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 2026  marzo 17 Martedì calendario

Meloni ferma su Hormuz

«In questo momento la guerra è il primo problema di cui mi occupo, c’è un monitoraggio e un’attenzione costante per tutti nostri militari, che sono rimasti sul territorio per continuare le missioni a cui partecipiamo, anche per proteggere la sicurezza di partner che per noi sono strategici».
Giorgia Meloni interviene a Quarta Repubblica, trasmissione di Nicola Porro, su Rete 4, e oltre a occuparsi del referendum sulla giustizia, ormai alle porte, commenta la situazione della crisi in Medio Oriente: «Ovviamente stiamo tutti lavorando senza sosta per una de-escalation, perché la diplomazia possa riprendere il suo ruolo».
Se il punto fermo è che l’Italia resta fuori dalla guerra, come altri Paesi europei, Meloni conferma che il governo è pronto a inviare un’altra nave nel Mar Rosso, per garantire la navigazione dei mercantili almeno di fronte alla minaccia dello Yemen e delle fazioni degli Houthi: «Per ora possiamo rafforzare Aspide, la nostra missione europea sul Mar Rosso». Ma la premier ci tiene a precisare che questo dossier non tocca lo stretto di Hormuz, al momento il picco della crisi: «In questo caso è più difficile, intervenire, significherebbe fare un passo in avanti per un coinvolgimento che non vogliamo».
Sul fronte internazionale il governo poi firma una dichiarazione congiunta con Francia, Germania, Canada e Regno Unito, che se da una parte invita Hezbollah a cessare gli attacchi contro il territorio israeliano, dall’altra è molto esplicita nell’inviare un messaggio proprio a Tel Aviv: «Una significativa offensiva terrestre israeliana avrebbe conseguenze umanitarie devastanti e potrebbe portare a un conflitto prolungato. Deve essere evitata. La situazione umanitaria in Libano, compreso il continuo sfollamento di massa, è già profondamente allarmante».
Una nota che è nata su iniziativa della presidenza francese del G7, ma dalla quale sono rimasti fuori sia il Giappone che gli Stati Uniti. «Ribadiamo il nostro appello – sottoscrive anche Meloni – affinché tutte le parti attuino pienamente la risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e sosteniamo gli sforzi del governo libanese volti a disarmare Hezbollah, a vietarne le attività militari».
Insomma un messaggio in cui, anche se di poco, Roma prende le distanze sia da Washington che dal governo di Tel Aviv, schierandosi con gli altri leader del G7.
Sul fronte interno arrivano i ringraziamenti di alcuni leader di opposizione, da Carlo Calenda a Elly Schlein a Guido Crosetto: «Devo ringraziare il ministro che sta costantemente tenendo aggiornati i segretari di partito sul conflitto. Un’attenzione non scontata», scrive il leader di Azione. Ma le opposizioni incalzano: «Potenziare Aspides? Non ci facciamo trascinare, non scherziamo», avverte il 5 Stelle Giuseppe Conte. «Sul costo dei carburanti dal governo ancora nulla, si sbrighi», attacca la leader dem Schlein.
Proprio il capitolo degli interventi del governo contro il caro prezzi, intanto, si arricchisce di un nuovo tema. Fra le ipotesi rispunta anche quella di una tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche. A rilanciarla il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini. «Abbiamo tassato le banche, possiamo anche tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere» dice, prospettando un nuovo intervento «fiscale o normativo» contro le speculazioni dopo aver convocato mercoledì in prefettura a Milano 14 compagnie di settore, tra le quali Eni, Ip, Tamoil, Q8, le pompe bianche e altri operatori. «Se c’è qualcuno che sta speculando non sono disponibile a tollerarlo», sostiene.
Il pacchetto di interventi allo studio del governo dovrebbe arrivare prima della fine del mese.