Corriere della Sera, 19 marzo 2026
La cometa 3I/Atlas è piena di alcol (e 22 altre anomalie)
Dopo aver fatto l’«inchino» a Giove – il saluto al gigante gassoso è avvenuto il 16 marzo scorso, con una distanza minima di circa 53,6 milioni di chilometri – 3I/Atlas, il corpo interstellare scoperto l’1 luglio 2025 in Cile, si sta dirigendo al di fuori del nostro sistema solare. Ma prima di congedarsi ha voluto regalare un’ultima sorpresa, una sorta di sequel conclusivo delle anomalie riscontrate in questi mesi: secondo un nuovo studio, ancora in fase di revisione, quella che dalla quasi totalità degli scienziati è considerata una cometa, anomala sì e pure parecchio, ma pur sempre una cometa (ricordiamo che la tesi dell’eventuale origine artificiale ha avuto in Avi Loeb, astrofisico di Harvard, il paladino più convinto), è molto ricca di alcol. Qualche buontempone l’ha già ribattezzata la «cometa ubriaca», ma ovviamente sbronze e dintorni non c’entrano.
Le osservazioni del telescopio ALMA nel deserto di Atacama, in Cile, mostrano che la chioma di questo oggetto celeste è fortemente arricchita di metanolo, un tipo di alcol comune nei carburanti e nei solventi. Sebbene il metanolo sia comunemente presente nelle comete del sistema solare, 3I/Atlas ne conteneva fino a quattro volte la quantità tipica. Secondo lo studio, disponibile su arXiv, 3I/Atlas è la seconda cometa più ricca di metanolo mai misurata, dopo la singolare C/2016 R2 scoperta 10 anni fa.
Indagini parallele hanno anche rilevato elevate abbondanze di altri composti organici, come anidride carbonica, ferro e azoto, rafforzando l’idea che questo oggetto abbia una composizione fuori dall’ordinario.
La combinazione di un eccesso di metanolo, una chioma dominata dall’anidride carbonica e altri rapporti chimici atipici supporta l’ipotesi che 3I/Atlas si sia formata in un ambiente più freddo, più irradiato o chimicamente distinto da qualsiasi regione in cui si siano formate le comete nel sistema solare. L’articolo suggerisce inoltre che 3I/Atlas potrebbe appartenere alla categoria delle «comete iperattive», corpi che producono più vapore acqueo di quanto la loro superficie possa giustificare. In queste comete, parte del gas non proviene dal nucleo, ma da granelli di ghiaccio che galleggiano nella chioma e sublimano. I ricercatori propongono che 3I/Atlas abbia rilasciato metanolo, acqua e anidride carbonica sia dal nucleo che da questi granelli di ghiaccio. In questo caso, una frazione significativa di metanolo proviene da ghiacci distaccati che sono sublimati durante l’avvicinamento della cometa al Sole. Questo comportamento è coerente con quello delle comete iperattive e rafforza l’idea che 3I/Atlas sia un oggetto naturale e chimicamente complesso, abbassando la probabilità dell’origine artificiale.
D’altra parte l’oggetto misterioso, che ha avuto con Marte il fly-by più ravvicinato durante l’attraversamento del Sistema Solare (33 milioni di chilometri, il 2 ottobre 2025), se ne va lasciandoci con un bel po’ di interrogativi. Da un lato il suo avvento ha rappresentato una salutare scossa perché ha animato il dibattito scientifico, ma dall’altro, ora che siamo all’epilogo, propone una domanda: è stata un’occasione mancata? Il professor Loeb, che ha elencato ben 22 anomalie dello strano viaggiatore, non rinunciando mai all’idea della possibile «macchina» aliena, non ha dubbi: sì, lo è stata. L’ha scritto su Medium, mescolando il suo saluto («Addio amico interstellare») a un malcelato «senso di amarezza». Ecco come l’ha descritto: «Il passaggio di 3I/ATLAS su un’orbita retrograda entro 5 gradi dal piano dell’eclittica ha offerto un’opportunità ideale per una sonda spaziale di intercettarne la traiettoria, scattare una fotografia ravvicinata, prelevarne un campione o persino impiantare una capsula piena di tecnologia o di vita, così come la conosciamo, nel suo ventre per poi trasportarla nello spazio a 60 chilometri al secondo, il doppio della velocità dei nostri razzi più veloci. Abbiamo perso tutte queste rare opportunità».
Non manca nemmeno la stangata finale verso chi ha escluso, e continua a farlo, che siamo venuti in contatto con un oggetto sviluppato da una civiltà extraterrestre: «Date le sue 22 anomalie – è il pensiero di Loeb – la vera natura di 3I/ATLAS rimane misteriosa. Anche se fosse una cometa naturale, ci sono alcuni aspetti fondamentali delle sue proprietà fisiche e del suo ambiente di nascita che non comprendiamo. Molte di queste anomalie, come il quasi allineamento con il piano dell’eclittica o il “segnale Wow!”, saranno trattate dagli esperti come coincidenze casuali. Ma altre, come la discrepanza nel bilancio di massa, il prominente getto anticaudale o la struttura simmetrica del getto stesso, devono essere spiegate da modelli fisici. È facile insistere sul fatto che 3I/ATLAS sia una cometa naturale, ignorando certe caratteristiche. Tuttavia è responsabilità degli scienziati e dei funzionari della Nasa riconoscere l’esistenza di enigmi inspiegabili, piuttosto che ignorarli ostentando l’arroganza della competenza». Una «benedizione» in piena regola.