La Stampa, 16 marzo 2026
Intervista a Bruno Bozzetto
«Gli spaghetti western li abbiamo inventati noi, con West and soda». Bruno Bozzetto ci scherza su ma non troppo, perché se è vero che Per un pugno di dollari uscì prima del suo capolavoro a disegni animati, è anche vero che la lavorazione di West and soda era cominciata con due anni d’anticipo rispetto al film di Sergio Leone che rivoluzionò il genere. Milanese, 88 anni, racconta come la sua carriera sia iniziata per caso, realizzando i suoi primi cartoni su un asse da stiro riadattato. Tutto super artigianale, ma a quel ragazzo con la passione per Walt Disney di lì a poco fu chiaro che il suo destino non sarebbe stato legato all’azienda di famiglia. Tanto più che suo padre, un ingegnere che lo aiutava con i ferri del mestiere, lo incoraggiava, anziché insistere perché si desse a un lavoro ordinario.
Da bambino era un lettore di fumetti? A cosa si deve la sua passione?
«Alla fine della guerra di fumetti non ce n’erano molti e quelli che c’erano venivano visti in modo negativo, ricordo l’Uomo mascherato, Cino e Franco, Mandrake. Però mio padre mi ha sempre stimolato verso quelli di Walt Disney: gli albi d’oro Mondadori, che ho ancora, li conosco tutti a memoria, è così che ho cominciato ad apprezzare l’umorismo».
Lei ha studiato al liceo classico e poi Giurisprudenza, come ha capito che i cartoni animati sarebbero diventati la sua vita?
«In realtà all’inizio non pensavo di farlo come professione, anche perché l’animazione all’epoca era sconosciuta, c’era Disney e basta. Mio padre, direttore commerciale nell’azienda di prodotti chimici di famiglia, è stato molto intelligente nel capire la mia passione e mi ha aiutato: ha trasformato l’asse da stiro di mia madre in un piano di lavoro dove fissavo i fogli con i disegni che poi riprendevo con una macchina da presa a scatto uno, da 24 fotografie al secondo. Il mio primo film Tapum! La storia delle armi, l’ho fatto lì».
Nel 1959 lo portò al Festival di Cannes, che ricordo ne ha?
«Era in 16 millimetri, l’avevo fatto e finito sempre con l’aiuto di mio padre: a Cannes lo vide per caso il critico di cinema del Giorno, Pietro Bianchi, che era entrato nella saletta dove lo proiettavano dopo aver visto un film con Sophia Loren che non gli era piaciuto, e il giorno dopo uscì un articolo col mio nome nel titolo che esprimeva questo concetto: Bozzetto meglio della Loren. A quel punto ho capito che non era più un gioco».
La pubblicità ha aiutato?
«Anche lì cominciò per caso: un giorno a Bergamo ho incontrato un mio ex compagno di scuola, mi disse che un dirigente della sua azienda cercava qualcuno per una pubblicità e io proposi una mia idea. Il primo Carosello poi fu per una piccola spider dell’Innocenti, protagonista un gattone che si arrabbiava con due personaggi che dicevano “siamo Innocenti”, al che lui rispondeva “eh no, Innocenti è il modello tal dei tali"…».
Enzo Jannacci ha composto le musiche dei suoi primi cortometraggi e Caroselli, com’era lavorare con lui?
«Abbiamo collaborato ne Il signor Rossi va a sciare, Alfa e Omega, e per qualche Carosello come quello per la Riello. Jannacci mi faceva arrabbiare, veniva con Paolo Tomelleri e mentre gli spiegavo il film, in mezz’ora d’incontro aveva già fatto la musica: capivo che aveva già le note in mente, mentre io mi aspettavo che gli dedicasse più tempo: così mi sembrava troppo facile. Qualcosa del genere mi è successo anche con Oreste Lionello, per il doppiaggio di Vip, mio fratello superuomo: ha fatto subito la stessa voce che usava per Woody Allen, al che gli ho fatto presente che noi ci avevamo lavorato due anni, e lui mi ha detto che se non andava bene potevamo rivolgerci a qualcun altro… Abbiamo accettato e abbiamo fatto benissimo, perché poi Allen ha avuto un grande successo».
West and Soda e Per un pugno di dollari, vecchia diatriba: chi li ha inventati gli spaghetti western?
«Li abbiamo creati noi, perché nel 1963, quando abbiamo iniziato a lavorarci, non c’era ancora niente del genere. Per un pugno di dollari però è uscito prima, nel ’64, e West and soda un anno dopo…».
Ne ha mai parlato con Sergio Leone?
«Sì, ci tenevo a conoscerlo e sono andato a trovarlo a Roma: ci abbiamo scherzato su, ricordo che West and soda lo aveva visto. Durante il nostro incontro, ogni cinque minuti entrava qualcuno a dirgli gli incassi di Per un pugno di dollari in ogni città e lui godeva nel sapere che il film stava andando molto bene».
Sarà una coincidenza, ma la risata di un cattivo del film di Leone è la stessa che riecheggia in West and soda.
«Forse perché un malvagio nevrotico avrebbe comunque una risata un po’ isterica. A volte si arriva alle stesse conclusioni senza saperlo. Io invece mi ero rifatto al Cavaliere della valle solitaria, con Alan Ladd e Jack Palance, che infatti ha la stessa camicia dello smilzo cattivo del mio West and soda».
Ha anche rischiato di lavorare con Fellini.
«Mi chiamò una sera, stava preparando Ginger e Fred e voleva fare i titoli di testa a disegni animati: ci vedemmo con Giulietta Masina in un hotel di Milano e io ero molto preoccupato, per le aspettative e perché ero di fronte a un dio del cinema, che sapeva pure disegnare. Probabilmente avremmo avuto conflitti che io non volevo avere con lui, quindi in un certo senso fu un sollievo quando mi telefonò una settimana dopo per dirmi che il film non si faceva più perché il produttore si era ritirato. Ero sbalordito, ma lui mi disse “Bruno, in Italia è così, fai un film e poi ricominci sempre da zero”. Ginger e Fred poi lo hanno fatto un anno dopo».