Avvenire, 17 marzo 2026
Barche e gommoni in pericolo. Oltre 500 persone messe in salvo
Soccorsi continui, arrivi autonomi, messa in sicurezza e anche naufragi: nel Mediterraneo è sempre più allerta umanitaria. Sono decine e decine i migranti che nelle ultime ore si sono imbarcati alle volte delle coste europee sfidando le onde che di ora in ora hanno preso forza. Sette sbarchi con 292 migranti complessivi arrivati a Lampedusa nella sola giornata di domenica. Fra loro c’è una mamma che piange il bimbo perso dalle braccia tra le onde del mare. Il piccolo aveva due anni. Era con la madre e il gruppo di migranti su un barchino di 9 metri partito da Sfax, in Tunisia. Quando i militari della motovedetta Cp327 della guardia costiera hanno avvistato il natante, lo scafo – che già da un po’ aveva iniziato a imbarcare acqua – era già parzialmente inabissato. Tutti i migranti sono finiti in mare, ma sono stati salvati. Soltanto del piccolo, che è scivolato dalle braccia della madre quando è finita in mare, non è stata trovata traccia. Sulla “carretta” di ferro c’erano persone originarie di Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Guinea e Sierra Leone. Gli ivoriani hanno raccontato che per la traversata hanno pagato 300 euro e che vogliono restare in Italia.
Ma quella appena passata è stata una domenica continua di allarmi dal mare. Almeno tre imbarcazioni, segnala Alarm Phone, a bordo delle quali si trovavano complessivamente oltre 180 migranti avevano lanciato l’allerta domenica sera. Un’imbarcazione con 62 persone, partita dalla Libia, in difficoltà a causa di onde alte in un mare che sta prendendo forza. Hanno preso il largo dalla Libia anche le altre due barche delle quali Alarm Phone aveva dato notizia domenica mattinata: una con 60 e l’altra con 65 persone a bordo. «Sono alla deriva – affermava Alarm Phone – e i venti sono forti. Abbiamo perso i contatti ore fa». Poche ore prima la nave Ong Sea Watch5, partita sabato sera da Palermo per una nuova missione, ha già soccorso almeno 94 persone nel corso di due diverse operazioni. Tra loro anche una bambina in condizioni critiche che è già stata trasferita dalla guardia costiera a Lampedusa con un inizio di ipotermia. Il porto assegnato dalle autorità italiane per lo sbarco è quello di Marina di Carrara. «Le autorità italiane ci impongono una lunga ed estenuante navigazione verso Marina di Carrara – sottolinea la Ong che chiede un porto più vicino quattro giorni di viaggio per persone stremate, che hanno bisogno di assistenza medica a terra».
Anche la nave Life Support di Emergency da meno di una settimana in mare (è partita da Taranto mercoledì scorso) ha già fatto tre soccorsi nelle ultime 48 ore. L’ultimo domenica sera, mettendo in sicurezza 25 persone che navigavano nel buio e senza giubbotti salvagente su un piccolo gommone bianco sovraffollato. Tra i 25 naufraghi, 11 sono minori non accompagnati.
«Il buio ha complicato le attività di ricerca ma, appena individuato questo piccolo gommone sovraffollato, abbiamo iniziato le operazioni di salvataggio» dichiara Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support. I naufraghi hanno riferito di essere partiti da Zawiya, in Libia e provengono da Sudan, Sud Sudan, Somalia, Yemen, paesi segnati da conflitti, violenze, povertà, insicurezza alimentare e cambiamenti climatici. In totale sono 123 le persone a bordo della nave, di cui 26 minori non accompagnati e 20 donne, che si stanno dirigendo verso il porto di Civitavecchia, assegnato dalle autorità subito dopo il primo salvataggio, a tre giorni di navigazione dall’attuale posizione della Life Support, con l’arrivo previsto nella prima mattinata del 17 marzo. Ma c’è anche chi trova un approdo temporaneo di soccorso sulla piattaforma petrolifera. Avviene per 71 persone partite dalla Tunisia sono state tratte in salvo dalla piattaforma gas tunisina Miskar.
Altre 40, informa sempre Alarm Phone, si trovano su un’imbarcazione nelle vicinanze, probabilmente la Maridive 703. «Riteniamo che si tratti delle persone che erano sulle due imbarcazioni per le quali avevamo dato l’allerta», afferma Alarm Phone. L’ultimo salvataggio, ieri mattina: la nave “Aita Mari” ha tratto in salvo 32 persone da un gommone alla deriva da giorni. Tra le persone soccorse anche un bambino di due anni, una donna incinta e altri otto minori. Il natante spagnolo ha fatto rotta su Vibo Valentia, quale porto sicuro di sbarco assegnato. Intanto la Ong Mediterranea avverte: «È pericoloso mettersi in mare, salpando dalla Libia e dalla Tunisia: onde sino a sei metroi nel Mediterraneo» lancia sui social il pericolo per un imminente allerta meteo.