La Stampa, 16 marzo 2026
Pensionati in fuga
Novità in vista per i pensionati che vivono all’estero. Dal 20 marzo parte infatti la prima fase di accertamento dell’esistenza in vita per i tanti italiani, circa 340mila sparsi in 160 Paesi, che risiedono fuori dai confini nazionali. In parallelo in Senato avanza un disegno di legge promosso da Fratelli d’Italia che punta a favorire il rientro di quanti, soprattutto in anni più recenti, si sono spostati all’estero per risparmiare sulle tasse ed approfittare di costo della vita più basso del nostro.
In ballo c’è una partita che nel complesso vale all’incirca 1,75 miliardi di euro. La maggior parte di questi pagamenti sono localizzati in Europa, dove viene erogato quasi il 62% delle pensioni, seguita dall’America settentrionale con circa il 20%, Oceania col 9%, America meridionale col 6%e infine Africa, Asia e America centrale con percentuali attono all’1%.
A partire dalla prossima settimana il fornitore del servizio di pagamento delle pensioni al di fuori del territorio nazionale, ovvero Citibank N.A, curerà la spedizione delle richieste di attestazione dell’esistenza in vita nei confronti dei pensionati residenti in America, Asia, Estremo Oriente, Paesi scandinavi, Stati dell’Est Europa e paesi limitrofi. «Per ridurre il rischio di pagamenti di prestazioni dopo la morte del beneficiario e in una logica di prevenzione delle criticità derivanti dalle eventuali azioni di recupero delle somme indebitamente erogate» l’Inps però anche quest’anno ha previsto che alcuni pensionati possono essere interessati dalla verifica generalizzata indipendentemente dalla propria area geografica di residenza o domicilio.
Gli attestati andranno restituiti a Citibank entro il 18 luglio 2026. Se entro questa data l’attestazione non viene però prodotta il pagamento della rata del prossimo agosto, se possibile, avverrà in contanti presso le agenzie Western Union del Paese di residenza. In caso di mancata riscossione personale o nel caso non venga prodotta l’attestazione di esistenza in vita al più tardi entro il 19 agosto, il pagamento delle pensioni sarà sospeso a partire dalla rata di settembre.
In base alle regole dell’Inps sono esclusi dall’accertamento generalizzato i pensionati i cui dati sono oggetto di scambio telematico, in virtù di accordi tecnico-procedurali stipulati dall’Istituto con enti previdenziali di altri Stati (in particolare ci si riferisce a Germania, Svizzera, Polonia, Francia, Belgio, Olanda e Australia), oppure quanti hanno riscosso personalmente agli sportelli Western Union almeno una rata di pensione in prossimità dell’avvio del processo di verifica. Nessun controllo, ovviamente anche per le pensioni già sospese da Citibank a seguito del mancato completamento delle precedenti campagne di accertamento dell’esistenza in vita o di riaccrediti consecutivi di rate di pensione.
Per attestare l’esistenza in vita, a fronte di casi particolati, sono previste procedure alternative. Riguardano soggetti in stato di infermità fisica o mentale, o che risiedano in istituti di riposo o sanitari, pubblici o privati, o affetti da patologie che ne impediscano gli spostamenti, o ancora incapaci o reclusi in istituti di detenzione. In questi casi è necessario contattare il Servizio di supporto di Citi, che rende disponibile il modulo alternativo di certificazione di esistenza in vita.
Ma è possibile far rientrare in Italia almeno una quota dei tanti pensionati che negli ultimi anni hanno trasferito all’estero la loro residenza fiscale andando alla ricerca di nazioni che assicuravano loro un regime fiscale di favore ed un costo della vita più basso del nostro? È una sorta di operazione reshoring quella che sta prendendo corpo in Senato su iniziativa di Domenico Matera di Fratelli d’Italia. In base al disegno di legge attualmente all’esame della commissione Finanze e Tesoro di Palazzo Madama, contrario il Pd che ha presentato molti emendamenti per smontare un comma dopo l’altro l’intero ddl, l’idea è quella di offrire anche da noi un regime fiscale di favore sottoforma di un’Irpef sostitutiva al 4% su tutti i redditi non già tassati in Italia, pensione compresa ovviamente, applicabile per 15 anni successivi al ripristino sul suolo nazionale della loro residenza fiscale.
Per accedere a questo beneficio, però, il pensionato dovrà rientrare in Italia da un paese extra-Ue in cui risiede da almeno 5 anni e stabilirsi in un piccolo comune italiano con non più di 3 mila abitanti. L’obbiettivo della proposta è infatti duplice: da un lato recuperare base fiscale tassata altrove o addirittura non tassata del tutto e orientare i rientri verso le aree interne più colpite dallo spopolamento.
Tra il 2018 ed il 2025 i pensionati che percepiscono un assegno negli Stati Uniti sono calati del 40%, -50% Canada e Australia, di contro la Tunisia ha fatto segnare un +255% toccando quota 2.123 soggetti, +144% il Portogallo (che però nel 2024 ha abolito le agevolazioni fiscali per gli stranieri residenti), +75% la Spagna a quota 5.624, e +63% (e 1.100 pensionati residenti) la Romania. Gli assegni in regime nazionale, frutto dei versamenti sia alla previdenza pubblica che a quella privata) pagati all’estero nel 2025 erano in tutto 35.451. In dettaglio: 22.530 risiedono in Europa (+38,4% rispetto al 2018), 4.777 in Nord America (-42,8%), 2.075 in Oceania (-51,6%), 2.970 in Sud America (+73,9%), 1.874 in Centro America (-24,1%), 586 in Africa (+16,75) e 624 in Asia (+33,6%). «Negli ultimi 8 anni vi è stato un notevole rimescolamento delle destinazioni preferite, dovuto principalmente al mutamento delle convenienze economiche, probabilmente imputabili alle fluttuazioni dei tassi di cambio e del conseguente costo della vita nei diversi Paesi ospitanti, o all’adozione, da parte di alcuni di essi, di politiche fiscali particolarmente favorevoli (nei confronti dei pensionati o, più in generale, di chiunque decida di trasferirsi)» è scritto nella memoria presentata dall’Inps che ha dato via libera al progetto «dal momento che non produrrebbe effetti negativi».