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 2026  marzo 19 Giovedì calendario

Federica Pellegrini parla della sua vita post-nuoto

Per vent’anni, l’acqua è stata il suo elemento: lei era la Divina, la fuoriclasse olimpionica del nuoto e agli occhi del mondo, forse, non c’era altro. Federica Pellegrini era la nuotatrice vincente. Ora è diverso: è arrivato quel famoso «secondo tempo della vita», il dopo gara, se non il dopo tutto, dove le giornate dei campioni diventano irriconoscibili nella loro (nuova) routine. La percezione che si ha di se stessi, e che gli altri hanno di noi, cambia. Si dovrebbe sognare altro, fare spazio a nuovi progetti, ma non sempre è facile se la società continua a raccontarci con i verbi declinati al passato. «Per vent’anni sono stata a fuoco su quello che il mio corpo diceva che fosse giusto per me. Da quando ho smesso di nuotare sto facendo mille cose, alla ricerca della mia nuova strada, pur sapendo che non sarà mai così centrata come quella che ho lasciato alle spalle», ammette Pellegrini. Eppure l’impressione è che più che reinventarsi, Federica Pellegrini si stia ritrovando, mostrando finalmente al mondo lati che prima forse non riusciva a comunicare: accanto alla Divina, che è più viva che mai (ha appena rinnovato il suo accordo di brand ambassador con Nike Swim per altri tre anni), c’è anche la «Fede» televisiva, scanzonata e simpatica di Pechino Express, Italia’s got talent e Ballando con le stelle, l’allenatrice che investe nei ragazzi con la Fede Academy e un prossimo progetto in collaborazione con 3A, nonché la dirigente del Comitato Olimpico Internazionale e, non ultimo, la Pellegrini mamma. Nel 2024 ha avuto Matilde, i primi di aprile arriverà la sorellina: il nome è ancora segreto, si sa solo che l’ha scelto Matilde, ispirandosi alla sua favola preferita.
Sta finalmente riuscendo a tenere insieme l’atleta e la donna?
«Mi fa piacere essere ancora riconosciuta per i risultati che ho conseguito, forse perchè io stessa sono ancora lì. Nella mia testa resto un atleta: non mi riferisco solo ai miei legami con l’ambiente dirigenziale ma al rapporto viscerale con la piscina. Certo, ora la competizione è passata in secondo piano, ma resta tutto l’aspetto valoriale, di stile di vita: da qui l’idea della Fede Academy, per accompagnare gli aspiranti agonisti, e la collaborazione con Nike Swim che traduce in maniera tangibile i valori in cui io e mio marito Matteo Giunta crediamo».
L’aspetto più liberatorio, di questa sua seconda vita?
«Sicuramente spaziare. Prima la piscina si prendeva tutto, come era giusto che fosse. E poi poter sbagliare, mangiare male, gestire con più calma il proprio tempo».
Prima ogni sgarro era sinonimo di fallimento?
«Diciamo che capivi da sola che era meglio rigare dritto. Ricordo quando una sera avevo bevuto troppo a una festa. Il giorno dopo, alle 8.30, ero comunque in vasca con una nausea pazzesca. Ho pensato: Mai più».
Chi gareggia è sempre sotto i riflettori. La fama può arrivare a espropriarci da noi stessi?
«Quando gareggiavo, a volte avevo la sensazione che gli altri mi possedessero più di quanto io possedessi me stessa. Davano di me una narrazione diversa da quella che sentivo di essere. Era come se non riuscissi mai a farmi vedere per quello che ero. Adesso mi sento molto più padrona di me, forse perché riesco a gestire meglio i miei spazi e la mia privacy. Aiuta molto tenersi per sé delle cose, anche piccole, come il nome della nascitura o il fatto che fossi incinta».
La narrazione collettiva la vuole spigolosa. Le polemiche, anche recenti, sembrano certificarlo. Infastidisce che lei non le manda a dire o il fatto che sia una donna a non mandarle a dire?
«Entrambe le cose. La stessa opinione, espressa da un uomo, è accolta in maniera diversa: se parla una donna risulta meno perdonabile. Inoltre c’è sempre questa tendenza a mettere la donna in una categoria precisa: “è vincente ma” e questo “ma” può essere “ma è stronza”, “ma è mamma”, “ma non è mamma”, “ma non mi piace”. Una campionessa deve sempre avere qualcosa che non va: non può essere vincente e basta. La stessa polemica nata intorno a Francesca Lollobrigida, durante le Olimpiadi invernali, dimostra che c’è ancora da lavorare perché c’è tanto rumore per nulla. Dopo la vittoria qualunque mamma, come Francesca, sarebbe corsa dal figlio ad abbracciarlo e non lo avrebbe più lasciato andare».
Sul gossip ha detto: “L’ho usato, mi ha travolto, ora ne sto alla larga”. Quando si è superato il limite?
«Ho messo un punto dopo la mia penultima relazione. Da quando è nata a quando è morta, è stato un continuo lancio di agenzia. Anche noi, indirettamente, volevamo che fosse così, perché poi entri in un circolo vizioso, e ammetto che il gossip mi ha aiutato a uscire dal mio sport. Ma ora anche basta, grazie».

Il consiglio che dà agli atleti della Fede Academy?
«Alleggerirsi il più possibile dal peso delle aspettative, proprie e altrui. Il nuoto richiede moltissimo dal punto di vista mentale e fisico, ma con le nuove generazioni è importante avere un approccio rigido ma anche empatico. Per questo li alleno insieme a Matteo: io sono il sergente cattivo, lui quello buono».
Quando sarà ora, allenerete anche le vostre figlie?
«Anche se a battuta, il tema è stato sollevato in casa. Matteo, ridendo, ha ammesso che gli scoccerebbe un pochino vedere sua figlia seguita da altri. Vedremo cosa deciderà. Io sicuramente non lo farò: vengo da una scuola di coach molto rigidi. Ad alti livelli il rigore è massimo e io non riuscirei ad avere tale severità con mia figlia».

Ad aprile sarà di nuovo madre. Pronta?
«Abbiamo programmato il cesareo:
il primo parto è stato molto travagliato e ha lasciato un segno, tanto che questa gravidanza non era prevista così a stretto giro. Se per avere Matilde avevamo calcolato pure gli astri del cielo, qui al contrario cercavamo di stare attenti. Che dire? Cerco di viverla in completa incoscienza, perché se solo penso che dovrò gestire due bambine piccole…».
Tra le sfide, ci sarà quella di far dire “mamma” alla bambina?
«So già che andrà esattamente come con Matilde: la sua prima parola è stata “Bau”. Abbiamo quattro cani, io e Matteo siamo in netta minoranza. Non c’è partita».