Corriere della Sera, 20 marzo 2026
Del Mastro, irritazione della premier e imbarazzo in Fdi
Due versioni, un’unica insofferenza. Anche se la premier afferma di averlo saputo dai giornali, dal partito filtra un’altra ricostruzione. Un mese fa Giorgia Meloni avrebbe fatto arrivare al sottosegretario Andrea Delmastro un messaggio chiaro attraverso i vertici di Via della Scrofa: «Mi raccomando, assicuratevi che sia uscito da tutte le società, non deve avere più nulla a che fare». Quando la vicenda è deflagrata sui giornali con un sbuffo di enorme fastidio è stata costretta a commentare: «Non so come definirla, se una sciocchezza, o una leggerezza. Al momento non ci sono reati a carico del sottosegretario». Il destino di Delmastro, al di là delle dichiarazioni ufficiali, è appeso a un filo, per il momento resta al suo posto. Dopo il referendum si vedrà. Confidando nella buonafede del dirigente di Fratelli d’Italia, simbolo della generazione Atreju, nessuno in Via della Scrofa si spiega perché sia andato a investire, con altri dirigenti biellesi di FdI, in un ristorante specializzato in bistecche sulla Tuscolana, a Roma, mettendosi in società con Miriam Caroccia, una ragazza di 18 anni figlia di un personaggio noto alle cronache. Bastava cercare su Google per scoprire che Mauro Caroccia fosse finito nell’inchiesta sul clan criminale che nella Capitale fa capo a Michele Senese, detto ‘o pazzo. «A noi non aveva mai detto di essere titolare di un ristorante», confessa un dirigente storico di Fratelli d’Italia nonché amico da 20 anni di Delma.
L’imbarazzo è palpabile anche perché si potrebbe arrivare a presto a quello che dentro FdI bollano come un «clamoroso cortocircuito»: il sottosegretario alla Giustizia audito in Commissione Antimafia. La presidente Chiara Colosimo, che ieri ha parlato di questo caso anche con il procuratore di Roma Francesco Lo Voi, dice: «Non mi sottrarrei mai ad un approfondimento che riguarda la criminalità organizzata. Segnalo che la commissione si occupa di criminalità organizzata a Roma con uno specifico filone da diversi anni ormai e che quindi tutti gli atti relativi a Senese e a Caroccia sono già nell’archivio dell’Antimafia». Lo dice prima di andar via dalla sala dove il suo partito ha riunito il fronte del Sì al referendum. Sempre a proposito di cortocircuiti. L’argomento è tabù per quasi tutti i Fratelli. A domanda diretta su Delmastro Fabio Rampelli risponde scherzando: «Forza Roma». Federico Mollicone offre caffè ai giornalisti ma specifica: «Su questa storia sono sotto la soglia del no comment».
Per trovare una voce forte e molto critica occorre parlare con Massimo Milani, deputato di FdI e vice di Donzelli nell’organizzazione del partito. Un dirigente di primo piano, insomma. «Se Delmastro salterà dopo il referendum? Forse sì, ne ha combinate davvero troppe. Da noi, con Giorgia, è come la tessera a punti della Coop: quando inizia a collezionare troppi bollini, poi le cose le sconti. Vedremo come andrà dopo il referendum». Milani viene da una famiglia di imprenditori: «Non avrei mai aperto un ristorante con una diciottenne sconosciuta. Poi, scusate tanto eh: ma se ricopri un incarico di governo perché devi comprare le quote di un ristorante sulla Tuscolana? Questo proprio non lo capisco».
Nessuno riesce a darsi una spiegazione. E come sempre in questi casi il silenzio è d’oro. Parlamentari, dirigenti, esponenti di sottogoverno: davanti a una domanda sul sottosegretario cambiano strada. Lucio Malan, capogruppo in Senato non si sottrae: «La sua condotta è stata ineccepibile. Non vedo reati a suo carico». La linea Maginot è proprio questa: la mancanza di un’indagine, per ora, a carico del sottosegretario. L’opportunità politica per il momento resta in secondo piano. Il partito è schierato pancia a terra sul referendum e non può affrontare un altro scossone. Tra silenzi e mezze parole, rimbomba il richiamo di Arianna Meloni agli eroi Falcone e Borsellino.
La parola dimissioni non è un tabù, ma solo la premier può pronunciarla e facilitarla. Il sottosegretario cammina su un filo, anche se per ora è salvo.