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 2026  marzo 19 Giovedì calendario

L’Ue travolta dalla nuova crisi. Merz: «Non restiamo passivi»

È sufficiente guardare i capitoli e la lunghezza delle conclusioni del summit Ue – si tratta di una bozza perché non tutto ancora è definito – per capirne la complessità: Medio Oriente, competitività, prezzi dell’energia, bilancio, difesa europea, multilateralismo (con il segretario generale dell’Onu Guterres a pranzo). E poi, ovviamente, Ucraina che prevede un testo a parte perché sostenuto solo in 26: l’Ungheria come al solito se ne chiama fuori.
Il Consiglio europeo inizia oggi alle dieci e non è ancora certo se proseguirà domani. Meglio però non aspettarsi decisioni sulla guerra in Iran, sui prezzi alti dell’energia, sulla competitività o sul prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina bloccato da Budapest: questo al momento non sembra il vertice giusto. Doveva essere il summit dedicato al rilancio della competitività europea, che sopravvive nello slogan «Un’Europa, un mercato», invece sarà assorbito dalle discussioni sull’impatto della guerra in Iran, a cominciare dall’impennata dei prezzi dell’energia. Sulle soluzioni, i Paesi sono divisi a partire dalla riforma dell’Ets, con Italia da una parte e Francia e Germania dall’altra. «Sono solo parole. Di grandi decisioni non ce ne sono», ha commentato ieri rassegnata una fonte diplomatica europea. Ed è forse anche per questo che il cancelliere tedesco Friedrich Merz parlando in Parlamento a Berlino prima del Consiglio europeo ha fatto un accorato appello a un lavoro comune in Europa per porre fine alla guerra in Iran. Ha detto: «Siamo quotidianamente in contatto con il presidente francese Emmanuel Macron, con il premier britannico Keir Starmer e con la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni». L’Europa non può «chiudere le tende», aspettando che la tempesta passi, ma deve lavorare per uscirne alla fine più forte. Soprattutto, per Merz, la guerra deve concludersi e l’Iran non può disintegrarsi, perché ne nascerebbero tre giganteschi problemi: quello della sicurezza, quello energetico e quello migratorio. E quest’ultimo, con i 900 mila sfollati in Libano e il precedente della Siria, è preso molto sul serio dal governo tedesco. Ma anche dagli altri Paesi Ue, a cominciare dall’Italia. Oggi prima dell’inizio del vertice si terrà l’ormai consueta «colazione sulla migrazione», a cui partecipano una ventina di Paesi Ue.
Gli Stati Uniti nella bozza delle conclusioni non vengono mai citati, però sull’Iran il Consiglio europeo invita a un «allentamento delle tensioni e alla massima moderazione», alla protezione dei civili nonché «al pieno rispetto del diritto internazionale da parte di tutte le parti». Resta difficile per l’Ue, o almeno per una parte dei suoi Stati membri, criticare apertamente gli Usa e Israele. Il cancelliere Merz, in Parlamento, ha confermato la presa di distanza dall’azione Usa. «Washington non ci ha consultato – ha affermato —. Avremmo sconsigliato di percorrere questa strada in questo modo». Ma allo stesso tempo, poiché le sue parole dei giorni scorsi sono state notate e hanno creato irritazione negli Stati Uniti, ha cercato di non allargare il divario con gli Usa. «Non vogliamo – ha detto Merz – che questa guerra diventi un peso per il partenariato transatlantico». In questo senso, ha giocato la carta dell’amico che deve avvertirti quando ritiene che tu stia sbagliando. «Non dobbiamo e non ci sottrarremo a dire con sincerità ai nostri partner dove la pensiamo diversamente e dove abbiamo interessi diversi», altrimenti «non è una partnership».
Il cancelliere ha ribadito che «finché la guerra continuerà, non vi prenderemo parte», aggiungendo tuttavia di «condividere con Israele e gli Stati Uniti l’obiettivo che l’Iran non rappresenti più una minaccia in futuro». E per questo si è detto disponibile, «se ci saranno le condizioni», a un’azione nello stretto di Hormuz: secondo alcuni esperti, la Germania potrebbe ad esempio contribuire con fregate o cacciamine a conflitto terminato. Il Consiglio europeo è concorde nel voler rafforzare le operazioni di «difesa marittima» dell’Ue Aspides e Atalanta. Intanto il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che la portaerei di nuova generazione che succederà alla Charles de Gaulle nel 2038 si chiamerà «Free France» in omaggio allo «spirito francese» di «resistenza incarnato dal generale».