la Repubblica, 16 marzo 2026
Francia, balzo lepenista alle comunali
L’estrema destra continua la sua corsa verso il potere e riesce a qualificarsi al secondo turno in alcune grandi città francesi. Il risultato più clamoroso arriva da Marsiglia, dove il sindaco socialista uscente Benoît Payan, in cerca di riconferma, è testa a testa con il candidato del Rassemblement National Franck Allisio. A Nizza il sindaco uscente Christian Estrosi, vicino all’ex premier centrista Édouard Philippe, viene superato nei voti da Éric Ciotti, ex leader dei Républicains ormai alleato della destra radicale. A Tolone la deputata del Rassemblement National, Laure Lavalette, è arrivata in testa al primo turno e punta alla vittoria domenica prossima.
Il partito di Marine Le Pen, che finora governava tra le grandi città soltanto Perpignan, bastione confermato ieri, ha scelto in questa tornata di radicarsi di più sul territorio. Il Rn ha presentato liste in circa 550 comuni sopra i 3.500 abitanti. Nonostante le polemiche su alcuni candidati impresentabili, come già era accaduto nel 2024, l’estrema destra ha concentrato le sue speranze soprattutto in alcune roccaforti del Mediterraneo, da Tolone a Nizza, fino a Mentone, dove Louis Sarkozy, figlio dell’ex presidente della Repubblica, sfida la candidata del Rn.
In vista del secondo turno, il presidente del partito, Jordan Bardella, ha aperto ad alleanze locali con la destra e con chi rifiuta «sia il disordine dell’estrema sinistra sia l’annacquamento del macronismo». Nelle prossime ore potrebbero quindi prendere forma accordi locali tra Rassemblement National e Républicains, considerati come una prova generale di una possibile unione delle destre in vista delle presidenziali del 2027. Finora il partito di Le Pen era sempre rimasto fuori dalla logica delle alleanze, mentre i Républicains erano rimasti legati alla linea del fronte repubblicano pensata per isolare l’estrema destra. Ma è un assetto che sta cambiando rapidamente e le municipali diventano una prima palestra per misurare i punti di contatto tra le varie destre.
L’altro banco di prova è nella gauche. La France Insoumise ha candidati arrivati al secondo posto e spesso in grado di incalzare i socialisti a Lille, Tolosa, Roubaix e Limoges. Il coordinatore del partito di Jean-Luc Mélenchon ha lanciato un appello a unire le liste con le altre forze di sinistra per costituire un «fronte antifascista» laddove destra ed estrema destra siano in posizione di forza. Poco dopo, però, i socialisti hanno escluso «qualsiasi accordo nazionale» con La France Insoumise. Anche Raphaël Glucksmann spinge per accelerare il divorzio da Mélenchon. «Non possiamo andare alla presidenziale con questa palla al piede», sostiene il leader di Place Publique, che potrebbe diventare il candidato all’Eliseo della sinistra riformista.
Nella capitale il socialista Emmanuel Grégoire, arrivato in testa e con buone possibilità di succedere ad Anne Hidalgo, segue questa linea e ieri, durante il suo discorso, non ha neppure citato la candidata della France Insoumise, Sophia Chikirou, qualificata per il secondo turno. Rebus delle alleanze anche per la candidata della destra Rachida Dati, arrivata oltre 12 punti sotto Grégoire, che deve fare i conti con la crescita di Sarah Knafo. Figura emergente dell’estrema destra, compagna di Eric Zemmour, Knafo ha sfiorato il 10 per cento sottraendo a Dati voti potenzialmente decisivi.
In vista della presidenziale tira invece un sospiro di sollievo l’ex premier Philippe, che punta a un terzo mandato da sindaco a Le Havre ed è arrivato nettamente in testa. Un risultato deludente avrebbe indebolito la sua corsa verso l’Eliseo. A Lione, infine, il sindaco ecologista uscente Grégory Doucet affronta una sfida serrata con il candidato della destra, in un clima reso ancora più teso dalle conseguenze politiche della morte di Quentin Deranque. Fuori dai giochi invece Emmanuel Macron, rimasto tatticamente ai margini di questo test elettorale. Il suo partito Renaissance ha scelto una strategia di basso profilo, presentando poche liste autonome e preferendo spesso accordi con candidati già radicati sul territorio.