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 2026  marzo 19 Giovedì calendario

Biennale, Giuli manda il vice capo di gabinetto

A Ca’ Giustinian, la sede della Biennale, affacciata sul Bacino di San Marco, ci hanno sperato fino all’ultimo: «Vedrete, il ministro alla fine verrà, a lui piacciono i colpi di scena...», così dicevano ieri pomeriggio i collaboratori più stretti del presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco.
Invece, dopo il tramonto, dal Collegio Romano è arrivato solo un freddo comunicato: oggi alle 12, ai Giardini della Biennale, per l’inaugurazione del Padiglione centrale, riqualificato con i fondi del Pnrr stanziati dal Mic, «parteciperà il vicecapo di gabinetto, Valerio Sarcone, in rappresentanza del ministro della Cultura Alessandro Giuli». Che quindi continua a tenersi a distanza da Buttafuoco. Quasi lo ignora.
Poche righe per una doccia gelata, anzi per la conferma dello strappo ormai consumato tra il ministro e il presidente della Biennale a causa del Padiglione russo, che al momento è previsto riaprirà il 9 maggio, dopo quattro anni di stop, in occasione del vernissage della sessantunesima Esposizione internazionale d’Arte di Venezia. Buttafuoco è a favore, in nome dell’arte libera; Giuli invece contrarissimo, in nome della coerenza di un Paese come l’Italia da quattro anni schierato al fianco dell’Ucraina invasa da Vladimir Putin.
Non partecipare all’inaugurazione di un restauro su cui si è lavorato per un anno e mezzo, adesso suona come un affronto, una sfida, un ridimensionamento. Anche se da Roma i «pompieri» del ministero, nel giorno in cui a Venezia è bruciato pure accidentalmente il tetto del padiglione serbo a Sant’Elena, fuoco subito domato, giurano che «mandare Sarcone non è una scelta per sminuire Buttafuoco quanto per definire una linea più tecnica e meno politica», visto che al Collegio Romano si stanno spulciando alacremente tutte le carte del Padiglione russo, inviate martedì dalla Biennale, alla ricerca di un punto debole per far saltare tutto.
Valerio Sarcone prima di lavorare al Collegio Romano era il direttore della Gestione emergenze della Protezione civile per Roma Capitale, esperto pure di cybersecurity. L’emergenza a cui ora è chiamato sarà quella di scavallare l’appuntamento di oggi a mezzogiorno senza far precipitare le cose. Giuli e Buttafuoco, da giorni, si confrontano separatamente con i due sottosegretari di Palazzo Chigi per trovare una quadra: Buttafuoco parla con Alfredo Mantovano, Giuli con Giovanbattista Fazzolari.
Il vicepremier Antonio Tajani, a Realpolitik su Rete4, dà un consiglio a Buttafuoco: «Io inviterei un po’ di dissidenti russi, anche donne e uomini di cultura, che potrebbero raccontare che cos’è la cultura russa che non è sottomessa allo strapotere del Cremlino».
Il vernissage dell’Esposizione internazionale si avvicina dunque nel segno delle polemiche: il collettivo indipendente di artisti Anga (Art Not Genocide Alliance) ha raccolto firme per chiedere alla Biennale di escludere pure il Padiglione israeliano, per «l’incredulità» e «il dispiacere» di Belu-Simion Fainaru, lo scultore scelto da Tel Aviv per l’inaugurazione.
Il Padiglione russo della discordia fu inaugurato a Venezia il 29 aprile 1914 dalla granduchessa Marija Pavlovna. Il prossimo 9 maggio, sotto i riflettori del mondo, alla riapertura ci sarebbe Ekaterina Vinokurova, la figlia del ministro degli Esteri Lavrov, che è una delle organizzatrici. E questo, il ministro Giuli vorrebbe assolutamente evitarlo.