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 2026  marzo 18 Mercoledì calendario

Irene Maiorino: «Io, folgorata Da Meryl»

La spinta, racconta Irene Maiorino, è arrivata da Meryl Streep. «Ero giurata al festival di Giffoni, dove sono i ragazzi a intervistare gli ospiti. Non so cosa mi ha spinto, ma a un certo punto, decido di alzare la mano e di fare una domanda a lei. Fu tutto molto improvvisato, il ricordo che ho è degli occhi di questa grandissima attrice, il suo modo di comunicare, di rivolgersi a me, questo incrocio di sguardi. Mi ha folgorato. E ho capito che il mio non era solo una passione da spettatrice, volevo fare il suo mestiere». Napoletana, classe 1985, gavetta tra teatro, cinema e serialità (Gomorra, I bastardi di Pizzofalcone, 1994) fino a ruoli che le sono rimasti addosso: la Lila de L’amica geniale 4 e Nadia Marzano di Portobello. Sarà lei a fare gli onori di casa al Bif&st, al fianco del direttore Oscar Iarussi. «È un festival che amo, mi piace l’idea che sia profondamente mediterraneo, il luogo adatto per esaltare la ricchezza del confronto, l’integrazione delle diverse culture che mi sembra possa essere un faro, a maggior ragione oggi».
Torniamo agli inizi, folgorata da Meryl. E poi?
«Al liceo ho seguito un laboratorio di teatro, mi sono sentita subito nel mio. Sapevo che la scalata sarebbe stata lunga ma in cima ci volevo arrivare con le mie forze. Paradossalmente essere cani sciolti è un limite ma diventa una motivazione in più».
Quali incontri l’hanno formata?
«Innanzitutto quello con Beatrice Bracco: mi ha insegnato l’umanità dietro questo lavoro. Non me lo dimentico mai. Poi Antonio Latella: ho seguito un laboratorio annuale, in cui dovevamo anche scrivere. È stato importante per mettere a fuoco la visione. E Marco Bellocchio, l’ho incontrato da poco e lo porto nel cuore».
Gli attori che lavorano con lui parlano di una sorta di Bellocchio touch. Conferma?
«Sì. Ovviamente con lui partiamo tutti già ben predisposti, vista la sua grandezza. Ha un’attenzione unica per ogni ruolo, per ogni attore. Ascolta molto».
Conosceva la storia di Nadia Marzano, la donna che con la sua testimonianza al processo di appello a Enzo Tortora, permette di smontare il teorema accusatorio?
«Prima di essere scelta per Portobello no. Dopo il provino mi sono andata a documentare, è un personaggio chiave, la prima a dire la verità, una donna fragile ma coraggiosa. C’è una foto passata alla storia che la ritrae con Renato Vallanzasca, l’abbiamo anche ricreata sul set. C’è stato il pudore di rispettare la sua vicenda umana, come per tutte le persone coinvolte nella vicenda».
Nel caso di Lila, personaggio di fantasia, il rischio era invece di scontrarsi con l’immaginario dei fan di Elena Ferrante.
«Infatti per me la cosa che più mi ha emozionato è stato ricevere messaggi di spettatori da ogni parte del mondo, dal Messico alla Cina. Sono una forte lettrice, so come ci si rimane male. La gelosia di un lettore può essere più intensa di quella di un personaggio reale. Quello con Lila è stato un viaggio, sono quei lavori che ti portano in terre diverse. Sono stata con lei diversi anni, ho fatto tre anni di provini, senza svelare nulla, serviva segretezza come tutte le cose fragili. È stata come una grande storia d’amore. Dico sempre che lei mi ha reso adulta».
Com’è stato lo scambio con la Lenù di Alba Rohrwacher?
«Alba è stata parte del progetto fin dall’inizio, per me è stato bello confrontarmi con lei, lavorare sulla diversità e sulla fiducia. Serviva la continuità con l’intepretazione di Gaia Gerace, da cui l’ho ereditata. Saverio Costanzo ha creato le condizioni giuste. C’è qualcosa di unico nel nostro lavoro che non è facile da spiegare. Quello che può nascere dalle alchimie che si creano sul set, in palcoscenico. Qualcosa di magico, non è retorica, è così».
Ha interpretato Grazia Deledda, com’è stato?
«Una magnifica immersione, in Quasi Grazia di Peter Marcias. Trovo incredibile che un’intellettuale come lei, Nobel per la letteratura nel 1926, non sia considerata quanto meriterebbe. Averla raccontata mi riempie di orgoglio, sono felice di dare il mio contributo».
Altri progetti?
«Una serie, La scuola, con Cristiana Capotondi e Massimiliano Gallo, in arrivo prossimamente su Netflix. Sono una vice comandante della scuola Nunziatella di Napoli».