La Stampa, 17 marzo 2026
Russia, l’epidemia dei libri cancellati
l 2025 è stato l’anno delle grande offensiva in Russia contro gli editori, racconta il sito Meduza, il più importante nell’ambito della critica al regime e nelle inchieste sulla repressione o la corruzione: offensiva che continua, inasprendosi. Un deputato della Duma ha addirittura avanzato la proposta di istituire una censura ufficiale e preventiva. Per ora non se n’è fatto niente, ci si limita alla pressione e a leggi che costringono gli editori a stampare sui libri dei triangoli di pericolo per segnalare opere, ad esempio, che potrebbero essere interpretate come propaganda per droghe o, poniamo, movimenti Lgbt.
Persino un romanzo come La mano sinistra delle tenebre, di Ursula K. Le Guin già tradotto nella Russia sovietica (il tema è l’androginia in un contesto fantascientifico), è ora stato ritirato dal commercio dopo una raffica di perquisizioni nelle librerie.
Sta dilagano però anche un nuovo fenomeno, che andrebbe sicuramente segnalato a Pietrangelo Buttafuoco, il presidente della Biennale di Venezia al centro delle polemiche proprio per aver invitato o comunque accolto la richiesta della Russia di partecipare alla grande mostra d’arte contemporanea: le bande nere.
Ci sono sempre più barre nere di cancellazione un po’ dovunque sui libri, che coprono righe o paragrafi interi, scrive il critico letterario Alex Mesropov. Inevitabile accostarle alle opere di Emilio Isgrò: che però sembrano essere diventate una realtà quotidiana (anche se potremmo leggere in questa autocensura una disperata denuncia)
L’elenco si aggiorna continuamente. Righe oscurate compaiono ad esempio in una biografia di Pasolini, o nei nuovi nei nuovi romanzi di Michael Cunningham e Salman Rushdie, così come in libri su Simone de Beauvoir e Anna Achmatova.
Non è un’imposizione esplicita, ma un’autocensura di emergenza da parte di editori e librai per evitare multe anche molto salate se i volumi trattano di argomenti proibiti, dalla sessualità all’aggressione dell’Ucraina; o persino i rapporti fra Urss e Germania nazista. Per non sbagliare e pagare si cancella a tutto spiano, denuncia il critico russo.
Va da sé che una situazione del genere, aggiunge, interessa anche il modo dell’arte. Una delle uscite editoriali più discusse è per ora una versione dell’Evgenij Onegin reinterpretata da un artista noto come Blue Pencil. Oscurando quasi tutto il testo del classico romanzo in versi di Aleksandr Puškin, ha creato un’opera completamente nuova: che ovviamente parla dei giorni nostri. Sarà a Venezia?