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 2026  marzo 19 Giovedì calendario

I passeri d’Australia a lezione di canto per ritrovare l’amore

Il canto fa bene, allunga la vita… e può perfino salvare dall’estinzione. Ne sanno qualcosa i Succiamiele del reggente (Anthochaera phrygia), variopinti uccelli australiani famosi per la loro melodia “dolce e gorgheggiante”, usata dagli esemplari maschi per delimitare il territorio e attirare le femmine. Si tratta di una specie ad alto rischio di scomparsa dal suo habitat. Insieme a loro, sta sparendo il loro virtuoso cinguettio. Secondo gli scienziati, infatti, sono appena 250-350 gli esemplari selvatici che vivono nelle foreste dell’Australia sudorientale, su un’area grande quanto la Spagna.
E qui entra in gioco il loro canto libero: molti dei giovani Succiamiele non conoscono più la melodia originaria: qualche anno fa un team di etologi australiani calcolò che il canto naturale è scomparso nel 12 per cento della popolazione di Anthochaera phrygia. In popolazioni sempre più rarefatte, i maschi non hanno accanto esemplari anziani della stessa specie da cui imparare la melodia originaria. E così apprendono canti da altri uccelli. Ma le femmine di Succiamiele del reggente non ne riconoscono il richiamo, e così si riducono ancor più le già scarse possibilità di riproduzione.

Ora gli studiosi australiani che monitorano questa specie a rischio ritengono di aver trovato il modo di interrompere tale circolo vizioso: mettere i giovani pennuti a contatto con esemplari anziani che insegnino loro le note giuste. In realtà, il primo tentativo condotto negli zoo di Sydney e di Western Plains (Nuovo Galles del Sud) era stato fallimentare. Erano stati collocati esemplari di Anthochaera phrygia in voliere dotate di altoparlanti che riproducevano da mattino a sera registrazioni del canto selvatico. Ma non era stato notato alcun apprendimento.
Si è quindi pensato di usare maestri in carne, ossa… e piume: due maschi nati in natura sono stati messi a contatto con i giovani allievi. «Dopo tre mesi, abbiamo iniziato a sentire le prime piccole interpretazioni di un canto tradizionale degli Anthochaera phrygia in natura»,
ha raccontato il biologo Daniel Appleby, primo autore di uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports.
Perché fossero davvero efficaci, le lezioni di canto dovevano essere a numero chiuso: non più di cinque studenti per insegnante. «I giovani allievi riuscivano a produrre melodie così buone, da potere essere usati a loro volta come insegnanti l’anno successivo», ha spiegato Appleby. Lo studio sui Succiamiele del reggente, apparentemente di nicchia, ha in realtà implicazioni più ampie. Nell’eterno dibattito tra natura e cultura, tra comportamenti innati e appresi, la ricerca australiana conferma come «le culture animali siano comportamenti appresi che si mantengono nelle popolazioni attraverso l’apprendimento sociale e il conformismo (la tendenza ad adottare comportamenti comuni all’interno del proprio gruppo sociale, ndr)». E sottolinea il ruolo del trasferimento da una generazione all’altra di certe competenze, fondamentali per la sopravvivenza e la riproduzione.
Tornando alla triste storia dei Succiamiele e del loro canto perduto, gli esperimenti condotti puntano ad arginarne l’estinzione: l’idea dei ricercatori è di rilasciare in natura esemplari che abbiano appreso in cattività la melodia originale e monitorare se siano in grado di insegnarla anche ai pulcini “selvatici”, che da adulti avranno così più chance di attirare una compagna, riprodursi e insegnare il canto giusto ai nuovi piccoli. Sarà un po’ come seguire le “rotte dei canti”, in quegli stessi habitat in cui Bruce Chatwin ambientò nel 1987 Le vie dei canti (Adelphi), partendo dal suo studio sui canti rituali aborigeni tramandati di generazione in generazione. Ma ai nativi australiani, come gli Anthochaera phrygia, sembrano adattarsi tristemente anche indimenticabili strofe nostrane: In un mondo che / non ci vuole più / il mio canto libero…