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 2026  marzo 17 Martedì calendario

Tutte le follie di Trump

Rodney Mims Cook Jr., collocato da Donald Trump a capo della Commissione per le Belle arti (l’agenzia federale che dovrebbe fornirgli consigli sul design e sulle questioni estetiche), è più realista del presidente che si crede re. E ha quindi proposto di sostituire con capitelli corinzi quelli ionici che dal 1830 coronano le otto colonne del Portico Nord della Casa Bianca e le sei del Portico Sud. Non è un mistero, d’altronde, che Trump preferisca lo stile corinzio, con i suoi intrecci di foglie d’acanto, a quello ionico, che si accontenta di esibire due volute in cima alle colonne, e a quello dorico, ancora più sobrio.
Il progetto
Di colonne con capitelli corinzi, oltretutto dorati, pullulava l’appartamento del tycoon nella Trump Tower. Di capitelli corinzi dorati pullula la sua residenza di Mar-a-Lago in Florida, nei cui spazi interni, ricoperti con 7 milioni di dollari di foglia d’oro, i suoi architetti obliterarono l’originario stile spagnoleggiante. E anche la sala da ballo in costruzione alla Casa Bianca – per edificare la quale Trump ha ordinato di abbattere l’Ala Est dell’edifico – pullulerà di una foresta di colonne con capitelli corinzi, di colorazione ancora ignota.

Il gusto di Trump per una versione degenerativa dello stile, già piuttosto greve di suo, della Versailles del Re Sole è ben noto. E contravviene, di fatto, all’ordine esecutivo da lui stesso firmato lo scorso agosto e intitolato Making Federal Architecture Beautiful Again (Rendere di nuovo meravigliosa l’architettura degli edifici federali). In questo sorprendente documento si decretano per legge gli stili da evitare per gli edifici pubblici – in cima alla black list ci sono il brutalismo e il decostruttivismo à la Frank O. Gehry – e quello invece da promuovere, ovvero «l’architettura classica» e neoclassica, nelle sue molte varianti dettagliatamente elencate al comma c dell’articolo 3 di quell’ordine esecutivo.
Se è vero che gli edifici greci avevano in origine una policromia che farebbe inorridire i cultori del loro attuale nitore che è solo il frutto del passare del tempo e della pioggia che ha dilavato i pigmenti, il trionfo di oro e di elementi pompier di cui Trump è invaghito da sempre non hanno infatti nulla a che vedere con il «classico» e il «neoclassico».
Un finto classico
Ben poco classici sono gli arredi scelti per il suo ufficio («Lo Studio Ovale di Trump è un dorato incubo rococò», ha scritto il New York Times) e ben poco classica è apparsa anche la ristrutturazione, sempre alla Casa Bianca, del bagno di Abramo Lincoln, rivestito di marmi bianchi e neri molto «mossi» e (sorpresa!) dotato di rubinetteria dorata: è uno stile «molto adatto ai tempi di Lincoln», ha commentato, soddisfatto, lo stesso Trump. E ben poco classica, se con questa parola si intende una certa compostezza, è anche un’altra scelta relativa all’arredamento della Casa Bianca, ovvero la decisione di collocare nella galleria dei ritratti dei presidenti non una foto di Joe Biden ma l’immagine dell’autopen, il dispositivo per firmare automaticamente i documenti di cui, secondo Trump, il suo predecessore abusava in quanto non più in pieno possesso delle facoltà mentali.
Il parere degli esperti
Quanto ai capitelli corinzi proposti da Cook, non è ancora nota l’opinione di Trump al riguardo. Molti storici dell’architettura bocciano l’iniziativa, anche perché quel tipo di capitello ha una volumetria diversa da quello ionico e abbisogna quindi di colonne con uno stelo adatto a sostenerlo. Qualcun altro invece li promuove, ricordando che anche il Campidoglio e il palazzo della Corte Suprema hanno colonnati con capitelli corinzi. Resterebbe però la contraddizione tra l’ukase trumpiano, che prescrive di riportare l’edilizia istituzionale allo stile neoclassico per «rendere di nuovo meravigliosa l’architettura federale», e la scelta di intervenire con una certa leggerezza sulle facciate di un edificio che di quello stile è una delle massime icone.