ilmessaggero.it, 17 marzo 2026
Veronica Bocelli: «Andrea per sbaglio finì in camera della Regina Elisabetta. Nostra figlia Virginia? Sare felice se facesse la cantante»
La vita di Veronica Berti è cambiata da quando ha incontrato Andrea Bocelli, suo marito. Ma il lusso, per lei oggi no, non è mai cambiato. È sempre lo stesso, avere il tempo. «Il tempo di guardare le persone negli occhi, di staccarsi dai device, che sono fondamentali per il lavoro e la conoscenza, ma restano strumenti. Il tempo per sé e per chi si ama è un dono prezioso». A Vanity Fair la signora Bocelli parla del suo impegno. E quando ne parla si sente molto fortunata nel farlo. «Il senso di responsabilità però è enorme: per mio marito, per la Fondazione Andrea Bocelli, per tutte le persone che rappresento. Per me non esiste un piano B. Esiste solo il piano A. Al massimo cambia forma».
Descrive suo marito come una persona «molto più sorridente e ironica di come appare sul palco. Quando entra nel suo ruolo artistico è serissimo, determinato, rigoroso. Nella vita quotidiana è un’altra persona, molto più leggera».
Un amore, il loro, nato in pochi minuti. «Sì, è proprio così. Viviamo insieme dal giorno in cui ci siamo incontrati. Ero molto giovane, non avevo ancora finito l’Università. Mi sono laureata in Lettere e Filosofia all’Università di Macerata, poi ho iniziato il percorso verso il management musicale. Andrea, nella stessa università, si è laureato in Letteratura russa. Era destino».
Una coppia che fin qui non ha mai attraversato momenti di difficoltà. «Come coppia no. Io litigo da sola, faccio tutto in dieci minuti e poi non mi ricordo nemmeno più il motivo. Andrea non si arrabbia quasi mai, ma quando succede è molto deciso. È una persona che avverte una volta sola e poi chiude».
A Vanity Fair si descrive come una madre istintiva, mentre Andrea è un padre ansioso. Racconta anedotti, qualche storia. Poi si concentra su Virginia che ha un talento vocale che potrebbe permetterle di intraprendere la carriera musicale. «Ho sempre sperato che Virginia affrontasse le opportunità con entusiasmo, e lei ha sempre detto sì, un po’ per compiacere, un po’ per carattere.
Così è cresciuta, fino a prendere a otto anni l’impegno del disco di Natale. Le abbiamo spiegato che, pur essendo piccola, il lavoro era serio e coinvolgeva molte persone: ci sarebbero stati imprevisti, possibili errori sul palco, ma tutto faceva parte della vita. Lei ha mostrato presenza scenica e determinazione, le stesse del padre».
Dalla vita Andrea ha ricevuto un dono che gli ha permesso di potersi esibire davanti a personalità straordinarie. Nel cuore di Veronica è rimasto l’incontro con Muhammad Ali. «Era sei mesi che non parlava. Quando Andrea gli parlò, lui gli disse: “Sing for me”. La famiglia pianse non per Andrea, ma per lo sforzo incredibile che Ali fece per rispondere».
Poi «le racconto un episodio divertente. L’ultima volta che abbiamo visto la regina Elisabetta II, la sovrana invitò Andrea ad andare a cavallo con lei e poi gli mostrò le stalle. Un’altra volta, durante il matrimonio reale della principessa Eugenie a Windsor, Andrea, che ama i pendoli, iniziò a vagare per il castello e finì nientemeno che nella stanza della regina! Mi ritrovai così davanti alla sovrana, che era seduta su una poltrona con i piedi sollevati, a riposarsi, ed era divertita mentre Andrea apriva tutti i pendoli. Nessuno lo fermò e anche lei lo lasciò fare. Non lo dimenticherò mai».
Ma Andrea è sempre rimasto lo stesso. Sempre. «Una mattina ci svegliammo sapendo che il suo disco era il numero uno negli Stati Uniti, in Europa, ovunque. Io saltavo sul letto urlando: “Andrea, sei il numero uno!”. Lui si girò e disse: “Sono lo stesso di ieri e sarò lo stesso di domani”. Poi aggiunse: “Sono contento per voi”. Questo è Andrea. Non fa musica per essere sul podio».