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 2026  marzo 16 Lunedì calendario

Ritorno alle preferenze? Tacita bocciatura trasversale

È un “partito” trasversale, un po’ come quello degli astenuti. All’interno ci sono politici di sinistra, esponenti di destra, e pure qualche rappresentante “centrista”. Tutti con idee diverse, va da sé, tranne che su un punto: rimettere le preferenze nella legge elettorale potrebbe non essere una buona idea. A parole i leader di tutti i partiti (o quasi) si dicono favorevoli alla reintroduzione di uno strumento che «riavvicinerebbe» le persone alle urne. Nei fatti, però, tra le loro truppe parlamentari si moltiplicano dubbi e interrogativi tenuti rigorosamente in off. Pure da parte di chi, con le preferenze, in passato, è stato eletto. Sarà questo uno degli scogli da affrontare quando l’esame della legge elettorale entrerà nel vivo, con tutta probabilità già dal 24 marzo. Perché se un emendamento sul tema, tra commissione o Aula, verrà di certo presentato – lo ha annunciato Fratelli d’Italia – c’è già chi si domanda come potrà essere affossato. Senza, chiaramente, intestarsi il “misfatto”.
IL DIBATTITO
Basta avvicinarsi a qualche conciliabolo in corso in Transatlantico, o interrogare a microfoni spenti membri di maggioranza e opposizione per rendersi conto che le opinioni e le critiche – sulle preferenze non potrebbero essere più coincidenti di così. C’è, innanzitutto, l’aspetto economico. Con costi delle campagne elettorali che rischiano di lievitare, tra i 60mila e 100mila per singolo onorevole in corsa. La lista delle spese è lunga: dall’apertura di singoli comitati sul territorio all’allaccio della corrente, passando per i materiali da affissione e la relativa manodopera, le attività sui social e le irrinunciabili pizzate e cene elettorali. Tant’è che un meloniano di vecchia data, eletto in lista bloccata, ammette: «All’epoca non me lo sarei potuto permettere». Ma qui, per dirla come un esponente di Forza Italia, «non si tratta solo di soldi». Tra i principali crucci di chi occupa gli scranni di Camera e al Senato, ci sono i “ras delle preferenze”, casi di candidati capaci di raccogliere un numero elevatissimo di voti nominali (dietro cui talvolta è successo che si celassero ambiguità). Fuori dai casi limite, anche la competizione a suon di preferenze con consiglieri comunali e regionali – tutti i giorni sul territorio – potrebbe non essere una passeggiata per chi ha passato gli ultimi cinque anni nella Capitale, facendo ritorno nella propria città solo nei fine settimana.
I più schietti fotografano poi le conseguenze che potrebbero esserci a ricasco sull’attività parlamentare. A partire dalle presenze: «Se la legge reintrodurrà le preferenze vedrete scappare i parlamentari già il mercoledì per tornare sul territorio», mormora un dem. E poi l’iter d’esame dei provvedimenti: «Gli eletti saranno disponibili a cedere alle richieste dei partiti e a ritirare un emendamento che risponde a richieste locali o di associazioni e soggetti che abbiano sostenuto legittimamente la sua elezione? Non credo». Riflessioni che vanno ben oltre il calcolo opportunistico, e che raccontano di una realtà più complessa di quella per cui «con le preferenze le persone ritorneranno a votare». I flussi delle ultime regionali e comunali, borbotta un maggiorente di partito, «ci dicono che non è così».
Il dibattito sulla legge elettorale entrerà nel vivo presto: l’intenzione del presidente della commissione Affari costituzionali, Nazario Pagano, è cominciare a fare sul serio già da martedì 24 marzo, nel day after delle urne referendarie. Ma di portare a galla queste perplessità – e passare per chi teme le preferenze – non se ne parla. Non certo nei partiti più grandi e radicati, come Pd e Fdi, che sarebbero i più favoriti (o meglio, i meno colpiti) dall’inserimento delle preferenze. «Penso che il medico del Senato abbia prescritto più di qualche calmante», ironizza un senatore meloniano dopo la riunione organizzata proprio da Giovanni Donzelli per dibattere di legge elettorale e dell’emendamento in via di scrittura: preferenze sul modello toscano, con nomi pre-stampati sul modulo da sbarrare con una crocetta.
I PARTITI
Pure nel Pd il ritorno delle preferenze non convince tutti, di sicuro non il correntone di Montepulciano guidato da Dario Franceschini, Roberto Speranza e Andrea Orlando, ma neppure gli schleiniani, visto che i campioni di preferenze sono più spesso tra le fila dei riformisti e tra gli ex sindaci e governatori. Se da Forza Italia si guarda con preoccupazione ai “signori delle tessere”, la Lega non ha mai nascosto la sua contrarietà anche a fronte dell’eliminazione degli uninominali. Stessa perplessità, anche se più celata, arriva dal M5S, che sul radicamento territoriale ha sempre fatto fatica. I più esperti sulla materia guardano anche alle criticità tecniche: «Una volta inserite, bisognerà ridisegnare i collegi». E ai possibili stratagemmi tecnici: «Se presentato in Aula, e non in commissione, l’emendamento potrebbe essere votato con voto segreto». Il timore malcelato è di intraprendere una battaglia “popolare” certo, ma simile a quella del taglio dei parlamentari, finita per rivelarsi un boomerang. E soprattutto di avere più instabilità, a dispetto del nome di battesimo della nuova legge: «Stabilicum».