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 2026  marzo 17 Martedì calendario

Donald frustrato dagli alleati. E vuole rinviare il viaggio in Cina

Donald Trump era abbastanza di buonumore ieri mattina, circondato per pranzo da amici che ha nominato nel consiglio di amministrazione del Kennedy Center, e poi in serata nello Studio Ovale affiancato dal suo vicepresidente J.D Vance, e si è prestato a due lunghe conferenze stampa con i giornalisti. Ma era evidente la frustrazione nei confronti di alcuni Paesi – soprattutto la Gran Bretagna – che sembrano resistere all’idea di inviare, come da lui richiesto, navi cacciamine e altri aiuti per assicurare il transito commerciale nello Stretto di Hormuz.
Alla domanda se gli Stati Uniti torneranno ad essere il «poliziotto del mondo» anche se gli altri Paesi si rifiutano di collaborare per la sicurezza dello Stretto, Trump ha risposto di aver chiesto anni fa: «Perché non veniamo rimborsati per aver tenuto aperto lo Stretto di Hormuz?». Gli ha sempre «dato fastidio», ha aggiunto, che gli Stati Uniti proteggano lo Stretto quando a trarne vantaggio sono Pechino (91% del suo petrolio), il Giappone (95%) e altri Paesi europei, mentre gli Usa non ne hanno «bisogno». Non ha nominato le nazioni che potrebbero collaborare per Hormuz. «Le annuncerà» il segretario di Stato Marco Rubio. Nel weekend aveva detto di averlo chiesto a circa 7 Paesi (ne aveva nominati 5: Cina, Francia, Giappone, Sud Corea, Regno Unito). Trump ha anche confermato che intende rimandare il viaggio in Cina, che era previsto dal 31 marzo al 2 aprile: «Ho chiesto di rimandare di un mese, per via della guerra». Il segretario al Tesoro Bessent, a Parigi per colloqui preparatori con i cinesi, aveva dichiarato che l’eventuale rinvio non sarebbe dovuto «alla richiesta del presidente che la Cina monitori lo Stretto» ma al fatto che Trump vuole stare a Washington durante la guerra.
Alcuni alleati che faranno parte della coalizione per Hormuz «sono locali», ha detto Trump; altri «devono attraversare un oceano». «Molti Paesi mi hanno detto che sono in arrivo... alcuni sono molto entusiasti». Ma ha espresso disappunto per quelli che «non sono così entusiasti. E immagino che alcuni, uno o due, non lo faranno. Li abbiamo protetti per 40 anni, con decine di miliardi dollari». Ha annunciato che ne parlerà al Congresso. «Dirò: perché proteggiamo Paesi che non ci proteggono? Ho sempre pensato che fosse una debolezza della Nato: noi li proteggiamo ma ho sempre detto che nel momento del bisogno loro non ci proteggeranno». Poi ha insistito di non aver «bisogno» di aiuto, presentando la sua richiesta come una sorta di test. «Non faccio pressione, il mio atteggiamento è: non abbiamo bisogno di nessuno, siamo la nazione più forte del mondo... ma voglio vedere come reagiscono». Macron ha superato il test: «su una scala da 0 a 10», Trump gli dà 8 come voto. «Non è perfetto, è francese... non cerchiamo la perfezione. Penso che aiuterà». Del Regno Unito si è detto «non contento»: pensa che Starmer alla fine sarà coinvolto, ma «dovrebbe farlo con entusiasmo», dopo che «abbiamo lavorato con loro per l’Ucraina e non era necessario per noi». Trump ha raccontato che il premier britannico gli ha detto che deve «consultare il suo team»: «Sei il primo ministro, non puoi prendere tu la decisione di mandare delle cacciamine?». Più tardi ha enumerato le truppe Usa schierate in Germania, in Sud Corea e in Giappone: «Ci sono Paesi dove abbiamo 45 mila soldati per proteggerli e ci dicono: preferiremmo non essere coinvolti».
Trump insiste che gli iraniani stanno negoziando, ma «non so se sono pronti». Il problema è che la Casa Bianca non sa chi guida davvero l’Iran. Non è chiaro se Mojtaba Khamenei sia «sfigurato, abbia perso una gamba o sia morto». Il presidente Usa non ha mostrato fretta di chiudere la guerra. Ha raccontato che un ex presidente gli ha confessato di essersi pentito di non aver attaccato l’Iran. «È George W. Bush?» gli è stato chiesto. «No». «Bill Clinton?». «Non voglio dirlo». Ha anche detto che Israele lo ha avvertito di una possibile invasione del Libano: «Hezbollah è il problema».