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 2026  marzo 18 Mercoledì calendario

In Ue si insiste su Hormuz e si tratta con Orbán

Gli inviti del presidente Usa Donald Trump ad affiancare gli Stati Uniti nella guerra all’Iran e in particolare nello Stretto di Hormuz in un’operazione navale per forzare il passaggio di petroliere e mercantili continua a cadere nel vuoto. Ieri la Francia ha ribadito di essere pronta a partecipare a una missione di scorta solo quando saranno cessati i bombardamenti. E anche la Grecia si è sfilata, come già hanno fatto Italia e Germania.
L’Unione europea resta determinata a perseguire la via diplomatica nel tentativo di evitare un’escalation in Medio Oriente. «Siamo impegnati diplomaticamente perché non abbiamo alcun interesse in una guerra senza fine ed è nel nostro interesse, nell’interesse dell’Ue, mantenere aperto lo Stretto di Hormuz», ha dichiarato il portavoce della Commissione europea El Anouni nel briefing quotidiano con la stampa. Il tema sarà sul tavolo domani del summit dei leader Ue e la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, ha confermato un alto funzionario europeo, «sarà inevitabilmente un argomento di discussione con il segretario generale delle Nazioni Unite» António Guterres che parteciperà al vertice. Ma la possibilità di una soluzione a livello di Onu richiederà tempo. L’aspettativa, ha proseguito il funzionario, è di «un dibattito molto concreto. L’Europa non ha iniziato questa guerra. I Paesi membri non sono stati nemmeno consultati sull’inizio di questa guerra. Ma ciò di cui dobbiamo occuparci sono le conseguenze della guerra». Il Consiglio europeo, in origine dedicato alla competitività e ora con una parte rilevante dedicata alla situazione in Medio Oriente, affronterà dunque gli alti prezzi dell’energia. Le soluzioni per affrontare il problema tuttavia dividono gli Stati membri che hanno mix energetici diversi. In particolare il sistema di scambio delle emissioni Ets crea divisioni. Il ministro dell’Energia Alberto Pichetto Fratin ha chiesto «una sospensione dell’Ets per quanto riguarda il termoelettrico».
I leader Ue discuteranno anche di Ucraina. Oggi comincia la missione della Commissione per il supporto nella riparazione, che finanzierà, dell’oleodotto Druzhba, che portava il greggio russo a Slovacchia e Ungheria e colpito a fine gennaio da droni russi. Budapest ha posto il ripristino dell’oleodotto come condizione per revocare il veto sul prestito Ue da 90 miliardi a Kiev deciso in dicembre. Il presidente Zelensky ha però avvertito, in una lettera ai vertici Ue, che i lavori richiederanno almeno un mese e mezzo. Ma il premier ungherese Orbán ha chiarito: «Niente petrolio, niente soldi!».