Avvenire, 19 marzo 2026
Lo strappo di Sea Watch, arriva a Trapani
Alla fine sono tutti sbarcati a Trapani i 57 migranti soccorsi nei giorni scorsi nel Mediterraneo dalla nave Ong Sea Watch. All’imbarcazione era stato inizialmente assegnato dalle autorità italiane il porto di Marina di Carrara, ma – secondo quanto riferito dalla Ong – le condizioni sanitarie delle persone a bordo hanno reso necessario un cambio di rotta verso uno scalo più vicino. La nave aveva dichiarato lo stato di necessità a causa delle condizioni dei naufraghi: molti risultavano esausti, affetti da mal di mare e con ustioni da carburante. Segnalata anche la presenza di una donna incinta e la necessità di cure mediche immediate per evitare complicazioni, tra cui possibili infezioni e casi di sepsi.
Nei giorni precedenti allo sbarco, la Ong aveva denunciato il rischio di un aggravamento della situazione sanitaria durante la lunga navigazione verso la Toscana, decidendo quindi di dirigersi verso Trapani come unica opzione per garantire la tutela della vita dei migranti. In aggiornamenti diffusi nelle ore precedenti, Sea-Watch aveva inoltre riferito di altre criticità nel Mediterraneo centrale, tra imbarcazioni in difficoltà, persone disperse e gruppi di migranti bloccati su piattaforme offshore o riportati in Libia. Mentre martedì sera alcuni minori non accompagnati e famiglie erano stati trasferiti a terra su disposizione del Tribunale per i minorenni di Palermo, attraverso l’intervento di una motovedetta della guardia costiera.
«La nave Sea-Watch 5 dichiara lo stato di necessità. E data la grave emergenza medica a bordo fa rotta verso Trapani, l’unica opzione per rispettare il diritto fondamentale alla vita dei 57 sopravvissuti e prevenire un ulteriore aggravarsi della crisi sanitaria a bordo», aveva spiegato così la sua decisione la Ong.
«L’irresponsabile blocco imposto dall’Italia mette in pericolo i 57 sopravvissuti» spiega la Ong che poche ore prima sui social aveva lancoiato un appello alle autorità italiane, annunciando la “disobbedienza civile”. «Basta! Stiamo disobbedendo all’ordine italiano di dirigerci verso il nord Italia: stiamo navigando verso il porto di Trapani. Non metteremo a repentaglio la salute dei restanti 57 superstiti a bordo della nostra Sea-Watch5 dirigendoci verso un porto a più di 1.100 km dal luogo del salvataggio. Trapani è a 50 km di distanza! La sordità delle autorità italiane ai loro bisogni è un’offesa ai diritti umani».
Intanto, sempre ieri, a Vibo Valentia, l’imbarcazione della Ong spagnola Aita Mari ha sbarcato i 32 migranti soccorsi nel Mediterraneo mentre viaggiavano su un gommone stracarico. Tra loro anche un neonato di due mesi, otto minorenni e una donna incinta. Mentre la nave Solidaire è approdata nel porto di Ortona in provincia di Chieti con 90 migranti salvati di cui 66 uomini 3 donne e 21 minori provenienti da Nigeria, Ghana, Camerun, Costa d’Avorio, Benin, Sudan, Burkina Faso, Egitto, Chad, Somalia.