la Repubblica, 20 marzo 2026
Dosso: “Voglio l’oro ma non è un peso. Ora corro serena”
Il 22 febbraio, correndo in maniera istintiva dopo tre false partenze, Zaynab Dosso è diventata la prima italiana a scendere sotto i 7 secondi nei 60 indoor: il 6”99 ottenuto a Torun è il miglior tempo al mondo nel 2026. E sabato, nella città di Copernico, sulla stessa pista, c’è in palio l’oro mondiale. Un anno fa, a Nanchino, “Za” fu argento, e, prima, oro agli Europei di Apeldoorn. Ventisei anni, di origini ivoriane, Dosso sarà in corsia con l’altra giovanissima stella della velocità azzurra, Kelly Doualla.
Si riparte da Torun, una città con la quale è scoppiato un grande amore.
“Amore, ora, beh, mi sembra un parolone. Però è una pista che mi piace particolarmente. E poi un mese fa fuori era -11°, ora ne abbiamo già 20 in più, tutta un’altra atmosfera”.
Com’è trascorso l’ultimo mese?
“Molto bene. Abbiamo continuato a lavorare sulla linea ideale, senza cercare di strafare, di aggiungere. Voglio affidarmi molto più che in passato alle mie sensazioni. E ora sono ottimali. La condizione è rimasta quella del 22 febbraio, se non meglio, quindi le aspettative dal mio punto di vista sono quelle. Però mi voglio divertire, voglio godermi appieno proprio questa esperienza per me stessa. Sì, l’oro. Sì, il tempo. Ma finalmente forse sono arrivata alla maturità di dire: guarda, lascia stare, non inseguire fai veramente solo ciò che sai fare”.
Una nuova leggerezza, quindi.
“Quando arrivavo in gara mi caricavo di responsabilità, di pesi inesistenti. L’obiettivo è non pensare, e quindi pesare sulla pista. Arrivare a inseguire un oro mondiale non è un peso, ma un privilegio, appunto”.
Julien Alfred, oro olimpico nei 100 a Parigi, la appaia in testa alle liste stagionali dei 60 con 6”99: è lei l’avversaria da battere?
“Può darsi, ma sinceramente non ho neanche guardato le start list. Tutti mi dicono ‘c’è Alfred’, ben venga, al giorno della gara ci troveremo tutte sulla stessa linea di partenza e all’arrivo vinca la migliore. Sinceramente non sono stata a studiarmi nessuno, anche perché non ce n’è bisogno, stiamo facendo una gara. Non è boxe, partiamo dalla stessa linea, non dobbiamo picchiarci ma correre. Vince chi arriva primo. È un gioco da bambini, in fondo, l’atletica”.
Il 6”99 di un mese fa è arrivato in una gara con tre false partenze. Lei è rimasta lucida, fredda, concentrata. Quasi incredibile in quelle condizioni.
“Sicuramente. Quando sono arrivata non ho neanche guardato il cronometro, sinceramente, perché mi sono detta: “Ah, dopo tre false partenze avrò fatto 7”10. Invece era il primo sub-7 della storia dell’atletica italiana. Ero abbastanza scocciata, tutte quelle false partenze ci hanno fatto sprecare tantissima energia. Tornavi indietro, ripartivi: però mi sono detta “è uguale per tutte”. L’atletica è molto semplice, solo che a volte, non so se siamo noi o il sistema, ci complichiamo tutto. Devi andare e vedere il primo appoggio, e il secondo... Io voglio anche correre male, non importa. Conta molto il lavoro che hai fatto prima, però. Quello che fai in pista è solo la conferma di tutto ciò che hai fatto nei mesi precedenti”.
L’argento di Nanchino 2025 ha cambiato le sue prospettive?
“Quei giorni mi hanno insegnato la leggerezza. Non avevo troppe aspettative, tutto era complicato: il campo di gara era lontano dall’hotel, i trasporti e tutta una serie di altre cose. Il giorno prima delle batterie ho fatto zero, tutto istinto, non ho pianificato niente. La gara è andata una meraviglia. L’ho detto: se penso, corro pesante. Quest’inverno con Giorgio Frinolli, il mio allenatore, abbiamo cambiato sulla scia di quella esperienza: ho corso tantissimo, il che si vede anche nel mio modo di correre molto più fluida. Prima io scappavo dai lavori lunghi, cioè se dovevamo fare l’aerobico, lo soffrivo. Ora mi godo il percorso, tutto quello che facciamo. Vivo a Roma, serena, con i miei due gatti, ho preso casa, la mia famiglia è a Rubiera, in Emilia. Lo sport mi ha insegnato che troppo spesso ci fasciamo la testa prima di rompercela. Il bello è ripartire sempre dalla stessa linea, poi”.
Cosa pensa dei test di genere per le atlete?
“Credo sia giusto farli, proprio come le prove antidoping. Fermo restando i motivi di privacy, è giusto che tutti sappiamo di gareggiare ad armi pari”.
Avrà un look particolare?
“Tutt’altro, sarà tutto all’insegna della semplicità. Se mi sveglio e ho i capelli storti, vado in gara così. Io non amo lo show. L’atletica è anche un modo di essere sé stessi. Potersi esprimere nella semplicità è anche un messaggio bello: non bisogna per forza sempre strafare, sempre essere stravaganti. Essere sé stessi è la cosa più bella del mondo”.
Sarà il primo Mondiale per Kelly Doualla: che consigli può darle?
“Abbiamo avuto veramente poco tempo finora per stare insieme. Ci siamo intraviste in aeroporto e fatto subito una foto. Spero solo che lei si trovi bene perché comunque quando sei molto piccola e vieni gettata in una gabbia di leoni, non è facile”.
Se li ricorda i suoi 16 anni?
“Già correvo, mi divertivo. però ovviamente non con tempi del genere. Mi allenavo due volte a settimana, un’ora. Vedevo l’atletica come un modo per andare al campo e non fare i compiti. Oggi c’è un professionismo impressionante, anche a quell’età”.
Chi ci sarà in tribuna per lei?
“Il mio ragazzo è arrivato da Miami. È un martellista portoghese, si chiama Decio”.
C’è una storia delle Olimpiadi di Milano Cortina che l’ha colpita?
“Quella della bobbista Elana Meyers-Taylor: dopo le sue gare abbracciava i figli, entrambi sordi. Una storia enorme, meravigliosa”.