che i suoi due primi clienti gli hanno già detto che non sono disposti a pagare gli affitti sostenuti finora.
Inoltre l’accordo arriva mentre si discute con l’Agcom del rinnovo delle frequenze 5G (che scadranno nel 2029), dove gli operatori – vessati da anni di ricavi e margini in calo – chiedono al governo un rinnovo gratuito fino al 2037, salvo nuovi investimenti (come potrebbero essere quelli appena annunciati nelle antenne).
Il titolo crolla Inwit pronta ad adire le vie legali
Ieri la notizia ha fatto crollare le azioni Inwit del 15,6% a 6,9 euro. Il titolo, che ha toccato un minimo a 6,19 euro, in serata è risalito perché qualcuno scommette che, a questi prezzi, i private equity azionisti di Inwit, magari assieme al fondo Brookfield, potrebbero promuovere un’Opa per ritirare il titolo da Piazza Affari. Del resto nel novembre 2024 Tim cedette ad Ardian il suo ultimo 3% di Inwit al prezzo di 10,43 euro per azione: il 51% in più di ieri.
In serata una nota di Inwit, a valle di un lungo cda, informava che «preso atto del progressivo incremento di conflittualità manifestato da Tim e Fastweb» e del danno arrecato al titolo dalle dichiarazioni dei due clienti, la società ribadisce la validità «originaria dei due Msa» che «saranno fatti valere in ogni sede competente».