Corriere della Sera, 20 marzo 2026
A Napoli vietato il consumo di frutti di mare crudi
Aumentano i casi di epatite A e il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, sulla nota del dipartimento prevenzione della Asl Napoli 1 che rileva una diffusione del virus superiore di 10 volte rispetto alla media degli ultimi dieci anni e di ben 41 rispetto all’ultimo triennio, ha firmato una ordinanza urgente con la quale stabilisce «il divieto assoluto di somministrazione e consumo di frutti di mare crudi presso tutti gli esercizi pubblici, inclusi i locali di vicinato con consumo sul posto e le attività di produzione per consumo immediato».
Inoltre, raccomanda «alla cittadinanza di non consumare frutti di mare crudi nemmeno presso il proprio domicilio»; «l’adozione di buone pratiche: la popolazione è invitata a seguire scrupolosamente le linee guida della Asl Napoli 1 Centro per l’acquisto e il consumo sicuro degli alimenti». L’ordinanza, peraltro, dispone un «immediato rafforzamento dei controlli» e prevede che «le violazioni saranno punite con sanzioni amministrative pecuniarie che vanno da 2.000 a 20.000 euro. In caso recidiva è prevista la sospensione della attività da 1 a 30 giorni e la successiva revoca del titolo autorizzativo».
Solo ieri, sono stati 14 i ricoveri al Cotugno e un 46enne è stato trasferito al Cardarelli in condizioni critiche. Da inizio anno sono 150 i casi censiti e circa 50 i ricoveri; numeri moltiplicati rispetto allo stesso periodo del 2025.
«L’incremento dei casi – si legge in una nota della Regione Campania – richiede la massima attenzione sul fronte della sicurezza alimentare, della sorveglianza epidemiologica e dell’informazione ai cittadini». L’epatite è infatti un’infezione che si trasmette soprattutto attraverso cibi contaminati e, solo in sporadici casi, per contatto stretto con persona infetta.
Cozze, vongole, ostriche, frutta e verdura sono gli alimenti che, se consumati crudi o poco cotti, possono essere fattori di trasmissione del virus HAV, responsabile dell’epatite A.
L’attenzione si concentra, dunque, sui molluschi che «in una città portuale come Napoli – spiega Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali – potrebbero essere gli indiziati». I controlli sulla filiera in Campania non hanno portato ancora a risultati e non è stato individuato il tramite attraverso il quale si stanno diffondendo i contagi.
Intanto le autorità sanitarie regionali rassicurano. «Non sussiste alcuna emergenza – spiegavano ieri dalla direzione dell’Azienda ospedaliera dei Colli —. La situazione al pronto soccorso si mantiene infatti complessivamente stabile. Nel corso della giornata si sono registrati circa 14 nuovi casi. Di questi, nel pomeriggio è previsto il ricovero in degenza di circa 9 pazienti, con conseguente alleggerimento dell’area di emergenza. Sono inoltre in fase di trasferimento due ulteriori casi dal presidio Cto, attualmente in attesa di ricovero. Il flusso di nuovi accessi si mantiene al momento moderato, senza evidenze di criticità nella gestione clinica e organizzativa».
Eppure sono mesi che i casi, in Campania, aumentano e già il 20 febbraio scorso la Regione aveva «disposto un rafforzamento delle attività di controllo sull’intera filiera dei molluschi bivalvi (cozze, vongole, ostriche, ecc.) a seguito dell’andamento dei casi di epatite A» e attivato una «rete di emergenza regionale». Gli infettivologi, però, sgombrano il campo dalle paure di un’epidemia.
«Da inizio anno – precisa Alessandro Perrella, direttore dell’U.O.C. Malattie infettive emergenti ad alta contagiosità del Cotugno di Napoli – abbiamo registrato un aumento di casi fuori stagione per numerosità, ma siamo assolutamente in grado di affrontarli. L’epatite A è una patologia che si autolimita ed è legata a situazioni di carattere alimentare e, solo in piccolissima parte, a trasmissione non orofecale. È ovvio – spiega – che se questo exploit capita in un periodo stagionale in cui abbiamo ancora la presenza di virus respiratori e di altre patologie stagionali, si può avere una maggiore ospedalizzazione, ma la situazione non è affatto allarmante. Bisogna evitare il pathos, che funziona nei film, ma nella realtà è procurato allarme. Queste patologie – conclude Perrella – esistono e siamo assolutamente in grado di controllarle, contenerle e gestirle come abbiamo sempre fatto da 100 anni a questa parte. Il rimedio per evitare l’epatite A esiste: è il vaccino».