La Stampa, 18 marzo 2026
Voice of America deve riassumere 1000 persone
Visto che oramai ubbidire ai giudici è un optional per Donald Trump è possibile che anche questa disposizione cada nel vuoto, ma la notizia è che un giudice federale ha ordinato all’amministrazione Trump di far tornare al lavoro oltre 1.000 dipendenti di Voice of America e di riprendere in pieno le trasmissioni dell’emittente finanziata dal governo, attiva durante i decenni della Guerra Fredda e di cui l’attuale Presidente ha ordinato la chiusura, nell’ambito di un programma di tagli alle spese pubbliche.
La sentenza del giudice Royce Lamberth arriva 10 giorni dopo che lo stesso magistrato aveva dichiarato che la persona scelta dal Presidente per sovrintendere ai licenziamenti di massa presso Voice of America era stata nominata illegalmente, rendendo quindi invalidi i tagli al personale. Era stata Kari Lake, ex conduttrice televisiva, a deliberare idrastici tagli al personale e ai finanziamenti, dopo essere stata nominata da Trump a capo della US Agency for Global Media, che gestisce Voice of America, Radio Free Europe, Radio Free Asia e altre stazioni.
Pur non essendo stata ancora formalmente smantellata, Voice of America è attualmente in stand by, cioè le sue attività sono fortemente ridotte in attesa della liquidazione definitiva.
Il suo fine istituzionale è produrre contenuti digitali, televisivi e radiofonici in 48 lingue per le stazioni affiliate in tutto il mondo. Il suo pubblico di riferimento principale è costituito da non americani al di fuori dei confini statunitensi, in particolare da coloro che vivono in Paesi privi di libertà di stampa o di giornalismo indipendente. Voice of America è stata fondata nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, coma strumento per far conoscere la voce delle democrazie nell’Europa occupata dai nazisti. Poi ha cambiato obiettivo, diventando uno strumento di informazione e propaganda anti-sovietica, e ha continuato a diffondere il punto di vista americano nel mondo anche dopo la caduta dell’Urss.