Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  marzo 17 Martedì calendario

La Curia scelta da Leone

«Sparire perché rimanga Cristo». Le parole di Leone XIV nella Sistina, il 9 maggio dell’anno scorso, davanti ai cardinali che lo avevano eletto il giorno prima, non erano solo un manifesto del pontificato, l’espressione della spiritualità del nuovo Papa, ma anche un programma di governo. Robert Francis Prevost, da padre generale degli agostiniani ha guidato con mano ferma il suo ordine, e ha cominciato a farlo anche con la Chiesa. Uno stile pacato, morbido nei toni ma determinato. Non ha fretta, Leone XIV, ma già con le prime scelte ha mostrato il profilo di quella che sarà la sua Curia.
Nel ripercorrere gli ultimi conclavi, del resto, si può notare come i cardinali abbiano scelto ogni volta il profilo necessario in quel momento storico. Solo Joseph Ratzinger aveva lo spessore e le spalle abbastanza larghe per reggere la successione a Giovanni Paolo II e i suoi ventisei anni di pontificato. Dopo lo scandalo Vatileaks e le dimissioni di Benedetto XVI, il clima plumbeo che gravava su San Pietro fu dissolto all’istante dall’elezione del «prete callejero», di strada, che per primo aveva scelto il nome del santo di Assisi. La scossa di Francesco ha attirato un affetto planetario ma conosciuto anche resistenze feroci, fuori e forse soprattutto dentro la Chiesa. I cardinali, nell’ultimo conclave, erano consapevoli di dover scegliere un uomo capace di comporre e tenere assieme le differenze. Così Leone XIV ha confermato tutti gli incarichi «donec aliter provideatur», finché non si provveda altrimenti, e ha cominciato a muoversi con cautela e metodo, una sorta di normalizzazione.
Nella Chiesa non funziona uno spoils system analogo a quello dei sistemi politici, tantomeno con Prevost. È prossimo un avvicendamento nella Segreteria di Stato: se il cardinale Pietro Parolin ne resta alla guida, l’arcivescovo venezuelano Edgar Peña Parra, 66 anni, Sostituto e quindi «numero due» della Terza Loggia, sta per essere trasferito e diverrà, si dice, nunzio in Italia. Resta il fatto che finora, in dieci mesi, il Pontefice ha cambiato solo due «ministri». Da ultimo, ha scelto come prefetto del dicastero della Carità l’arcivescovo spagnolo Luis Marín de San Martín, 64 anni, già sottosegretario del Sinodo, al posto del cardinale polacco Konrad Krajewski, 62 anni, nominato arcivescovo nella sua città natale, a Lodz. Ogni Pontefice sceglie il proprio Elemosiniere e il cardinale Krajewski è stato un simbolo del pontificato di Francesco, celebre per i suoi giri notturni in furgone a portare cibo e aiuti ai clochard, le missioni in Ucraina o tra i migranti di Lesbo, l’aiuto alle trans di Torvaianica rimaste senza clienti per il Covid o la volta che si calò nel vano del contatore di un palazzo romano occupato per riattaccare la luce.
Il nuovo Elemosiniere proseguirà lo «sforzo magnifico» del predecessore, «voglio lasciarmi interpellare dal grido dei poveri», ma si può immaginare con uno stile più affine a Prevost, anche perché è un frate agostiniano come il Papa e si conoscono da decenni.
Leone XIV mostra un’attenzione particolare per chi, come lui, appartiene a un ordine religioso e soprattutto, come lui, ha un profilo discreto. Nel discorso natalizio alla Curia, ha parlato della «amarezza» e «delusione» davanti ad «alcune dinamiche legate all’esercizio del potere, alla smania del primeggiare».
La sua prima nomina importante è stata, il 25 settembre, a capo del dicastero che guidava da cardinale: come prefetto dei Vescovi ha scelto l’arcivescovo Filippo Iannone, 68 anni, già a capo dei Testi legislativi. Iannone ha un profilo discreto come il nuovo Elemosiniere ed è un frate carmelitano. Altri incarichi potranno liberarsi nei prossimi mesi, tra cardinali che hanno concluso il mandato quinquennale e sono stati confermati pro tempore, come l’arciprete di San Pietro Mauro Gambetti, 60 anni, e altri che hanno da tempo superato l’età della pensione, come Michael Czerny, 80 anni a luglio, prefetto del dicastero per lo Sviluppo umano integrale.
Nel frattempo emergono alcuni nomi. Una nomina in prospettiva importante è anche quella del nuovo vicereggente della Prefettura della Casa pontificia, il nigeriano Edward Daniang Daleng, 48 anni, agostiniano. Per gli esercizi spirituali di Quaresima, Leone XIV ha scelto come predicatore il vescovo norvegese Erik Varden, 51 anni, monaco dell’ordine dei cistercensi della stretta osservanza, un trappista. Tra i relatori del suo primo concistoro straordinario, a gennaio, i soli a non guidare ancora un dicastero erano i cardinali Fabio Baggio, 61 anni, scalabriniano, sottosegretario dello Sviluppo Umano Integrale; e Ángel Fernández Artime, 65 anni, già rettore maggiore dei salesiani, pro-prefetto dei Religiosi.
Moderazione, affidabilità. Ma proseguendo le innovazioni di Francesco. Le prime mosse di Leone XIV confermano la crescita di ruoli di responsabilità alle donne. Suor Simona Brambilla, prima donna capo dicastero, nominata da Bergoglio prefetto dei Religiosi, con Prevost è divenuta pure membro del dicastero dei Vescovi. Suor Raffaella Petrini, prima donna a capo del Governatorato, è stata nominata anche nella Commissione di Materie Riservate, un organismo-chiave che decide se applicare il segreto sulle questioni giuridiche, economiche o finanziarie.