Il Messaggero, 16 marzo 2026
Il Paese delle 8 generazioni
Un altro futuro è possibile. Nel mondo dove si stanno sgretolando tutte le tradizionali certezze, dove i megatrend della demografia (crescita zero in Occidente e forte natalità nel Sud-Est del mondo) e il trionfo della longevità sparigliano le carte sociali, e dove le culture mischiate dalla globalizzazione fanno i conti con la super tecnologia che abbiamo istruito e ora punta a sostituirci, converrà cambiare paradigma. Nuove idee possono nascere da un fatto clamoroso. Lo indica Isabella Pierantoni, sociologa, fondatrice di Generation Mover, futurista, tra le maggiori esperte italiane ed europee di analisi generazionale, nel suo saggio “Il secolo delle generazioni” (Il Mulino, 264 pagine, 20 euro): «Per la prima volta nella storia convivono insieme ben otto generazioni e ben cinque di queste possono trovarsi fianco a fianco in alcuni ambiti lavorativi».
Così si va dai Founder, gli ultracentenari che ancora hanno qualcosa da insegnarci, ai Silent, quelli che hanno ricostruito i Paesi dopo la Seconda Guerra mondiale; dai Baby Boomer, al comando per decenni nel segno dell’ottimismo, alla Generazione X e ai Millennial che si sono trovati con la prima rivoluzione hi-tech mondiale; dalla GenZ che ha vissuto Torri Gemelle e crisi economica alla Generazione Alpha che ha attraversato il Covid, per arrivare alla neonata Generazione Beta, quella che nel 2100, tra 80 anni sarà alla guida dei Paesi. Periodi diversi, esperienze diverse, parole diverse e un futuro unico, da costruire insieme proprio grazie a questo capitale multigenerazionale.
Qualche numero. Nel 2022 l’umanità ha toccato quota 8 miliardi, nel 2037 raggiungeremo secondo l’Onu i 9 miliardi con l’India primo motore demografico. Secondo la Bank of America l’89% della GenZ vive nei Paesi emergenti mentre la longevità n Occidente è diventata un cardine sociale: siamo passati dall’aspettativa di vita globale di 47,8 anni nel 1960 ai 73,5 nel 2024. E nel 2018 per la prima volta gli over 65 hanno superato i bambini di 5 anni. L’Europa è il continente, e l’Italia è il Paese record, dove mentre la curva delle culle corre verso lo zero, gli over non solo vivono più a lungo, ma lavorano o tornano al lavoro dopo la pensione, guidano imprese, governano. Per esempio nella PA il 40% dei lavoratori ha tra i 50 e i 59 anni, mentre in 13 anni, dal 2010 al 2023, 550mila giovani hanno lasciato l’Italia, una fuga da 134 miliardi di euro. Brilla così la Silver economy anche se, secondo l’AIPB, entro il 2028 ci sarà un forte cambio di capitale con Millennial e GenZ che erediteranno fino fino a 200 miliardi di euro, in Italia fino a 20 miliardi.
L’OPPORTUNITÀ
«Abbiamo un’opportunità straordinaria – racconta la studiosa che è nata cuspide da Boomer e Gen X – riconoscere le singole peculiarità e farle incontrare proprio in questo momento così delicato dove il futuro appare incerto e la prima tentazione è quella di rivolgersi alle certezze del passato. Ma se il conflitto generazionale è un errore diagnostico perché non sappiamo riconoscere il valore, anche economico della diversity, quello di guardare indietro è un errore storico perché il passato non sarà mai lo stesso presente».
La teoria multigenerazionale, questa la tesi di fondo, è un valido strumento di lavoro: una volta comprese le diverse radici – soprattutto quegli eventi che ci hanno formato collettivamente negli anni dell’adolescenza tipo lo sbarco sulla Luna, il Covid, o l’IA... – le prospettive e competenze di ogni singola generazione, si possono costruire ponti per raggiungere risultati straordinari. Un esempio: in Giappone il salto di qualità dei robot umanoidi fu quando questi vennero fatti interfacciare con gli anziani e i loro bisogni. Certo non è facile. Facciamo un altro esempio. In Italia sono in attività oltre 4 milioni di Baby Boomer che hanno fatto del lavoro il cardine di vita, una vera passione tra competizione e successi. La Gen X, la cosiddetta generazione Sandwich, ma soprattutto i Millenial hanno invece il work balance: la globalizzazione e l’innovazione tecnologica hanno indicato loro la via per riscrivere le regole. Ancora di più la Gen Z, ovvero gli iperconnessi e Incel. Parlarsi e fissare obiettivi comuni non è semplice, non comprendere le radici e i linguaggi diversi è un autogol sociale e lavorativo.
LA MAPPA
Lo strumento più trasformativo è la Generational Futures Wave, la mappa della propria onda generazionale, dei bisogni e della prospettiva del proprio futuro. È una rivisitazione di un modello sviluppato alla Stanford University negli anni ’90, pensato per orientare l’innovazione. «La diversità generazionale è un ingrediente chiaro del vantaggio competitivo – sottolinea Pierantoni che nel suo prezioso saggio, basato su 15 anni di studi e ricerche, mette a fuoco anche il ruolo potente delle donne – L’IA? Meglio l’IG, intelligenza generazionale, umana, si deve passare dai talenti individuali, dai comportamenti stagni, al riconoscimento della ricchezza generazionale. Il futuro? Per me è una competenza che dobbiamo avere in tasca, è un obbligo non una scelta. Le competenze e le strategie per attuarlo ce le abbiamo».