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 2026  marzo 18 Mercoledì calendario

Si appuntano spillette, si srotolano bandiere, i fronti opposti si preparano all’ultimo appello. A Roma oggi il No risuonerà alto in piazza del Popolo, con «Società Civile per il No», tutti i comitati e i leader del campo largo sul palco

Si appuntano spillette, si srotolano bandiere, i fronti opposti si preparano all’ultimo appello. A Roma oggi il No risuonerà alto in piazza del Popolo, con «Società Civile per il No», tutti i comitati e i leader del campo largo sul palco. Domani il Sì sarà promosso da Arianna Meloni e FdI al Palazzo dei Congressi della Capitale. Intanto le incursioni mediatiche si moltiplicano. Il vicepremier FI, Antonio Tajani a Cinque minuti di Bruno Vespa ha detto che «il referendum porterà la politica fuori dalla magistratura perché non ci saranno più correnti». Ed Elly Schlein al Tg1 ha rassicurato: «Se vince il Sì continueremo a costruire l’alternativa». Il fronte del No lamenta un «forte squilibrio» informativo a favore del Sì. E il Pd ha chiesto all’Agcom sanzioni per lo «scandaloso monologo» di Giorgia Meloni mercoledì sera a Quarta Repubblica su Rete4.
Ieri maratona oratoria intergruppo alla Camera per il Sì e proposta di legge di FI contro la malagiustizia. Ma i riflettori erano tutti puntati sul confronto a Skytg24, condotto dal direttore Fabio Vitale, tra il ministro Carlo Nordio e il presidente del comitato «GiustodireNo», Enrico Grosso. Il primo convinto che la riforma dia «più garanzie ai cittadini». L’altro sicuro che vengano tolte «minando l’autonomia e l’indipendenza della magistratura» con un «Csm indebolito». Siderali le distanze. «I due Csm resteranno assolutamente indipendenti e autonomi», promette Nordio. E Grosso ribatte: «Credo nella sua buonafede. Ma leggo i testi. Non c’è l’assoggettamento formale della magistratura alla politica ma di fatto potrà avvenire». «Grazie al sorteggio si recide il vincolo delle correnti nel Csm» e non ci sarà «alcun assoggettamento del pm all’esecutivo che manterrà il controllo sulla polizia giudiziaria», garantisce il Guardasigilli, che spera in un’affluenza «la più alta possibile, tra il 50 e il 60 per cento almeno». Il sorteggio «umilia i magistrati» e «il problema non è l’indebolimento del pm ma di tutti i magistrati», ribatte Grosso.
Ne è convinta anche Elly Schlein che dice: «Spero vinca il No perché eviterebbe una riforma sbagliata e dannosa per i diritti dei cittadini. La giustizia si può migliorare ma non mettendo i giudici sotto il controllo del governo». Per la leader dem «la destra non ha ascoltato l’appello di Mattarella. Meloni ha detto “se vince il No ci saranno più stupratori liberi per strada”. Ma è stato il governo a liberare e riportare a casa uno stupratore libico». Accusa, quella dei toni alti, alla quale Nordio nel confronto aveva risposto: «Sono stato chiamato bandito, mafioso, piduista. E quello che mi ha ferito di più è che sono state attribuite a me le parole, da me citate, di un magistrato». Vale a dire l’accusa di «Csm paramafioso», pronunciata da Nino Di Matteo.
Giuseppe Conte rivendica a DiMartedì su La7: «Non ho cambiato idea sul sorteggio del Csm, sono a favore di uno temperato. Ma c’è il sorteggio puro per i magistrati, mentre la politica seleziona i più affidabili e li manda al Csm con mandato politico».
E rifioriscono vecchie polemiche. Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri a Radio Capital si dice «sempre convinto che mafie, massoneria deviata e centri di potere voteranno Sì». E se ne accendono di nuove. Il senatore di FdI Franco Zaffini, in un convegno per il Sì, dice che «quando caschi davanti alla magistratura è come se ti diagnosticano un cancro». Parole «indecenti e inaccettabili», Angelo Bonelli. «Vergognosa furia delirante», incalza l’M5S. La Lega, infine, protesta per l’assemblea nelle scuole di Firenze sotto l’egida della Cgil e del No.