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 2026  marzo 17 Martedì calendario

Iran, no europeo alle richieste di Trump

 Ci sono timori che sono più forti di certe minacce: entrare in guerra è uno scenario che l’Unione europea non intende rischiare. Gli Stati membri hanno prestato la massima attenzione per evitarlo quando la guerra era (ed è) quella scatenata dalla Russia contro l’Ucraina e il copione si ripete con il conflitto promosso da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Il presidente Usa Donald Trump ha avuto l’effetto di compattare i ministri degli Esteri dei Ventisette, che hanno escluso l’invio di navi da guerra nello Stretto di Hormuz: «Nei nostri colloqui è emersa la chiara volontà di rafforzare Aspides. Tuttavia, per il momento, non c’è alcuna intenzione di modificarne il mandato», ha spiegato l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas al termine della riunione a Bruxelles, tanto più che «l’Europa non fa parte di questa guerra. Non abbiamo iniziato questa guerra, la guerra e gli obiettivi politici non sono chiari», ma soprattutto «naturalmente, parliamo con diverse parti».
La missione dell’Ue Aspides, a guida greca, è al momento composta da tre navi militari (una francese, una greca e una italiana) ed è schierata nel Mar Rosso. Per farla intervenire nello Stretto di Hormuz è necessario modificarne il mandato: la missione è concepita per proteggere le navi mercantili dagli attacchi dei ribelli Houthi, alleati dell’Iran, nel Mar Rosso e «non c’è appetito tra i Ventisette a inviare le navi sopra la linea di Muscat, nessuno vuole entrare attivamente in questa guerra», ha insistito Kallas.
Le minacce del presidente Usa Donald Trump questa volta non hanno funzionato, come del resto non avevano funzionato quando a rischio c’era la sovranità della Groenlandia. Il presidente Usa, in una telefonata al Financial Times, ha detto che «è giusto che coloro che beneficiano dello Stretto di Hormuz contribuiscano a garantire che non accada nulla di male», argomentando che l’Europa e la Cina dipendono fortemente dal petrolio del Golfo, a differenza degli Stati Uniti. «Se non ci sarà alcuna risposta o se la risposta sarà negativa, penso che sarà molto dannoso per il futuro della Nato», ha aggiunto. Secondo Trump gli Stati Uniti non erano «obbligati» a sostenere la Nato con l’Ucraina, che è «a migliaia di chilometri da noi... Ma li abbiamo aiutati. Ora vedremo se loro aiuteranno noi. Perché ho sempre detto che noi saremo lì per loro, ma loro non ci saranno per noi. E non sono nemmeno sicuro che ci saranno». In giornata Trump, in una conferenza stampa annunciata all’ultimo momento e tenuta al Kennedy Center di Washington, è poi intervenuto nuovamente aggiustando un po’ il tiro: «Non cerco di convincerli a tutti i costi, perché il mio atteggiamento è: non abbiamo bisogno di nessuno».
I Paesi Ue, che non avevano avuto il coraggio di criticare apertamente la guerra all’Iran di Stati Uniti e Israele fatta eccezione per la Spagna, invece ieri sono stati molto chiari nel non volerne essere coinvolti. A cominciare dalla Germania. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ricordato che «è sempre stato chiaro che questa guerra non è una questione della Nato». Il leader tedesco ha sottolineato che «non c’è mai stata una decisione comune su se iniziare o meno questa guerra» e dunque «per questo non si pone nemmeno la questione di come la Germania potrebbe essere coinvolta militarmente. Non lo faremo». Per il momento i Paesi Ue non intendono inviare navi, non lo farà nemmeno la Francia anche se Trump aveva ipotizzato un coinvolgimento di Parigi. Il 9 marzo il presidente francese Macron aveva sì evocato una missione internazionale «puramente difensiva», ma solo «dopo l’uscita dalla fase più calda del conflitto» e non è questo il caso. In quell’occasione Parigi ha deciso l’invio di due navi nel mar arabico senza però vincolarle per il momento alla missione Aspides. Anche l’Italia se n’è chiamata fuori. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha detto che su Hormuz deve «prevalere la via diplomatica». Per il collega spagnolo José Manuel Albares «l’attuale mandato di Aspides è corretto e non necessita di alcuna modifica».
Sulla stessa linea Londra nonostante le critiche di Trump. «Non ci lasceremo trascinare in una guerra più ampia», ha dichiarato il premier Keir Starmer ai giornalisti, spiegando di stare collaborando con i partner per un «piano collettivo praticabile» per la riapertura di Hormuz.