La Stampa, 18 marzo 2026
Bufera su Delmastro, socio di una famiglia mafiosa. La difesa: “Me ne sono andato subito”
Mafia, politica e una bistecca amara che ora rischia di andare di traverso anche a Giorgia Meloni. C’era tutto il gruppo dirigente di Fratelli d’Italia a Biella in affari con la famiglia Caroccia, a sua volta legata con il clan dei Senese, che da anni comanda a Roma. La vicenda ruota proprio attorno alle “Bisteccherie d’Italia”, ristorante al civico 452 di via Tuscolana: è questo l’unico locale di un’altra società – Le 5 Forchette srl – costituita a Biella il 16 dicembre 2024 quando tra i soci figuravano il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove (con il 25% delle quote), la vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino (5%) il segretario provinciale di FdI a Biella Cristiano Franceschini (5%), il consigliere regionale Davide Eugenio Zappalà, eletto nel collegio di Biella (5%) e l’impiegata Donatella Pelle (10%). Il restante 50% faceva capo a Miriam Caroccia, nominata amministratore unico ad appena 18 anni, ed erede di una famiglia dai rapporti stretti con quella camorristica dei Senese e del suo capo detto Michele ‘O Pazz.
Politica e giustizia s’intrecciano in una vicenda dai contorni ancora da chiarire e che, ça va sans dire, rischia di diventare lo sfondo della sfida referendaria a pochi giorni dall’apertura dei seggi, il 22 e 23 marzo. La notizia, pubblicata dal Fatto Quotidiano, è già oggetto di richieste di chiarimento da parte dell’opposizione, con il Pd che chiede formalmente alla presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo (anche lei di Fratelli d’Italia) di acquisire gli atti.
Oggi Mauro Caroccia, il padre di Miriam, è in carcere con una condanna definitiva a 4 anni per intestazione fittizia con l’aggravante di aver agevolato un’associazione mafiosa. Da una decina d’anni il suo nome è in relazione a quello di Michele Senese, ‘O Pazz, considerato il vero boss di Roma, anche dal carcere: i suoi pizzini, con gli ordini da recapitare agli affiliati, venivano consegnati scambiando le scarpe durante i colloqui con i parenti. Attorno a lui una cerchia ristretta di familiari e fedelissimi di cui un tempo facevano parte anche i Caroccia. Lo racconta lo stesso Mauro Caroccia durante il suo interrogatorio, prima di essere definitivamente condannato con l’aggravante mafiosa per aver ripulito i soldi dei Senese con i suoi ristoranti. Il fratello Daniele fin da piccolo faceva le vacanze insieme al figlio del boss ed era «in passato sentimentalmente legato a Santina Senese, figlia di Michele». Sarebbe stato proprio Daniele, prima di rompere i rapporti con la famiglia, a portare in dote ai Caroccia i rapporti con i Senese.
A febbraio 2023, però, i giudici di appello assolvono Michele Senese e fanno cadere per tutti gli imputati l’aggravante mafiosa. Ad aprile 2025 Caroccia “ricompare” sui social e annuncia l’apertura della “Bisteccheria d’Italia”, in via Tuscolana 452. Il ristorante fa capo a Le 5 Forchette srl – 10 mila euro di capitale sociale – società nata a Biella e che al momento della sua costituzione, alla fine del 2024, aveva come soci il gruppo dirigente di Fratelli d’Italia a Biella con i Caroccia.
Qual è il legame tra Caroccia, da una parte, e Delmastro, Chiorino e tutti gli altri dall’altra? «La mia storia antimafia è chiara ed evidente. Il mio livello di scorta non nasce per altri motivi se non per la mia battaglia contro la mafia» replica Delmastro che poi aggiunge: «Si parla di una società con una ragazza non imputata e non indagata, che si scopre essere “la figlia di...”. E appena l’ha scoperto, conclude «ho lasciato la società e l’ho fatto per il rigore etico e morale che mi contraddistingue».
Il deputato di Avs Marco Grimaldi parla di «vicenda inquietante che legherebbe ambienti di Fratelli d’Italia a famiglie appartenenti alla mafia romana». Anche perché nel 2025 l’appello bis ha confermato le condanne di primo grado per i Senese e i Caroccia e solo a quel punto Delmastro avrebbe venduto il 25% di quote a una società che lui stesso possiede al 100%, prima che la Cassazione confermasse l’appello bis e Caroccia finisse in carcere. «Siamo rispettosi del lavoro che sta svolgendo la magistratura, quella a cui Fratelli d’Italia cerca di spuntare le armi, perché – conclude Grimaldi – se i fatti fossero confermati, sarebbero di una gravità inaudita. Nel mentre, la Presidente del Consiglio non ha nulla da dire?».