La Stampa, 19 marzo 2026
Alt di Prodi al campo largo: "Primarie da ripensare"
Verrà il giorno dopo il referendum. E per i leader d’opposizione ieri in piazza del Popolo, riuniti sotto le insegne del No alla riforma della magistratura, puntuale si ripresenterà la necessità di andare oltre la condivisione di una posizione per lavorare all’annunciata coalizione progressista, o campo largo che dir si voglia. E così, inevitabile, rinfocolato anche dalla proposta di legge elettorale della destra, si riaprirà il dibattito che carsicamente si presenta da mesi: come scegliere un leader comune? Con le primarie?
La segretaria dem Elly Schlein si è detta disponibile, gli altri capi partito non le escludono: ma è dal padre nobile del centrosinistra, il più insospettabile dei critici dei gazebo, l’ex premier Romano Prodi, che ieri è arrivato il consiglio di fare molta, molta attenzione. «Le primarie sono diventate un po’ un problema manovrato da tanti elementi esterni, per cui hanno perso il carattere che avevano un tempo – ha spiegato il Professore dal suo studio a Bologna, in collegamento con Omnibus, su La7 – sono diventati più giochi di correnti e di media che non una vera espressione di popolo». Per questo, ha concluso amaramente, lui che le ha sostenute e vinte, «certamente vanno ripensate nelle loro regole e nelle loro conseguenze».
Non aggiunge altro, in pubblico, il Prof che da lontano e con preoccupazione segue la difficile gestazione di una coalizione alternativa alla destra di Giorgia Meloni e dei suoi alleati. Lo ha detto in diverse occasioni, lo ha ripetuto in privato: ancora non la vede. Ha suggerito un metodo, ha consigliato di immergersi in un lavoro di ascolto prima online e poi tra la gente, con una serie di incontri tematici, «noi lavorammo mesi con migliaia di persone», ha spesso ricordato l’esperienza dell’Ulivo. Ma, nonostante una serie di tappe organizzate da Schlein il mese scorso in giro per l’Italia, descritta come una campagna d’ascolto, gli sembra che il lavoro di proposta di un’alternativa sia ancora tutto da fare: d’altra parte, lo stesso leader del Movimento cinque stelle Giuseppe Conte lo ha già detto, del programma comune se ne parlerà in autunno.
Il fatto è però, per riprendere il filo del ragionamento di Prodi, che senza la base di una piattaforma comune, le primarie per scegliere chi dovrà rappresentare un progetto che ancora non è condiviso rischiano di essere un inutile sforzo di Palazzo. Incapace di sciogliere i nodi e, soprattutto, di coinvolgere gli elettori.
Nell’ottobre del 2005, alle primarie dell’Unione, il Prof di Bologna vinse in una consultazione che inaspettatamente portò ai gazebo quattro milioni di persone. Due anni dopo, nel 2007, alla chiamata alle urne che sancì la nascita del Partito democratico e la leadership originaria di Walter Veltroni, si presentarono più di tre milioni e mezzo di votanti. «Le primarie sono uno strumento di partecipazione importantissimo – ricorda ora Prodi – ma sono l’ultimo atto di un percorso politico e programmatico che deve essere preceduto da una solida coesione della coalizione sulla base di un programma di governo condiviso»: non vanno pensate a monte, ma a valle di un cammino, faticoso ma necessario, per trovare convergenze e punti di contatto. Difficile chiamare alle urne gli elettori di centrosinistra per scegliere un leader comune sapendo che, sulla politica estera, l’una proporrebbe il contrario dell’altro: facendo due nomi a caso, Schlein direbbe sì all’aiuto in armi all’Ucraina, Conte decisamente no. Anche un altro big del partito che qualche primaria l’ha vinta, prima del pareggio alle secondarie del 2013, l’ex segretario Pier Luigi Bersani, ha fatto un ragionamento simile nel suo peregrinare in giro per paesini e città a favore del No al referendum: «Le primarie possono fare bene o male, dipende se c’è un progetto alle spalle».
E il progetto, insiste Prodi con chiunque glielo abbia chiesto, deve essere «frutto dell’ascolto degli elettori e delle proposte del Paese: allora la partecipazione alle primarie si allarga e milioni di cittadini vi partecipano». Ascolto e proposte: non basta dire che si vuole difendere il Servizio sanitario nazionale, ha fatto l’esempio a chi voleva capire meglio cosa intendesse, servono idee concrete e le rispettive coperture economiche, perché dal libro dei sogni dell’opposizione si possa passare a un robusto elenco di proposte pratiche.
Serve tempo, buona volontà e pazienza da parte di tutti i partiti. Solo che ora ci si è messa anche la legge elettorale proposta dalla destra, che prevede il nome del candidato premier sul programma, a spostare il fuoco sul leader. E a riaccendere l’attenzione sulle primarie: passato il referendum, si può giurare che se ne tornerà subito a parlare.