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 2026  marzo 16 Lunedì calendario

Unicredit lancia Ops per superare il 30% di Commerzbank.

Andrea Orcel va di nuovo all’attacco in Germania. Dopo aver costruito, nell’ultimo anno e mezzo, una partecipazione pari quasi al 30% in Commerzbank, ora Unicredit ha annunciato il lancio di un’offerta pubblica volontaria di scambio (Ops) sulla banca tedesca. L’obiettivo di Unicredit non è quello “di acquisire il controllo di Commerzbank” ma avviare “un dialogo costruttivo” con l’istituto tedesco “e con tutti gli stakeholder”, ha detto il ceo Andrea Orcel in una conference successiva al lancio dell’offerta. Il titolo Commerzbank, nei primi scambi dopo l’apertura della Borsa, segna un rialzo del 3,5%.
Dunque un’offerta per aprire un dialogo con le controparti tedesche che fin dall’inizio, cioè dal settembre 2024, hanno mostrato completa avversione per le mosse della banca italiana. Anche la politica tedesca ha eretto le barricate contro Orcel, anche se ultimamente l’opposizione è sembrata più tenue. E così Orcel ha preso di nuovo coraggio e ha lanciato un’offerta che ha anche delle motivazioni tecniche. Si prevede infatti che Unicredit possa raggiungere una partecipazione in Commerzbank superiore al 30%, senza tuttavia acquisirne il controllo.
Ma la reazione tedesca non si è fatta attendere. “Una acquisizione ostile non sarebbe accettabile”, ha detto il portavoce del ministero delle Finanze tedesco, a Berlino, rispondendo a una domanda sulla offerta di Unicredit su Commerzbank. “Questo è un annuncio, di cui prendiamo atto, non ancora una proposta”, ha aggiunto, “la nostra posizione su questo non è cambiata in alcun punto. Il corso dell’autonomia di Commerzbank ha successo e il governo continua a sostenerlo”.
E anche dalla banca tedesca la reazione è stata negativa. L’offerta non è concordata e il concambio previsto dal comunicato non offre un premio per i nostri azionisti”, ha detto l’ad di Commerzbank Bettina Orlopp. “La nostra principale priorità è creare valore sostenibile per i nostri azionisti e tutti gli stakeholder – aggiunge -. Siamo convinti della forza e del potenziale della nostra strategia, che si basa sull’indipendenza e su una crescita redditizia. La creazione di valore sarebbe la base necessaria per ogni potenziale discussione”.
Contemporaneamente dalla Ue arriva un sostegno alle fusioni transfrontaliere tra banche. “Per rendere l’Unione del risparmio e degli investimenti un successo abbiamo bisogno di banche forti, perché sono intermediari chiave nei mercati dei capitali”, ha detto un portavoce della Commissione Ue interpellato su Unicredit-Commerzbank. “Nell’Ue abbiamo un settore bancario forte e diversificato, ma le nostre banche non hanno raggiunto una scala sufficiente per essere competitive sul piano internazionale. In generale, il consolidamento nel settore bancario attraverso fusioni domestiche e transfrontaliere contribuirebbe a migliorare l’efficienza e la redditività delle banche”.
In pratica l’operazione, così come è strutturata, consentirebbe a Unicredit di evitare di aggiustare costantemente la propria partecipazione per rimanere al di sotto della soglia del 30% in ragione del programma di acquisto di azioni proprie in corso da parte di Commerzbank, nonché di poter successivamente incrementare liberamente la propria partecipazione sul mercato o con altre modalità. Unicredit detiene attualmente una partecipazione diretta di circa il 26% in Commerzbank e un’ulteriore posizione di circa il 4% tramite total return swap. Il prezzo dell’Ops verrà definito dall’autorità tedesca Bafin nei prossimi giorni e dovrebbe essere di 0,485 azioni Unicredit per ogni azione Commerzbank, che corrisponde ad un prezzo di 30,8 per azione Commerzbank, ovvero un premio del 4% rispetto al prezzo di chiusura del 13 marzo 2026.
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L’operazione di Unicredit su Commerzbank si intreccia con il buyback già annunciato nel 2025 per un importo di 4,75 miliardi che deve essere approvato dall’assemblea del 31 marzo, oltre che dalla Bce. E dunque il buyback sarà avviato successivamente alla chiusura del periodo di adesione all’offerta e dipenderà dal livello finale di adesioni alla stessa. Il management di Unicredit sottolinea inoltre che “non vi è alcun impatto sulla politica dei dividendi di unicredit” e che se, come previsto, Unicredit non acquisirà il controllo di Commerzbank, “l’impatto finanziario sul capitale sarà minimo”. Il cda della banca milanese ritiene quindi che l’offerta “rappresenti una misura ragionevole e pragmatica, priva di svantaggi, tenendo conto che la partecipazione detenuta continua a rappresentare una significativa creazione di valore, indipendentemente dal superamento o meno della soglia del 30% tramite l’offerta”.
Nella sua conference successiva al lancio dell’offerta Orcel ha anche spiegato un altro motivo per cui ha fatto questa mossa. “Quando l’offerta sarà conclusa noi saremo liberi di comprare azioni sul mercato come ogni altro investitore senza limiti e senza la necessità di lanciare un’ulteriore offerta”, sottolineato l’amministratore delegato di Unicredit. ’La nostra aspettativa è di non riuscire ad avere il controllo. Al momento non abbiamo intenzione di lanciare in futuro una nuova offerta”, ha aggiunto.
Ma bisognerà vedere se le controparti tedesche la penseranno allo stesso modo.
Orcel sale tra i Paperoni delle banche
Proprio oggi il Financial Times dà la notizia che Andrea Orcel ha ricevuto lo scorso anno la cifra record di 16,4 milioni di euro, raggiungendo Sergio Ermotti di Ubs come amministratore delegato di banca più pagato dell’Europa continentale.
Secondo quanto emerge dai documenti aziendali, Orcel ha ricevuto un aumento di stipendio del 24% a partire dal 2024, superando per la prima volta Ana Botín di Santander, che lo scorso anno ha guadagnato 14,8 milioni di euro, da quando è entrato a far parte di UniCredit, con sede a Milano, nel 2021.
L’aumento di stipendio del dirigente italiano lo pone quasi allo stesso livello di Ermotti, la cui remunerazione è rimasta invariata lo scorso anno a 14,9 milioni di franchi svizzeri (18,9 milioni di dollari, 16,5 milioni di euro) dopo che le azioni di UBS sono state penalizzate dalle proposte del governo svizzero di aumentare significativamente i requisiti patrimoniali.