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 2026  marzo 17 Martedì calendario

I mille stratagemmi per coprire Khamenei

È caccia al secondo dei Khamenei. Trump e Netanyahu sono pronti a rivendicarne l’omicidio come hanno fatto con il padre. L’hanno definito un «topo nascosto sottoterra», «un peso leggero», «un leader inadeguato», «non tanto supremo», «con cui non si può trattare», «che l’unica cosa intelligente che può fare è arrendersi». Mojtaba Khamenei è il Bersaglio. Per la mentalità occidentale, se venisse ucciso, anche la volontà di resistenza dei Pasdaran verrebbe meno. È possibile abbiano ragione, ma forse no. Perché la cultura sciita è forgiata dal martirio di Hussein nipote del Profeta andato in battaglia a Karbala contro forze che sapeva soverchianti. Per questo, nella propaganda della Repubblica Islamica, Ali Khamenei non si è riparato nei bunker. Ne avete per tutti gli iraniani? Avrebbe chiesto secondo gli agiografi. Allora neanche io li userò. Così anche il figlio Mojtaba sarebbe pronto al sacrificio. Intanto però, fa di tutto per sopravvivere. Se si salva lui, un Iran in macerie potrebbe ancora pensare di aver resistito alle più potenti macchine belliche del mondo.
Di Mojtaba Khamenei si dice sia stato ferito dal bombardamento che gli ha decimato la famiglia: padre, madre, moglie, un figlio e due nipoti. Dove si nasconde? E come sta cercando di non farsi trovare? Può essere nei sotterranei di un ospedale. A Qom, la città santa, in un seminario religioso. Ovunque tranne che in una località indicata dalle mappe come sede governativa o dei Pasdaran. Per capire «come» si nasconde si può guardare agli esempi dei latitanti di mafia o ai programmi di protezione per testimoni. La base è uno scudo a cerchi concentrici, che non si conoscono tra loro, per cui se ci fosse una breccia non si potrebbe risalire a tutti gli altri.
L’anello più vicino dev’essere composto da poche forze fidate ed efficienti. Non possono essere numerosi per non dare nell’occhio. Il secondo cerchio dev’essere affidato a insospettabili. Civili, bambini, donne che portino i messaggi al terzo cerchio, quello che trasmette la comunicazione alla leadership politica. Resta il problema dei sistemi di trasmissione tra i vari strati e cerchi di protezione.
Con la superiorità digitale dei nemici, qualsiasi telefono o computer è da escludere. Le guardie e lui stesso non possono avere addosso alcun cellulare che sarebbe hackerabile o attivabile a distanza. Resta sempre valido il sistema Riina: pizzini, fogli di carta, niente più. Per segnalare un’esigenza si può dare fuoco a un pneumatico, appendere un lenzuolo, portare a spasso il cane. Dal secondo o meglio dal terzo anello si può cominciare a parlare in codice attraverso sim telefoniche usa e getta oppure rispolverando tecnologie analogiche. Nei film (Independence Day o 007) avevano ipotizzato il telegrafo o le radio. Ancora validi. Una volta lontani fisicamente dal Bersaglio, si può rientrare nel mondo digitale. Ma con prudenza. Un sistema innovativo è la blockchain che non serve più solo ai Bitcoin, ma anche a comunicare. Più semplici le chat dei giochi. Dalla Xbox alla Playstation, fino ai siti di burraco. Anche quelli sono intercettabili, ma sono miliardi in tutto il mondo e si possono alternare tra loro facendo impazzire chi cerca di trovare la fila di briciole che porta a Mojtaba Khamenei. Un errore e il Bersaglio è morto.