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 2026  marzo 16 Lunedì calendario

Treccani e Lattes, via alle acquisizioni

Un mercato specchio della crisi demografica. Pochi protagonisti sulla scena. Big del settore che valutano acquisizioni davanti all’occasione di turno. È l’editoria scolastica italiana, bellezza. Quattro anni fa alcuni marchi di primo piano sono stati assorbiti dai maggiori gruppi: Mondadori ha preso De Agostini Scuola (divenuta D Scuola); La Scuola Editrice si è accaparrata Il Capitello; il gruppo finlandese Sanoma, quotato alla Borsa di Helsinki, è sbarcato nel Belpaese con l’acquisizione delle attività di Pearson Italia. Ora la trattativa più calda riguarda la storica casa editrice torinese Lattes. Una realtà che copre una quota del 4,5% delle vendite nelle scuole medie e poco più dell’1% in quelle primarie. In pole position c’è Treccani, che nel 2016 ha dato luce a Treccani Scuola, gettandosi a capofitto sui manuali che finiscono fra i banchi delle scuole secondarie.
A svelarlo è stato Il Sole 24 Ore, secondo cui a inizio 2024 Lattes era in trattativa con Mondadori. Fonti vicine alla partita confermano. D’altra parte, il presidente esecutivo di Mondadori Education, Gian Luca Pulvirenti, chiarisce che «siamo costantemente attenti alle opportunità di crescita, anche per linee esterne che si creano sul mercato: in questi anni abbiamo valutato diversi dossier». Anche Zanichelli abbraccia la stessa filosofia. Il suo ultimo giro di shopping risale a 10 anni fa con la rilevazione di Atlas. Dall’azienda bolognese fanno sapere che, dinanzi a opportunità di acquisizione, non mancano mai valutazioni in tal senso. No comment, invece, da Sanoma per motivi di “policy”.
Negli ultimi sei anni, l’unica new entry nel settore è stata Feltrinelli Scuola. Che da settembre ha avviato una partnership proprio con Treccani, il cui obiettivo è chiaro: farsi largo in un mercato dove le vendite valgono circa 790 milioni di euro, stando ai dati dell’Associazione italiana editori (Aie) dove ci sono 156 marchi in tutto e una filiera che conta 10mila addetti. Eppure, un’indagine dell’Agcm chiusa a gennaio lo definisce «statico» e con una «progressiva concentrazione». La quota maggiore è di Mondadori (31,8%), seguita da Zanichelli (25,1%), Sanoma (13,5%) e La Scuola (8,1%). Quattro realtà che da sole detengono quasi l’80% della torta.
«In un contesto complesso orientato verso le sinergie e con margini ridotti, le economie di scala sono importanti – dice Giorgio Riva, presidente del Gruppo Educativo dell’Aie -. Non parlerei di strategie aggressive, quanto di necessità di raggiungere dimensioni adeguate a sostenere gli investimenti». «Questa fotografia dimostra che, se non fa parte di un gruppo, un marchio del settore trova difficoltà a competere, anche dal punto di vista produttivo», commenta Paolo Ambrosini, presidente di Ali-Confcommercio. Tanti i fattori che le case editrici devono fronteggiare. Primo su tutti, il calo demografico: quasi 600 mila studentesse e studenti in meno dal 2019 al 2024. E poi ci sono l’incremento della popolazione studentesca non madrelingua e di quella con Dsa, che comporta consistenti cambi nell’offerta, nonché il tema dei costi. «Fino al 2021 il prezzo della carta era tra i 700 e 800 euro a tonnellata – dice Riva -. Oggi è sui 1.100 euro. E la lettura su carta resta fondamentale per la comprensione di testi complessi, essendo più efficace rispetto agli schermi. Il modello da adottare è misto. Inoltre, i costi dei trasporti e dei servizi digitali hanno il loro peso».
Le ricadute finiscono anche sulle famiglie. L’Agcm sostiene che una famiglia spende oltre 2.100 euro per comprare i libri scolastici: in media 580 euro per le medie e 1.250 euro per le superiori. Negli ultimi 5 anni, i prezzi sono saliti intorno al 7-8%, a fronte di un calo del potere d’acquisto. Tenendo a mente che lo Stato contratta e acquista i libri per la scuola elementare, mentre tocca ai nuclei familiari per medie e superiori, cosa fa il governo? Dal 2023 c’è un fondo per la fornitura gratuita di libri alle famiglie meno abbienti: con una serie di provvedimenti d’urgenza diventati legge, da 133 milioni iniziali, è passato a 137 milioni per l’anno scolastico 2025-2026, 139 milioni per il 2026-2027 e 136 milioni dal 2028. L’erogazione passa da Regioni e/o Comuni. «Una misura apprezzabile, ma non sufficiente – commenta Riva -. Si innescano rallentamenti nella distribuzione dei soldi, molti mesi di ritardo oppure non arrivano proprio».
E poi nell’ultima manovra ci sono altri 20 milioni per i Comuni a sostegno delle spese all’acquisto di libri come agevolazione per il diritto allo studio. Destinatari: famiglie di studentesse e studenti di scuole superiori di secondo grado con Isee sotto i 30 mila euro. Il decreto attuativo passa dal Viminale, in concerto con i ministeri dell’Economia e delle Finanze e dell’Istruzione e del Merito (Mim). Ma l’elaborazione della bozza è ancora alle prime battute. Ritorna così l’idea di una detrazione fiscale al 19% sui libri: il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara l’aveva studiata e sostenuta. Eppure, non è mai entrata in finanziaria. Dal Mim la speranza è che questo sconto venga riproposto nella prossima legge di Bilancio. Tra le ipotesi c’è una durata fino alla età dell’obbligo. «È fondamentale, parliamo di un costo che varierebbe tra i 50 e i 100 milioni di euro all’anno», rema a favore Riva.