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 2026  marzo 17 Martedì calendario

Signora sindaca, e il Comune va

Ottanta anni fa in Italia alle donne fu concesso di poter essere elette alle urne. Ancora oggi però solo il 15,4% dei Comuni è guidato da donne. Alla rappresentanza femminile nei Comuni ha dedicato una ricerca l’Anci che racconta i passi avanti compiuti e i molti da fare ancora: il 35,3% delle cariche amministrative – sindaci, vicesindaci, assessori, consiglieri e presidenti del consiglio – è ricoperto da donne e il 64,7% da uomini. Sorprendenti sono in particolare altri due dati: fra le cariche elettive (come sindaco e consigliere) le donne sono il 74,8% del totale e solo il 25,2% fra quelle nominate. Quando a decidere sono gli elettori riscuotono più consenso e fiducia degli uomini, quando si tratta di nominare direttamente gli uomini sovrastano. «È una ricerca che abbiamo fortemente voluto – spiega Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia e delegata Anci alle pari opportunità – e i dati ci parlano di un cambiamento culturale importante che è stato anche il risultato delle politiche sulle pari opportunità degli ultimi 50 anni. Quando sono nata, nel 1986, le donne sindaco erano 14, ora siamo quasi 1200, ma ancora poche». Andando a guardare i titoli di studio e le competenze emerge un livello diverso dagli uomini: le donne laureate o con specializzazioni o titoli post-laurea sono quasi il 50%, gli uomini poco più del 33%. E sono anche mediamente più giovani. La presenza femminile più bassa non è dovuta alla minore competenza, ma agli ostacoli che vivono. «Nel nostro Paese – aggiunge Ferdinandi – il carico di cura pesa ancora in maniera sbilanciata sulle spalle delle donne, la maternità è considerata una benedizione, ma è un pozzo senza fine di vulnerabilità individuali. Una donna su cinque non rientra al lavoro dopo il parto. Non basta solo che aumentino all’interno delle istituzioni, ma che il lavoro pubblico sia davvero capace di rimuovere gli ostacoli che producono diseguaglianza. A cominciare dalle barriere culturali».
Lo studio di Anci rivela dei cambiamenti in corso, come ad esempio quelli relativi alle classiche deleghe amministrative spesso date alle donne: istruzione, welfare pari opportunità. Non sono più solo quelle. «I cambiamenti ci sono – conferma Ferdinandi – e a Perugia contiamo su una bravissima assessora donna al Bilancio e in generale lo sguardo femminile è diverso». Come accade a Gioia Tauro, Comune calabrese che è anche il più grande porto transhipment, cioè di trasbordo delle merci, in Europa. Simona Scarcella è l’unica sindaca dei trenta Comuni della Piana di Gioia Tauro. «Dove ci sono le donne – commenta Scarcella – si dimostra concretezza efficace e capacità di gestire le situazioni in modo corretto. Il fatto che ci sia una donna al comando ha spiazzato gli equilibri locali. Ho un’amministrazione al femminile, ma ammetto che ho trovato grande sensibilità e collaborazione dal mondo maschile. I cittadini dimostrano maggiore fiducia nei confronti delle femmine, perché trovano non solo un sindaco, ma una persona con cui puoi parlare».
La geografia delle amministratrici non fa risaltare una grande disparità territoriale: le sindache sono di più al Nord-Ovest (43,7%), ma in generale la presenza è a macchia di leopardo. Matilde Celentano è la prima sindaca donna di Latina. «La mia amministrazione è caratterizzata dalla presenza femminile, e valgono non perché sono donne, ma perché di valore. Non ci sono ruoli o politiche maschili e femminili, siamo persone e ognuno ha il suo ambito». Celentano per 30 anni ha fatto il medico e si è occupata di fragilità e non autosufficienza: «Possiamo tagliare tutto ma non i servizi sociali che sono sempre stati a Latina un’eccellenza e che con le donne al potere si sono maggiormente umanizzati i percorsi di assistenza. Poi diamo grande attenzione alla cultura: teatro, biblioteche, servizi ai giovani».
E guidano di più i Comuni medio-piccoli, tra i 3.000 e i 15.000 abitanti. Dove peraltro ci sono stipendi più bassi, spesso equiparabili a rimborsi spese. Come quello di Fonni, nel Nuorese in Sardegna, dove è sindaca Daniela Falconi. «Nei piccoli Comuni – spiega Falconi – le donne vengono elette perché si valuta la persona e le consigliere sono le più votate. A mano a mano che si sale di dimensioni, con le partecipate e gli enti più grandi, dominano altre logiche. La mia squadra è paritaria come generi, abbiamo lavorato insieme e non produciamo politiche migliori o peggiori, ma semplicemente diverse. Diamo molta attenzione agli aspetti che riguardano il welfare e la cultura. Una delle prime nostre azioni è stata aumentare le ore di apertura dell’asilo nido comunale, poi progetti con le scuole e il sostegno ai centri per persone con disabilità. Su queste cose la sensibilità delle donne arriva prima rispetto a chi dà più importanza alle infrastrutture fisiche».