la Repubblica, 19 marzo 2026
Il pupazzetto disfattista russo
È molto divertente, e anche molto istruttiva, la polemica che alcuni intellettuali e politici russi tradizionalisti (il più noto in Occidente è Alexander Dugin) hanno scatenato contro Cheburashka, un pupazzetto mezzo topo mezzo scimmia inventato nel ’69 come “risposta sovietica” a Mickey Mouse.
Da sempre popolarissimo in Russia, ora ha battuto il record nazionale di incassi con un film che a questo punto diventa interessante vedere, perché ha fatto imbufalire i maschi da combattimento dell’ortodossia russa. Pare che, in tempi di guerra, i “veri russi” vedano con orrore e disgusto un cartoon accusato di buoni sentimenti e leziosità tipiche della decadenza occidentale, cose tipo la gentilezza e l’amicizia (addirittura: l’amicizia con un coccodrillo! Un topo che se la fa con un coccodrillo, la tipica arte degenerata!). Dugin – che deve avere il senso dell’umorismo di un paracarro – scrive addirittura che Cheburashka “è un vessillo di completa decomposizione mentale” in un momento in cui il popolo russo “sta conducendo una guerra esistenziale contro l’Occidente”.
Detto che “Dugin contro Cheburashka” sembra il titolo di un Bmovie italiano degli anni Cinquanta (Nanni Moretti proponeva di girare “Maciste contro Freud”), si deve aggiungere che nel mondo intero (chissà in Asia, non ne sappiamo abbastanza) è in atto un furibondo e speriamo morente spasimo reazionario, nel nome di un mitico passato nel quale gli americani erano veri americani, i russi veri russi e Dio un vecchio con la barba bianca che manda all’inferno i gay, le femministe e i pacifisti. Va detto che, se il modello è Dugin, il rischio di diventare tutti quanti Cheburashka non è poi così grave. Se poi Dugin e Bannon si incazzano, è anche divertente.