Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  marzo 19 Giovedì calendario

Cuba-Trump, minacce e trattative

Botta e risposta tra Stati Uniti e Cuba, benché entrambi i governi abbiano ammesso che dopo anni di gelo sono in corso trattative bilaterali. A lanciare l’ennesimo guanto di sfida è stato Donald Trump: «Credo che avrò l’onore di prendere Cuba», ha detto lunedì sera. «Che la liberi o la prenda, penso di poterci fare tutto quello che voglio. È una nazione molto indebolita in questo momento». Ieri è arrivata la replica del presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel: «Qualsiasi aggressore dovrà scontrarsi con una inespugnabile resistenza», ha scritto su X, accusando Washington di volersi «impadronire del Paese, delle sue risorse, delle sue proprietà e persino dell’economia stessa, che stanno cercando di soffocare per costringerci alla resa».
In mezzo, c’è il popolo cubano, costretto a subire ripetuti blackout, che durano anche oltre 30 ore e spesso colpiscono contemporaneamente tutta l’isola, com’è avvenuto lunedì. Il 90% del sistema di generazione di elettricità dipende dal petrolio e da oltre tre mesi, ovvero da quando gli Usa hanno catturato con un blitz militare il dittatore venezuelano Nicolás Maduro e poi minacciato di dazi gli altri Paesi fornitori, a Cuba non ne arriva più neppure una goccia. Solo Mosca sfida l’embargo energetico: due navi cariche di petrolio e carburante russo sono dirette verso l’isola, dove dovrebbero arrivare la settimana prossima.
Ad aggravare la situazione si sommano le infrastrutture obsolete di Cuba. Il Wall Street Journal ha calcolato che servirebbero 8-10 miliardi di dollari per ammodernarle. Sotto pressione e alla disperata ricerca di valuta pesante, il governo comunista si è detto per la prima volta pronto ad autorizzare gli esuli di Miami a investire sull’isola. Apertura subito bocciata dal segretario di Stato Marco Rubio, che guida i negoziati con «Raulito» Castro, nipote del 94enne Raúl Castro. «Sono misure non abbastanza drastiche», ha detto Rubio, smentendo però le indiscrezioni secondo cui Trump avrebbe chiesto la testa di Miguel Díaz Canel.
Tra le opzioni sul tavolo a Washington, non è escluso un intervento con la scusa della crisi umanitaria. È la tesi di Hugo Cancio, influente imprenditore cubano-americano di Miami, ideatore della piattaforma di e-commerce Katapulk, sorta di Amazon che permette agli esuli di ordinare e spedire ad amici e parenti merci altrimenti introvabili sull’isola. Mediatore dietro le quinte tra Washington e L’Avana, Cancio ha detto al Corriere che «se Cuba dovesse raggiungere un punto di rottura, creando una crisi umanitaria insostenibile e inaccettabile, potrebbe intervenire la Guardia nazionale Usa, come accaduto per l’uragano Katrina a New Orleans». Militari Usa sul suolo cubano? «L’idea è che aiuteranno il popolo cubano e impediranno un’ondata migratoria che metterebbe in pericolo la sicurezza interna negli Stati Uniti». Se invece proseguisse il dialogo, l’uomo d’affari esclude una soluzione «stile Venezuela», ossia riforme economiche senza cambio al vertice. «Nelle mie conversazioni con persone dell’amministrazione, non vedo spazio per gli attuali leader, né per il presidente né per la famiglia Castro. Sono convinto che l’obiettivo finale di Trump sia un cambio di governo a Cuba, a brevissimo termine».
Ieri sono arrivate all’Avana oltre 5 tonnellate di aiuti umanitari trasportate dall’European Convoy to Cuba. «È un assedio medievale in cui visto che il castello non cade bisogna affamarlo, e per farlo si può prendere in mezzo anche la popolazione civile», ha detto al Corriere Michele Curto, presidente di Aicec, che ha promosso l’iniziativa.