Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  marzo 17 Martedì calendario

Chi è Gian Luca Pelloni Bulzoni, erede di Raffaella Carrà

Se Raffaella Carrà aveva un rimpianto era quello di una gravidanza mancata, una maternità di sangue. Con Sergio Japino, il secondo grande amore dopo Gianni Boncompagni, aveva provato a avere un figlio, ma quel bambino non era mai arrivato: troppo tardi, aveva raccontato. E così Carrà i figli se li era scelti: le ragazze dei suoi ex, i bambini sostenuti a distanza in Marocco o Guatemala, i nipoti, Matteo e Federica Pelloni, figli del fratello Renzo morto a soli 56 anni e considerati fin qui eredi unici. E Gian Luca Pelloni Bulzoni, il figlio adottivo che oggi si scopre erede universale, beneficiario cioè dell’intero patrimonio al netto delle quote lasciate agli altri cari.
Un figlio scelto poco prima di morire, cinque anni fa, battezzato tale per amore e riconoscenza, raccontano gli amici di una vita, verso chi per vent’anni le è stato vicino. Lucidissima, forse superstiziosa, certamente organizzatrice maniacale, Raffaella aveva voluto quel figlio d’anima anche per garantirsi un erede, sistemare il suo patrimonio, portare avanti l’attività artistica e benefica, evitare quelle laceranti beghe d’eredità comuni a tanti grandi, ricchissimi, artisti, da Pavarotti a Dalla a Gina Lollobrigida.
I due, Raffaella Maria Roberta Pelloni, vero nome di Carrà, e Gian Luca Pelloni Bulzoni si erano conosciuti, ricorda chi li ha frequentati, nel 2001 mentre l’icona globale del pop conduceva il suo Sanremo. Bulzoni, origini ferraresi, che oggi ha 62 anni, si era presentato come guardia del corpo, poi era diventato autista, factotum, amico, assistente di fiducia, nello staff di ogni programma televisivo della Raffa nazionale dalle ultime edizioni di Carramba in poi. Solo alla fine figlio.
Di lui si sa che è fondatore e titolare, a Roma, della Arcoiris edizioni musicali, sede a Vigna Clara, stesso indirizzo di casa Carrà, l’appartamento di lusso in cui l’artista ha passato gli ultimi anni della sua vita e che per un po’ è stato in vendita, invenduto: 400 metri quadrati, nove camere da letto, tre bagni, due terrazzi.
L’adozione doveva rimanere cosa segreta, Carrà non voleva si sapesse oltre la cerchia ristretta dei più fidi collaboratori, chiusa nella riservatezza con cui ha protetto sempre la sua vita privata. Tre anni fa aveva scoperto il mistero la giornalista Rai Adriana Pannitteri che nel suo libro dedicato alla “ragazza perfetta” aveva scritto: «Quale rapporto c’era tra lei e Bulzoni, adottato poco prima della morte per consentire la nomina a erede? Ci sarà una guerra con i nipoti per la conquista del suo immenso patrimonio?». La guerra non c’è stata. Carrà, nel suo testamento, non ha escluso nessuno degli affetti.
Con i nipoti ci sarebbe stato un accordo, a loro sarebbero andate somme di denaro e proprietà. Poi c’è l’appartamento romano, la villa all’Argentario accanto a quella da sogno progettata da Giò Pomodoro di proprietà però di Japino, un buen retiro a Montalcino, le case in Spagna e soprattutto i diritti d’immagine, della voce, del nome e delle opere dell’artista. Si parla di 300 milioni di euro. Di cui erede universale è Gian Luca Pelloni Bulzoni che ha creato la Fondazione Carrà. Nelle prossime settimane, a cinque anni dalla morte dell’artista, dovrebbe annunciare gli eventi in onore di mamma-Raffaella.